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aprile 30, 2011

Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo
Al top per efficienza gli Istituti di Fisica nucleare e di Astrofisica. Il nostro Paese si difende: è al sesto posto nel mondo per numero di pubblicazioni. Non decolla il promettente Iit

Eppur ci siamo. Nonostante uno dei finanziamenti per la ricerca più bassi al mondo (1,14% del Pil), l'Italia è al sesto posto per produzione scientifica. L'ultima classifica della Royal Society britannica ci attribuisce il 3,7% delle pubblicazioni che vengono citate in altri studi al mondo (uno degli indici usati per misurare la qualità della scienza), con gli Usa in testa al 30%.

Ma il panorama del paese è tutt'altro che omogeneo, e a scavare tra eccellenze e inefficienze sono andati Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi e del Cnr e Angelo Leopardi, docente di idraulica all'università di Cassino. Il loro articolo "Enti di ricerca e Iit: dov'è l'eccellenza" è stato pubblicato da "Scienza in rete" la rivista online del "Gruppo 2003 per la ricerca scientifica" che comprende alcuni fra gli studiosi italiani col maggior numero di citazioni. Incrociando i dati fra personale, finanziamenti e pubblicazioni sulle riviste scientifiche, la loro analisi offre un quadro ragionato di quali sono gli enti che muovono la ricerca scientifica in Italia.

Il gigante Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) ha 6.600 dipendenti e ottiene dallo Stato 566 milioni di euro all'anno per 6.300 pubblicazioni. Ogni studio in media costa dunque 89 mila euro e il rapporto fra scienziati e articoli è praticamente pari a uno (0,96). Il rapporto Scimago - un database internazionale che misura le performance dei vari istituti di ricerca - piazza il Cnr al primo posto in Italia e al 23esimo al mondo su un totale di quasi 2.900 enti di ricerca, ma tiene conto solo del numero delle pubblicazioni e non dei costi sostenuti.


Più efficienti del Cnr - secondo l'analisi di Sylos Labini e Leopardi - sono Infn e Inaf. L'Istituto nazionale di fisica nucleare ha 1.900 dipendenti e gli alti investimenti che i suoi esperimenti richiedono sono finanziati ogni anno dallo Stato con 270 milioni. La produzione scientifica è molto alta: 2.423 pubblicazioni all'anno. Ogni studio costa in media 111mila euro e ciascun ricercatore è autore di 1,27 articoli. Nel rapporto Scimago 2010, l'Infn si è piazzato al 181esimo posto.

I più parsimoniosi in assoluto fra gli scienziati italiani lavorano all'Inaf, Istituto nazionale di astrofisica, posizione 397 nella classifica Scimago. In 1.130 ogni anno producono 1.356 articoli (1,2 a scienziato) con un finanziamento di 91 milioni di euro. Ogni loro pubblicazione costa al paese in media 67 mila euro. Un'inezia rispetto all'ultimo ente della classifica, quell'Istituto italiano di tecnologia che venne fondato nel 2003 per ricoprire il ruolo di "Mit italiano", ma che ancora non riesce a decollare.

Con 100 milioni all'anno di finanziamenti fissati dalla legge 363/2003 fino al 2014, l'Iit fa lavorare 811 scienziati, che nel 2009 (anno a cui si riferiscono i dati) hanno pubblicato 274 ricerche. La produttività di ogni ricercatore è di appena 0,34 articoli, ognuno dei quali costa ai contribuenti 363 mila euro, oltre il quintuplo rispetto all'Inaf. Nella classifica Scimago, il "Mit italiano" che ha sede a Genova, un'età media dei ricercatori di 34 anni e solo 2 dei 374 scienziati con un contratto a tempo indeterminato secondo il principio della competitività anglosassone, si piazza nella casella 2.823 su un totale di 2.833. Il direttore scientifico Roberto Cingolani, un fisico esperto di nanotecnologie, spiega che "l'Istituto italiano di tecnologia è nato di recente e ha bisogno di tempo per raggiungere criteri sufficienti per la valutazione".

Ma di certo all'Iit - a differenza degli altri enti di ricerca che nuotano nelle ristrettezze - non sono mai mancati i mezzi, inclusi 128 milioni di euro provenienti dalla liquidazione dell'Iri nel 2008 e il lampante conflitto di interessi di un Vittorio Grilli che è allo stesso tempo direttore generale del ministero del Tesoro e presidente dell'Iit. Non stupisce con queste premesse che il 15 marzo la Corte dei Conti abbia lodato l'Istituto per il suo avanzo di bilancio di 60 milioni di euro. Si attende ora che questi soldi siano usati per migliorare ancora la posizione dell'Italia nella ricerca del mondo.


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Gheddafi minaccia: porteremo la guerra in Italia: “Il mio amico Berlusconi ha commesso un crimine”.
Il Raìs: “Il mio amico Berlusconi ha commesso un crimine”. Offerta di pace alla Nato: “Trattiamo sul cessate il fuoco”. L’Alleanza: “Fatti e non parole”

Gheddafi è pronto ad attaccare l’Italia. C’è infatti anche un duro riferimento al nostro Paese nel discorso pronunciato dal leader libico in tv. “Tra noi e l’Italia è guerra aperta”, ha detto il colonnello nel discorso trasmesso dalla tv di stato.

 ”Mi sono rattristato quando ho sentito oggi i figli del popolo libico nei loro discorsi minacciare di trasferire la guerra in Italia. Hanno detto che oramai è una guerra tra noi e l’Italia perché l’Italia ammazza i nostri figli adesso nel 2011 come ha fatto nel 1911. Quindi i libici hanno ragione in quel che dicono e io non posso porre un veto sulle decisione dei libici che vogliono difendere la loro vita e la loro terra e trasferire la battaglia nei territori nemici”.

E’ la minaccia di Muammar Gheddafi nel suo discorso di questa mattina alla tv di Stato libica che ha riportato le parole del colonnello anche sul suo sito web.

“Il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine” autorizzando i bombardamenti italiani sulla Libia. E’ l’accusa lanciata da Muammar Gheddafi nel suo discorso di stamani. “Avete commesso un crimine – dice il rais rivolgendosi all’Italia celebrando il 96/o anniversario della battaglia di Gardabiya contro gli italiani -, l’ha commesso il mio amico Berlusconi, l’ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l’amico popolo italiano vuole la pace”.

Il leader libico Muammar Gheddafi afferma di essere pronto ad un cessate il fuoco, che però coinvolga ogni fronte e non solo le forze libiche impegnate contro i ribelli e ha lanciato stamani un appello alle forze Nato per avviare negoziati che mettano fine i raid aerei sulla Libia. “Noi non li abbiamo attaccati, né abbiamo oltrepassato i loro confini: perché allora ci stanno attaccando?” ha detto il Colonnello in un’apparizione in diretta tv. “Paesi che ci attaccate, fateci negoziare con voi”, ha chiesto Gheddafi. “La Libia è pronta già da ora ad un cessate il fuoco, ma che non sia unilaterale. Siamo stati i primi ad accogliere un cessate il fuoco, ma l’attacco dei crociati Nato non si è fermato” ha aggiunto il Colonnello.
“Servono fatti, non parole”: così la Nato risponde alla richiesta di Muammar Gheddafi di avviare negoziati per porre fine ai raid aerei dell’Alleanza.

Le operazioni della Nato “proseguiranno – ha dichiarato un alto funzionario dell’Alleanza – fino a quando gli attacchi e le minacce contro i civili non finiranno”. Bombe della Nato sono cadute su Tripoli nei pressi degli studi della tv dove stamattina il leader libico Muammar Gheddafi stava rilasciando una dichiarazione. Lo rendo noto la tv di Stato, parlando di un tentativo da parte della coalizione di attentare alla vita del Colonnello.

“Un edificio adiacente alla sede di al-Jamahiriya è stato bombardato mentre Muammar Gheddafi stava tenendo il suo discorso: questo significa che l’obiettivo era lo stesso leader della rivoluzione”, ha affermato l’emittente dopo le dichiarazioni del Colonnello. La ricezione del segnale da al-Jamahiriya è stata più volte disturbata durante il discorso di Gheddafi.

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Si alza il sipario sull'Unità di Italia e il Concertone del Primo Maggio si veste per l'occasione.

Sarà la festa dei lavoratori come sempre. Ma anche una giornata per celebrare l'Unità d'Italia a partire dall'unione dei suoni che questo Paese l'hanno disegnato e continuano a segnarlo. Il Concertone si veste per l'occasione.

Ci sarà perfino un sipario. E la pedana rotante del più grande palco italiano quest'anno scorrerà. Una specie di enorme tapis roulant sopra cui gli artisti si daranno il cambio, sullo sfondo dei 72 elementi e 60 coristi dell'Orchestra Roma Sinfonietta diretta dal Maestro Morricone. Il palco davanti alla piazza vuota, al prato davanti alla Basilica di San Giovanni che domenica non sarà più visibile. Calpestato dalle migliaia di persone che arriveranno da tutta Italia per assistere al concerto dedicato a "la patria, la storia, il lavoro".

Un'edizione coraggiosa, la definiscono tutti, a partire dall'organizzatore Marco Godano. Perché la piazza di San Giovanni quest'anno assisterà a 14 minuti di sinfonia creata apposta dal Maestro Morricone, forse anche di più. E ascolteranno canzoni antiche, la storia, l'arte, non solo rock. Così tra i brani in scaletta ci saranno Bella ciao, Va pensiero, Te voglio bene assaje, Volare e l'Inno di Mameli e saranno celebrati Dante e Toscanini, Totò e Pasolini, Anna Magnani, Gigi Riva, don Pino Puglisi fino a Rita Levi Montalcini.

Non solo set personali degli artisti invitati. Non solo presente. Ma un'onda continua di suoni e atmosfere. Nessun artista straniero, nessuna nota pagata cara e ospitata sul palco che, quest'anno più che mai, rappresenta il nostro Paese e la nostra musica.

Alle prove, davanti alla piazza di San Giovanni ancora vuota, Morricone è arrivato nel pomeriggio. Ha parcheggiato la sua macchina fuori dall'entrata verso il palco. Un addetto al servizio d'ordine si è avvicinato pensando fosse qualcuno che aveva parcheggiato nel posto meno adatto.

Poi ha visto Morricone uscire con la sua valigetta, e chiudere l'auto. "Maestro.. Ma lei può entrare dentro..". "No, no, va bene qui grazie molte. Mi può indicare dov'è il mixer?", ha risposto il più grande compositore italiano, 83 anni, cerimoniere d'eccezione davanti una piazza più abituata al rock. E che un atteggiamento così rock l'avrebbe molto apprezzato.

Morricone dal mixer alla fine del prato, ha guardato l'Orchestra da lontano. Ne ha tastato il suono, ha capito. Sapendo perfettamente che parteciperà a una festa. "Perché se penso al futuro" aveva detto in un'intervista a Repubblica 3"io mi aspetto un'Italia migliore". "Ho pensato di mettere insieme nella prima parte della mia 'Elegia' il Va pensiero di Verdi e i Fratelli d'Italia e i due brani saranno contemporaneamente ascoltabili dal pubblico", ha spiegato. "Con qualche compromesso nell'armonizzazione - ha detto - e alcune licenze musicali. Che però non si sentono, anzi i brani restano del tutto riconoscibili.

Quando l'orchestra suonerà Fratelli d'Italia, che nella mia versione rinuncia al tempo di marcetta per diventare più pensoso e riflessivo, il coro canterà 'a pensiero; viceversa, quando l'orchestra suonerà Verdi allora il coro intonerà Mameli". Un'avventura. E una scelta, spiega Morricone, ricca di significati morali, "contro l'appropriazione indebita che la Lega ha tentato negli ultimi anni". "Il canto di Verdi è un canto del Risorgimento italiano e dell'Unità d'Italia".


Mentre Roma apre le porte ai fedeli di tutto il mondo che arriveranno per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, Neri Marcorè - che nel 2006 proprio il pontefice aveva interpretato nel film "Papa Luciani. Il sorriso di Dio" di Giorgio Capitani -, dovrà domare e gestire il Concertone. "E' una cosa importante, è una piazza enorme. Me l'hanno raccontata quelli che l'hanno fatto prima di me. Sono emozionato, anzi, ancora no, ancora non mi rendo conto. Magari domani, magari domenica", ha detto incastrato tra una roulotte-camerino-ufficio di produzione. "Di presentarlo me l'avevano già chiesto ma non mi sentivo pronto, non so perché quest'anno ho avuto questa folgorazione per cui ho visto una grande luce che mi ha detto va...". Seriamente, per Marcorè: "La storia in questi giorni ci sta dando parecchi spunti di riflessione e quindi questo concerto può essere un ulteriore momento di riflessione collettiva e di appartenenza, un termine che si sta perdendo e allora ben vengano questi 150 anni di Unità".

Emozione o meno Marcorè avrà a che fare con la par condicio ("Non nomineremo nessuno degli ultimi 15 anni, solo personaggi storici. Così evitiamo problemi"), e canterà qualche brano, perché cantare è "una passione", forse con De Angelis in Nostra signora del golpe. "Intanto per ora sono al sicuro", ha detto alla fine guardandosi intorno. E intorno c'era solo via vai di pezzi di palco. Casse, orchestrali in cerca di sedie, panini, fili da collegare, telecamere pronte a muoversi dall'alto. Chitarre elettriche e clavicembali, violini e bassi, batterie e tromboni. In giro, in movimento in una giostra meravigliosa.

Gino Paoli per partecipare ha rinunciato ad altri impegni. Non aveva previsto che sarebbe arrivato a Roma per cantare Va pensiero, l'aria corale del Nabucco di Verdi alla Festa dei lavoratori insieme all'orchestra Roma Sinfonietta diretta dal Premio Oscar Morricone. E ci saranno Lucio Dalla e Francesco De Gregori a coronamento della tournée 'Work in progress' che li ha rivisti in coppia a 25 anni dal tour di 'Banana Republic'. Per Dalla è la prima volta sul palco di San Giovanni nella storia ultraventennale del Concertone.

La scaletta del loro set non è ancora definita. E' il grande segreto. Ma su Viva l'Italia, De Gregori è stato possibilista: "Perché no? In tanti dei miei brani ci sono forti riferimenti al lavoro, quindi non avremo difficoltà", ha assicurato. "Insomma cosa volete che faccia? - aveva già detto De Gregori -. Dovrei fare proclami sul palco? Può essere divertente, ma non l'ho mai fatto e non lo farò questa volta. Siamo artisti consapevoli di quello che succede. Parlano le mie canzoni, e mi pare abbastanza". Per De Gregori: "Una canzone non può far rinascere il senso di appartenenza, mi pare spropositato - ha detto -. La musica è una cosa enorme, ma ha dei confini".

Sarà Eugenio Finardi ad aprire le danze. E gli altri che saliranno sulla pedana mobile saranno i Subsonica, Daniele Silvestri (VIDEO 4), Caparezza, Peppe Servillo e Fausto Mesolella (canteranno con l'orchestra Te voglio bene assaje), e poi i Modena City Ramblers, la Bandabardò, Edoardo Bennato, Lucariello, Paola Turci, Eugenio Finardi, Luca Barbarossa, Eduardo De Angelis, Enzo Avitabile (con Raiz e Cò Sang), Bandervish, Edoardo De Angelis, Chiara Civello, Erica Mou.

I tre Maestri del concerto. L'Orchestra Roma Sinfonietta sarà diretta in momenti diversi da tre grandi direttori: Ennio Morricone che dirigerà la sua Elegia per l'Italia. Al Maestro Francesco Lanzillotta sarà affidata la direzione dei brani dedicati alle celebrazioni dell'Unità d'Italia Bella Ciao, l'Inno di Mameli e Te vojo bene assaje con Peppe Servillo e Fausto Mesolella. Mentre l'incontro tra la musica sinfonica e il rock di alcuni tra gli artisti di questa edizione sarà invece diretto dal Maestro Alessandro Molinari.

Previsioni del tempo. Pioverà. Dicono. Nuvole pesanti sopra San Pietro e sopra San Giovanni. La conferma è arrivata dai meteorologi: "Il Lazio sarà una delle regioni più colpite domenica con rovesci e acquazzoni sparsi, e anche Roma non sarà risparmiata dalla pioggia tra mattino e pomeriggio, con schiarite in serata". Le temperature minime previste per la giornata si attestano intorno ai 12-13 gradi, le massime sui 17-19.

Diretta tv. La trasmissione su Rai3 sarà diretta da Stefano Vicario e prenderà il via alle 15,15 con l'Anteprima del Concerto condotta dal cantautore Enrico Capuano. La diretta proseguirà fino alle 19 per riprendere poi il collegamento con la piazza alle 20 e concludersi alla mezzanotte. E proprio la diretta televisiva imporrà l'attenzione del conduttore e degli artisti al rispetto della par condicio vigente per l'imminente tornata elettorale.

Trasporti. Per consentire lo svolgimento dell'evento sarà chiusa al traffico la zona delimitata da via Carlo Felice, piazza di Porta San Giovanni e via Emanuele Filiberto, mentre sarà consentito transitare sulle direttrici. Ecco il piano Tpl: Il servizio di trasporto pubblico. Le linee 3, 16, 360, 590, 665 saranno in servizio con fasce orarie dalle 8,30 alle 13 e dalle 16,30 alle 21; le linee 81, 85, 87, invece, inserite nel programma di intensificazione per l'evento di beatificazione di giovanni paolo ii, saranno in funzione dalle 5.30 Alle 21.

Come misura di sicurezza, infine, a partire dalle 15 di domenica 1 maggio è prevista la chiusura delle stazioni "San Giovanni" e "Manzoni" della linea a della metropolitana. Le deviazioni e le limitazioni. Dalle 8,30 a fine servizio le linee diurne 3, 16, 81, 85, 87, 360, 590 di atac e la linea 218 di roma tpl dovranno cambiare itinerario, la linea diurna 665 sarà limitata. Inoltre, per consentire la pulizia dell'area di piazza san giovanni, da inizio servizio fino alle 5 di domenica 2 maggio devieranno le notturne n1, n10, n11.
fonte: Repubblica

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aprile 03, 2011

Specie venute da lontano gli alieni che minacciano l'Italia.
Individuato in Sardegna un mitile che promette di soffocare la specie nostrana. Tante le presenze esotiche che minacciano gli ecosistemi e le economia.

Sembra una tartaruga normale, vista da lontano. Solo un po' più grande della media.

Per cambiare idea basta avvicinarsi. Becco a rostro, coda lunga e dentellata e mascelle possenti. La tartaruga azzannatrice (chelydra serpentina), capace con uno scatto di staccare un dito a un adulto e una mano a un bambino, è una specie del Nordamerica che in Italia è proibito tenere e importare.

Ma a quanto pare tra i collezionisti va di moda, dato che spesso se ne trovano esemplari abbandonati nelle campagne.

L'ultimo avvistamento, ai danni di un operaio che stava rifacendo il manto stradale, risale al 16 marzo ad Anguillara, alle porte di Roma. E' il terzo in meno di un anno. Il rettile è solo una delle centinaia di specie "aliene" che minacciano gli ecosistemi italiani e l'incolumità dei cittadini.

A nulla è servita la "lezione zanzara tigre", che negli anni Novanta ha involontariamente espanso il proprio habitat dai Paesi tropicali all'Europa, viaggiando nell'acqua che stagnava nei copertoni stipati sulle navi. Per debellarla i Comuni spendono una fortuna ogni anno, ma finora l'unico strumento di prevenzione sembra essere il mix zampirone-citronella.

L'ultima specie aliena approdata in Italia da Australia e Nuova Zelanda e pronta a indebolire ecosistemi e finanze locali, è l'infestante cozza australiana, avvistata nel golfo di Sardegna, forse trasportata dalle navi da carico, in fase larvale. Capace di modificare l'habitat in cui vive e di attaccarsi a qualunque cosa (anche ai filari delle cozze nostrane, soffocandole), questa gramigna dei mari è quasi impossibile da eliminare.

Il caso più eclatante è quello della nutria (myocastor coypus), il "castorino" sudamericano inserito nell'elenco delle 100 specie più dannose del mondo a causa della sua capacità di distruggere colture e argini di corsi d'acqua. Fino a qualche decina d'anni fa la sua pelliccia andava per la maggiore, poi la moda è cambiata e i roditori sono stati liberati nelle campagne per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse. Già nel 2000 le nutrie in Europa erano 250 milioni.

Nel frattempo, i danni arrecati a sistemi idraulici e coltivazioni sono incalcolabili. Lo scoiattolo grigio nordamericano (sciurus carolinensis), portato in Italia nel 1948 da un diplomatico statunitense, più che all'uomo i problemi li crea ai propri simili, e in particolare al cugino rosso, destinato a soccombere in caso di convivenza forzata.

Gli alieni non finiscono qui. Il punteruolo rosso delle palme (rhynchophorus ferrugineus) è un coleottero parassita originario dell'Asia che negli ultimi anni ha distrutto 13 mila piante in Sicilia, infestato la Liguria e dal 2009 ha cominciato ad accanirsi anche contro le palme dei parchi della capitale. Il tarlo asiatico (anoplophora chinensis malasiaca), che a Chicago ha distrutto 50 mila alberi e in Cina 5 milioni, in Italia è arrivato grazie a un importatore di bonsai. E' particolarmente ghiotto di agrumi, quindi il rischio è che colpisca presto agli aranceti della Sicilia. Il giacinto d'acqua (eichornia crassipes) del Brasile, che in Sardegna ha soffocato fiumi e laghi, e la panace di mantegazzi (heracleum mantegazzianum), una pianta tossica del Caucaso che sta infestando la Valle d'Aosta, completano il quadro delle specie invasive a livello di flora.

"La miglior risposta a questi fenomeni è la prevenzione - spiega Piero Genovesi, biologo dell'Ispra 2, l'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale - controllando il più possibile le fonti di trasporto involontario di specie e bloccando i traffici illegali. Il controllo biologico, basato sull'introduzione negli habitat di nemici naturali, spesso produce effetti contrari, basti pensare ai danni che ha fatto la volpe in Australia, introdotta per decimare i conigli e poi cacciata per aver eliminato 14 specie autoctone".

Altra soluzione, secondo l'esperto, è quella di intervenire tempestivamente appena una specie aliena viene individuata, mettendo in atto lo stesso "early warning system" utilizzato per le catastrofi naturali. L'impatto di 250 milioni di nutrie sul territorio è del resto paragonabile a quello di un terremoto, diluito però nell'arco di 70 anni sul territorio europeo. Il roditore, prima cacciato per la pelliccia e poi per l'iperattività delle mandibole, ha l'unica colpa di essere incappato nell'uomo.




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