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giugno 22, 2009

Porno e web, Italia quarta nel mondo

È la democrazia del porno. Il web 2.0 con lo user generated content, il filmino prodotto dallo stesso utente, applicato alla pornografia e diffuso dalle piattaforme di free videosharing sta mettendo in ginocchio l’intera industria del mercato del porno a pagamento, ma non certo il porno stesso.

Anzi: i dati aggiornati fino a maggio 2009 parlano chiaro: la categoria adult sul web è ormai al 30% con il segno più davanti ai siti che danno accesso gratuito ai video amatoriali continuamente aggiornati. Video X Rated e foto sexy: da tempo il porno è il re del web: i dati Nielsen Online assegnano all’Italia un quarto posto sul consumo del porno su internet in una ipotetica classifica sporcacciona dopo Spagna al top, Francia e Germania a pari merito, poi ancora Gran Bretagna, Svizzera e Stati Uniti.

«It’s killing the marketplace», tuonava il ceo di GoGoBill.com Harvey Kaplan in una intervista al NYTimes e si riferiva al free. Siti come YouPorn (versione sex di YouTube), numero uno in Italia con una quota di mercato del 10% e una crescita di 3 punti percentuali rispetto ad un anno fa, hanno 2 milioni e passa di utenti e un consumo medio per persona di circa 45 minuti al mese.

Il top americano è AdultFriendFinder, un sito di social networking che fa incontrare persone, pubblica blog e video.

Molti altri i siti free pornografici che vanno per la maggiore, come Red Tube, PornHub, Tube8 o il recente italiano Pornari.com., il social network erotico Playfulbent o WikiAfterDark, versioni hard di Wikipedia.

In Italia, secondo i dati Nielsen Online gli utenti sono 6 milioni 250 mila con un’ora e 27 di visione. 71% maschi, 29% donne: l’età più interessata è tra i 35-49 anni (rappresentano il 35,5%) ma anche dai 25 ai 34 anni. Utenti decisamente (il 78%) acculturati (il 50% ha almeno il diploma di scuola superiore) e in maggioranza studenti e impiegati.

Perché pagare per vedere un porno che puoi avere gratis su internet? Questa semplice considerazione è alla base della crisi del settore. L’impero di Playboy è in caduta libera, i cinema non esistono praticamente più, le riviste sono ridotte al lumicino e anche i dvd hanno arrestato il trend di crescita, vittime dell’esplosione del freeporn.

Dove è il guadagno? I siti che raccolgono materiale porno e lo propongono gratis guadagnano anche e soprattutto attraverso i propri inserzionisti, con la pubblicità. Un banner su un sito porno conosciuto a livello mondiale può costare fino a centinaia di migliaia di euro al mese.

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Per questo l’industria, specie quella americana che è trainante dell’intero settore, si sta muovendo: Vivid Entertainment, uno dei colossi dell’hard, venderà dvd completi attraverso la piattaforma CinemaNow, dvd che saranno masterizzabili e compatibili con qualsiasi lettore perché gli utenti di film vogliono essere liberi di visionare le pellicole acquistate su qualsiasi dispositivo in loro possesso, e vogliono poter trasportare i film da un dispositivo all’altro.

Si tratta, secondo gli esperti, di una piccola ma significativa rivoluzione nel mondo del commercio cinematografico. Del resto, anche il leggendario Larry Flynt sosteneva che la pornografia è un motore per l’innovazione.

Il Secolo XIX, 22/06/2009

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