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maggio 25, 2010

Nell'anno della biodiversità una triste classifica: 10 specie animali nel mondo a rischio di estinzione.

Nell'anno della biodiversità, prendendo anche spunto dal rapporto della Wildlife Conservation Society, che punta i riflettori su mammiferi, anfibi, rettili e uccelli considerati “a rischio critico” dalla IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, abbiamo voluto stilare una triste classifica delle specie animali nel mondo che rischiano l'estinzione in pochi anni per via della deforestazione e la conseguente perdita degli habitat unitamente all’inquinamento, sia industriale che agricolo.

Il fenomeno naturale dell'estinzione di una specie è un fenomeno biologico molto lento in un ecosistema equilibrato viene compensato dalla comparsa di specie nuove; si tratta quindi di un fenomeno che non impoverisce la varietà degli organismi viventi.

Diversa, e per molti versi allarmante, è invece la situazione creatasi negli ultimi 150 anni, a partire dalla Rivoluzione industriale: molte specie sono scomparse e altre rischiano l'estinzione non in seguito a fattori naturali ma per effetto della pressione dell'uomo sull'ecosistema. Il numero di specie che si sono estinte in questi anni non ha precedenti nella storia biologica. Se la frequenza delle estinzioni dovesse procedere con l'attuale velocità (circa 30.000 specie per anno secondo alcune stime), o se addirittura, come sembra stia avvenendo, dovesse accelerare, il numero delle specie estinte nella prossima decade potrebbe eguagliare e superare quello osservato in occasione delle grandi estinzioni di massa, l'ultima delle quali, risalente a 65 milioni di anni fa, provocò la scomparsa dei Dinosauri.

Si teme in sostanza che sia in corso la sesta estinzione di massa nella storia del pianeta. Gli scienziati ritengono inoltre che tutti gli stessi fattori che estinguono gli animali estingueranno lo stesso genere umano. C'è uno spiraglio però: abbiamo il tempo ma, soprattutto, i fondi e la tecnologia per fermare l'estinzione. Ma manca una cosa: la volontà di farlo.

Secondo i dati della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) [senza fonte], un quarto delle specie di mammiferi e un ottavo di quelle di uccelli sono oggi a rischio di estinzione, così come il 25% dei rettili, il 20% degli anfibi e il 30% dei pesci. Tra i paesi in cui vi sono più uccelli e mammiferi minacciati figurano la Cina, il Brasile, l'India e il Perù. La percentuale di specie minacciate è minore negli artropodi, nei molluschi e negli altri gruppi di invertebrati. Gli anfibi soffrono molto i danni all'ambiente e per questo il loro declino è una delle dimostrazioni dell'incapacità del pianeta di mantenere gli attuali livelli di biodiversità.


In tutto il mondo sono in atto numerosi tentativi per cercare di evitare l'estinzione dei nostri parenti più prossimi, le scimmie antropomorfe: secondo le Nazioni Unite, infatti, a Gorilla, Oranghi, Scimpanzé e Bonobo resterebbero pochi decenni prima dell'estinzione, in natura o totale.

1) Testuggine Angonoka (Astrochelys yniphora)

Testuggine_Angonoka

La testuggine Angonoka è endemica del Madagascar ed è considerata la tartaruga più rara del mondo. Dalle più recenti valutazioni della IUCN si stima che sopravviva una popolazione di circa 400 individui confinata su un territorio di 60 km2 a Baly Bay nel Madagascar nordoccidentale. Tra le principali cause di questa complessa situazione c’è sicuramente la scomparsa dell’habitat di questa specie per mano dell’uomo. La foresta è data alle fiamme per lasciare posto a nuove aree destinate all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Inoltre oggi è una delle prede più ambite dai trafficanti di specie esotiche. Potrebbe estinguersi nei prossimi 30 anni.

2) Coccodrillo di Cuba (Crocodylus rhombifer)

Coccodrillo_Cuba

La popolazione di questo rettile è ridotta a poco più di 4.000 esemplari distribuiti in due piccole aree dell’isola. Gli studiosi ritengono che buona parte di questi animali sia però composta di ibridi: incroci con il più comune coccodrillo americano (Crocodylus acutus). Il coccodrillo di cuba viene fortemente cacciato per le sue carni.

3) Rana occhi verdi (Lithobates vibicarius)

animali_in_via_d_estinzione


Anche questa piccola rana, lunga circa 6 cm, rischia l’estinzione. Ne restano alcune centinaia distribuite tra Panama e la Costa Rica. Oltre alla scomparsa del suo habitat, dovuto alla deforestazione e all’inquinamento, a minacciare il malcapitato anfibio si è aggiunto il chitridio (Batrachochytrium dendrobatidis), un fungo che sta uccidendo diversi anfibi nel mondo.

4) Orango di Sumatra (Pongo abelii)

Rappresenta un po' il simbolo della campagna di deforestazione di Greenpeace. L’orango di Sumatra rischia di estinguersi prima ancora che gli scienziati abbiano il tempo di studiarlo approfonditamente. E’ presente esclusivamente nella provincia di Aceh, nel sud dell’isola di Sumatra. La popolazione è ridotta a circa 6.000 individui. Il loro habitat è stato soppiantato dalle coltivazioni di palme da olio e spesso gli esemplari più giovani cadono nelle mani dei trafficanti di specie esotiche.

5) Presbite dalla testa bianca (Trachypithecus poliocephalus)

Il presbite dalla testa bianca è una scimmia originaria dell’isola di Cat Ba, nella Baia di Ha Long, in Vietnam. E’ di colore completamente nero, ma la sommità del capo, le guance e il collo sono di colore bianco. Hanno abitudini diurne e sono molto socievoli. Purtroppo ne restano solo 60 esemplari. Oltre alla perdita dell’habitat la popolazione è decimata dai cacciatori: dal corpo delle scimmie vengono estratte diverse sostanze utilizzate nella medicina tradizionale cinese.

6) Il pipistrello della Florida (Eumops floridanus)

Questo pipistrello è il più grande presente in Florida, e fino al 2002 era considerato estinto. Gli scienziati ne scoprirono una piccolissima colonia a Fort Myers e oggi la sua popolazione è composta di cento esemplari. Risente dell’inquinamento e del degrado dei luoghi dove vive e si riproduce.

7) Vaquita (Phocoena sinus)

vaquita

La focena del Golfo della California, o vaquita (“piccola vacca” in spagnolo) è il cetaceo più minacciato al mondo. E’ presente esclusivamente nel Messico settentrionale dove è minacciata dalle reti dei pescatori, alle quali resta spesso impigliata. Oggi ne restano in natura solo 150 individui. Per salvarli il governo messicano ha vietato l’uso di alcuni tipi di rete da pesca, considerati estremamente pericolosi per i cetacei.

8) Urocione delle Channel Islands (Urocyon littoralis)

L'urocione è una piccola volpe nativa di 6 delle 8 isole dell’arcipelago delle Channel Islands in California. E’ una delle specie più minacciate al mondo con una popolazione di soli mille esemplari. Tra le ragioni di tale declino ci sono le malattie portate dai cani domestici e la predazione da parte dell’aquila reale.

9) Damalisco di Hunter (Beatragus hunteri)

Damalisco_Hunter

Il damalisco di Hunter è un'antilope africana, presente in una regione ristretta fra il fiume Tana (Kenya) e il fiume Juba in Somalia, e nel Parco di Tsavo Est (Kenya).

Ne restano solo 600 individui minacciati dalla perdita dell’habitat. La popolazione di damalischi negli anni ha subito due periodi di contrazione. Nel periodo 1976-1978, la popolazione è scesa da 14.000 a 2.000 individui e nel 1995, probabilmente a causa di un incremento del bracconaggio, la popolazione è crollata fino a 600 individui. Il Kenya sta portando avanti alcuni progetti di conservazione, difendendo una piccola popolazione di un centinaio di capi, nel parco di Tsavo Est.

10) Tortora di Grenada (Leptotila wellsi)

Questo uccello dal petto rosa è uno degli animali più rappresentativi dell’isola caraibica di Grenada. La sua popolazione conta oggi poco più di 150 individui che vedono ridursi sempre più il loro habitat e aumentare il numero di predatori come manguste gatti e ratti. Per proteggere la piccola colonia di tortore il governo ha varato un piano decennale.
La Repubblica, 07/07/2010
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maggio 08, 2010

Il CERN  è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle.
L'Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (in inglese European Organization for Nuclear Research, in francese Organisation Européenne pour la Recherche Nucléaire), comunemente conosciuta con l'acronimo CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Si trova al confine tra Svizzera e Francia alla periferia ovest della città di Ginevra. La convenzione che istituiva il CERN fu firmata il 29 settembre 1954 da 12 stati membri. Oggi ne fanno parte 20 stati membri più alcuni osservatori, compresi stati extraeuropei.

Scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Questi sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano nuclei atomici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e i rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle. Ad energie sufficientemente elevate, i prodotti di queste reazioni possono essere radicalmente differenti dai costituenti originali dei fasci, e a più riprese sono state prodotte e scoperte in questa maniera particelle fino a quel momento ignote.

Gran parte del lavoro che viene svolto attualmente al CERN è incentrato sul Large Hadron Collider (Grande collisore di adroni) e agli esperimenti collegati. Il progetto è operativo dal 10 settembre 2008. L'acceleratore è situato all'interno dello stesso tunnel circolare di 27 km di lunghezza in precedenza utilizzato dal LEP (Large Electron Positron collider), che non è più operativo dal novembre 2000. Il complesso di acceleratori PS/SPS viene utilizzato per pre-accelerare i protoni che in seguito vengono immessi nell'LHC. Il tunnel si trova a 100 m di profondità in media, in una regione compresa tra l'aeroporto di Ginevra e i monti Giura. Cinque diversi esperimenti (CMS, ATLAS, ALICE, LHCb e TOTEM) sono in fase di costruzione, ognuno di essi studierà le collisioni tra particelle con metodi diversi e facendo uso di tecnologie differenti.

Al momento della collisione, l'energia raggiunta all'interno dell'LHC sarà di 14 TeV. L'acceleratore necessita di un fortissimo campo magnetico per mantenere il fascio nella traiettoria dei 27 km e a tal fine viene utilizzata la tecnologia dei superconduttori. La progettazione dell'LHC ha richiesto una precisione straordinaria, basti pensare ad esempio che è necessario tenere conto dell'influenza della forza di attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna sulla crosta terrestre e dei disturbi elettrici provocati dal passaggio dei treni in superficie ad un chilometro di distanza.

Dove è nato il Web.


Il World Wide Web è nato al CERN nel 1989, da un'idea di Tim Berners-Lee e Robert Cailliau. Nacque come progetto marginale nel 1980 chiamato ENQUIRE basato sul concetto dell'ipertesto (anche se Berners-Lee ignorava ancora la parola ipertesto). Con lo scopo di scambiare efficientemente dati tra chi lavorava a diversi esperimenti è stato introdotto al CERN nel 1989 con il progetto WorldWideWeb, il primo browser sviluppato sempre da Berners-Lee. Inoltre Tim Berners-Lee sviluppò le infrastrutture che servono il Web e cioè il primo web server.

Il 30 aprile 1993 il CERN annunciò che il World Wide Web sarebbe stato libero per tutti. Una copia della prima pagina web, creata da Berners-Lee, è disponibile qui.

Nel 1993 la NCSA rilasciò il primo browser grafico, Mosaic. Da quel momento lo sviluppo del www fu inarrestabile.

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Stati membri.



Attualmente fanno parte del CERN venti stati membri.

I paesi fondatori del CERN sono:

* Belgio
* Danimarca
* Francia
* Germania
* Grecia
* Italia
* Jugoslavia, che esce dal CERN nel 1961
* Norvegia
* Paesi Bassi
* Regno Unito
* Svezia
* Svizzera

A questi si sono aggiunti:

* Austria nel 1959,
* Spagna nel 1961, esce dal CERN nel 1969 e rientra nel 1983
* Portogallo nel 1985,
* Finlandia nel 1991,
* Polonia nel 1991,
* Ungheria nel 1992,
* Repubblica Ceca nel 1993,
* Slovacchia nel 1993,
* Bulgaria nel 1999,
* Romania nel 2010.
fonte: Wikipedia & Cern
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L'Unione Europea vara le misure per salvare l'euro nel momento più difficile della sua moneta.
L'Ue decide nel momento più difficile della sua moneta. I 16 leader dell'Eurozona - riuniti in un vertice straordinario a Bruxelles per far fronte alla crisi che ha colpito la Grecia e sta mettendo a rischio l'euro - hanno approvato gli aiuti a favore del governo di Atene, cioè 110 miliardi di euro in tre anni, di cui 80 a carico dei paesi dell'Eurozona e 30 a carico del Fmi.

Si sono poi detti d'accordo sul rafforzamento delle regole di governo dei bilanci pubblici e, nel corso della riunione (terminata in nottata) hanno raggiunto un'intesa sulla definizione di un piano per il salvataggio di altri Paesi che, dopo la Grecia, si trovassero nella necessità di ricevere un sostegno finanziario d'emergenza.

La Ue - è questo il senso del vertice - è pronta a utilizzare tutta la gamma di mezzi disponibili per garantire la stabilita' dell'euro; la priorità è il consolidamento delle finanze pubbliche e, a questo scopo, ciascuno Stato è pronto ad adottare le misure necessarie per velocizzare il consolidamento e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. Così l'Europa ha di fatto raccolto l'appello formulato dal presidente Barack Obama e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo i quali serve una "forte" risposta politica e finanziaria.

Il monito di Trichet. Al vertice il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, aveva subito messo in guardia i leader: "Attenzione, siamo di fronte ad una crisi sistemica". Trichet era intervenuto dopo il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso e il presidente francese Nicolas Sarkozy, entrambi espresso insoddisfazione per il testo di dichiarazione in discussione al Vertice. Secondo Barroso e Sarkozy, si era dinanzi a un messaggio "troppo debole" privo di "segnali abbastanza forti per un'azione rapida, così come richiesto dalla situazione". Barroso e Sarkozy avevano chiesto ai partner "un linguaggio più forte" e "impegni più fermi". Lo stesso presidente francese ha sottolineato, a lavori conclusi, che ''la zona euro attraversa oggi senza dubbio la crisi più grave dalla sua creazione. Il nostro dovere è fare di tutto per mettere in campo misure forti capaci di affrontare questa situazione eccezionale''. Poco più tardi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha sottolineato che ci si trova davanti a una "emergenza" di fronte alla quale occorre "prendere decisioni".

Le decisioni. Un meccanismo europeo di ''pronto intervento'' per preservare la stabilità finanziaria della zona euro è stato deciso dai sedici leader dell'Eurozona, come ha annunciato il presidente francese Sarkozy, che ha quindi indicato le altre due ''decisioni immediate'' prese nel corso del vertice: ''La conferma del sostegno al governo greco, che ha deciso di agire con coraggio, con i primi versamenti degli aiuti nei prossimi giorni''. Terza decisione - ha spiegato il presidente - è quella di ''dotare la zona euro di un vero governo economico.

Siamo d'accordo sul rafforzamento della sorveglianze delle politiche economiche e di bilancio, sulla revisione del Patto europeo di stabilità e di crescita rafforzando il sistema delle sanzioni, e sulla messa in campo di un meccanismo di gestione delle crisi rafforzando il ruolo dell'Eurogruppo''.

Il presidente francese ha infine sottolineato come i leader dell'Eurozona siano ''assolutamente determinati a lottare contro la speculazione e ad andare avanti con un rafforzamento della regolamentazione dei mercati''. Il meccanismo di prevenzione verrà messo a punto nei dettagli domenica, sempre a Bruxelles, in una riunione convocata tra i ministri delle Finanze dei 27.
L'Ue, misure per salvare l'euro Trichet: "È una crisi sistemica"


Tutti gli sforzi per preservare la moneta unica. L'Ue - detto il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy - utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per assicurare la stabilita' dell'eurozona e darà pieno sostegno alla Bce per condurre tutte le possibili azione per garantire il raggiungimento dello stesso obiettivo. La situazione attuale è ''grave e richiede solidarietà e responsabilita''', ha aggiunto Van Rompuy. ''Ci troviamo in circostanze finanziarie eccezionali - ha detto il presidente - per questo proporremo un meccanismo di stabilizzazione dell'euro che sarà presentato nella riunione straordinaria dell'Ecofin domenica''. Il presidente ha spiegato che la Ue andrà verso il potenziamento della governance economica, allargherà la vigilanza nell'area euro, con ''particolare attenzione ai livelli di indebitamento'', e rafforzerà il patto di stabilita'.

Berlusconi soddisfatto. Il vertice di Bruxelles ha raggiunto un risultato positivo anche grazie al ''supporto dato dalla Bce, per quello che la banca centrale può fare a sostegno dei titoli di Stato che verranno emessi'', anche acquistandoli, ha detto Berlusconi lasciando il summit di Bruxelles. ' 'Siamo soddisfatti - ha aggiunto il presidente del consiglio italiano - abbiamo portato avanti una tesi assieme al presidente Sarkozy, e la tesi dell'Italia e della Francia è passata''. ''E' andata molto bene - ha ripetuto - la nostra linea è passata''.


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