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gennaio 30, 2012

Avventuroso ed esotico: il fotografo di viaggio dell'anno è Louis Montrose.
Un delfino curioso immortalato dallo svizzero Franco Banfi, lupi giocosi e scalatori di iceberg sono fra i protagonisti dell'ultima edizione del concorso Travel Photographer of the Year.

Il vincitore assoluto è Louis Montrose.

E’ il professore inglese dell’Università della California Louis Montrose il vincitore del TPOTY 2011, il concorso di cui ci siamo occupati a più riprese e di cui da poco sono stati annunciati i risultati finali. Come documenta la foto-simbolo qui accanto, Montrose si è aggiudicato il riconoscimento grazie al portfolio dedicato alla vita in un variopinto villaggio del Burkina Faso e al reportage su Dia de los muertos, festività di Oaxaca, Messico.

Le immagini, visionabili all’indirizzo http://www.tpoty.com/winners/2011, debutteranno nell’esposizione prevista in concomitanza coi Giochi Olimpici di Londra 2012 dal 21 giugno al 19 agosto. Fra i nomi dei vincitori, anche un italiano: il giovane talento classe 1986 Edgard De Bono, che si è aggiudicato il New Talent Portfolio-Diary of a destination Award per i suoi scatti sul mondo africano.

Altre fotografie del concorso Travel Photographer of the Year:

 Vincitore, "Spirit of Adventure"
Fotografia per gentile concessione Franco Banfi, www.tpoty.com

Un delfino beluga nuota accanto a un sub sotto una distesa di ghiaccio nel Mar Bianco, in Russia, in quest'immagine scattata da Franco Banfi, vincitore della categoria "Spirit of Adventure" dell'edizione 2011 del concorso Travel Photographer of the Year (www.tpoy.com), organizzato da un gruppo di fotografi di viaggio indipendenti del Regno Unito.

 Finalista, "One Shot Wild Moments"
Fotografia per gentile concessione Tomas Katka, www.tpoty.com
Una tenda illuminata dall'alba boreale nella Hudson Bay, in Canada.
Finalista, ''Exotic''
Fotografia per gentile concessione Timothy Allen, www.tpoty.com

Una coppia della Papua Nuova Guinea in un momento di intimità durante un rituale di corteggiamento.

Finalista, "Spirit of Adventure"
Fotografia per gentile concessione Martn Hartley, www.tpoty.com

Uno scienziato scala per ragioni di studio un piccolo iceberg di Cornwallis Island, in Canada.

 Vincitore assoluto
Fotografia per gentile concessione Louis Montrose, www.tpoty.com
Un bambino e un adulto guardano fuori l'ingresso della loro casa di Tiebele, il villaggio dipinto del popolo Gurunsi nel Burkina Faso meridionale. Il fotografo Louis Montrose è il vincitore assoluto grazie a questa immagine e a un'altra scattata a Oaxaca, in Messico.
Finalista, "New Talent"
Fotografia per gentile concessione Jonathan Munshi, www.tpoty.com

Una donna si cala in un pozzo cercando acqua pulita a Dhaka City, in Bangladesh.

Vincitore, "Best Single Image"
Fotografia per gentile concessione Yeow Kang Yeo, www.tpoty.com
Gli abitanti del confine settentrionale di Dhaka, in Bangladesh, si arrampicano su un treno occupando ogni spazio disponibile per partecipare a un raduno di fedeli islamici.
Encomio, "One Shot Wild Moments"
Fotografia per gentile concessione Evan McBride, www.tpoty.com

Due lupi giocano a rincorrersi in Norvegia
Menzione speciale, "Spirit of Adventure"
Fotografia per gentile concessione Johnny Haglund, www.tpoty.com

Alcuni pescatori cercano a fatica di ritirare le loro nasse nella provincia di Tshopo, della Repubblica Democratica del Congo. 
 
Encomio, "Natural Elements"
Fotografia per gentile concessione Philip Lee Harvey, www.tpoty.com

La foschia mattutina oscura le cascate Salto Angel in Venezuela.
Vincitore, "Cultures & Traditions"
Fotografia per gentile concessione Sergey Anisimov, www.tpoty.com

Una famiglia di pastori nomadi di Yamal, in Russia. 
 
Encomio, "Natural Elements"
Fotografia per gentile concessione Johnny Haglund, www.tpoty.com

In Sudan una donna osserva l'avvicinarsi di una tempesta di sabbia. 


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gennaio 24, 2012

Se il restauro tradisce il genio di Leonardo: capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo.
Al Louvre sul caso della Sant'Anna si dimettono per protesta due esperti, ma sugli interventi di recupero impazzano le polemiche: per molti critici la patina del tempo rappresenta un elemento fondamentale dell'opera.

Il solvente del restauro scioglie il sorriso e lo sfumato di Leonardo da Vinci. È l'allarme lanciato da due studiosi francesi per la pulitura della Sant'Anna al Louvre ammirata da Freud. Se il tampone del solvente va troppo a fondo nella pittura, il rischio è che insieme all'acqua sporca venga buttato via anche il bambino.

Il solvente del restauro scioglie il sorriso e lo sfumato di Leonardo da Vinci. È l'allarme lanciato da due studiosi francesi per la pulitura della Sant'Anna al Louvre ammirata da Freud. Se il tampone del solvente va troppo a fondo nella pittura, il rischio è che insieme all'acqua sporca venga buttato via anche il bambino.

Opere e restauri: gli esempi illustri.



È una delle paure sollevate da sempre per gli interventi su tavole, marmi, affreschi: rimuovere le vernici posticce, ingiallite e annerite dal bitume, mette a rischio la "pelle" originaria dell'opera. Che può venire scalfita. O distrutta per sempre. È su questo fronte che si sono combattute le battaglie tra studiosi per il Cenacolo e per la Sistina.


Ora la querelle è arrivata al punto di rottura. Con la scuola francese che punta il dito contro quella anglosassone. Jean-Pierre Cuzin e Ségolèn Bergeon Langle hanno abbandonato la commissione scientifica nominata per il restauro della Sant'Anna, la Vergine e il Bambino di Leonardo al Louvre, il quadro sul quale Freud si lanciò nella sua discutibile interpretazione psicanalitica dell'omosessualità del genio di Vinci: la pulitura rischierebbe di far svanire dal viso della Madre e del Figlio il celebre, irripetibile sfumato leonardesco. E secondo il Guardian, le dimissioni sono state presentate in polemica con altri due esperti del comitato, Larry Keith e Luke Syson.

"Già Cesare Brandi, padre della scuola italiana, criticava negli anni '50 i restauratori inglesi per la radicalità dei loro interventi" racconta Gianluigi Colalucci, che con la sua équipe ha condotto con successo uno dei restauri più complessi e contestati di sempre, la Volta e il Giudizio universale. "Brandi aveva un rispetto maniacale per la patina del tempo - prosegue il maestro -. E noi, suoi allievi dell'Istituto centrale di Roma, negli anni'60 facevamo dei passi in avanti rispetto al suo dogma. Ma da qualche tempo mi accorgo che si è andati troppo avanti su questa strada: adesso le puliture le forzano alla morte".

Colalucci, che di Leonardo ha restaurato il San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana rimuovendo vernici alterate ma senza sollevare polveroni, racconta di "quadri irriconoscibili che ormai saltano agli occhi ogni volta che si va nei musei". È la sindrome della diapositiva. Nel circo delle mostre e dei musei acchiappa visitatori, nessuno vuole più toni smorti. E via con puliture radicali alla ricerca dell'originale "full color". "Il San Sebastiano di Dresda di Antonello da Messina nel 2006 alle Scuderie del Quirinale era un quadro irriconoscibile" denuncia Colalucci. "L'illuminazione non mi permise di capire se era troppo pulito o troppo ritoccato. Ma appariva di una crudezza paurosa".

Gisella Capponi dirige l'Icr da due anni ed è meno preoccupata: "Anche a me i quadri appaiono a volte molto puliti, ma questo è perché gli strumenti sono migliori. Adesso i solventi gel riescono a seguire le irregolarità della superficie e a rendere più omogeneo l'effetto totale. Inoltre, oggi è possibile un controllo preciso su cosa rimuovere e cosa no: l'originale non corre rischi". E ricorda le polemiche sollevate per il restauro della Pala Pesaro di Giovanni Bellini. "Brandi sosteneva che le vernici ambrate erano del maestro veneziano. Poi Michele Cordaro dimostrò che erano state stese anni dopo per ravvivare i toni della tavola dipinta".

La restauratrice Anna Morcone, ora alle prese al San Michele di Roma con il Lazzaro di Caravaggio, cita il caso delle sculture lignee policrome. "Sono oggetti di culto e i committenti non vogliono saperne quando gli riporti alla luce, togliendo strati di ridipinture, i colori e le forme del Duecento". Fedeli e parroci preferiscono quelle bambole rosa e celeste che sono le Madonne dipinte e ridipinte per secoli.

Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo

La "Vergine delle rocce", il dipinto di Leonardo al Louvre che ha fatto scattare l'ultima polemica sui restauri troppo invadenti, qui prima del restauro.
Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo  
Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo  
Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo 
Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo
Un dettaglio della Cappella Sistina dopo il restauro
 
  Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo
  Capolavori restaurati e contestati, dalla "Vergine delle rocce" al Cenacolo 

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gennaio 21, 2012

Sardegna, la strage nascosta: serie impressionante di decessi per leucemie e tumori.
Una serie impressionante di decessi per leucemie e tumori. Ma anche casi di malformazioni e altre malattie. Nel sud est dell'isola, dove nel poligono militare venivano testate armi anche radioattive.

La Procura ha disposto la riesumazione di 18 salme e il sequestro di 160 cartelle cliniche. Sotto accusa tre generali. Ecco le foto dell'area

Una serie impressionante di decessi per leucemie e tumori. Ma anche casi di malformazioni e altre malattie. Nel sud est dell'isola, dove nel poligono militare venivano testate armi anche radioattive. La Procura ha disposto la riesumazione di 18 salme e il sequestro di 160 cartelle cliniche. Sotto accusa tre generali.

Poligono sperimentale. Basta tradurre il concetto per misurare l'assurdità: un territorio dove militari italiani, eserciti stranieri e perfino industrie private hanno potuto per decenni provare armi segrete, esplosivi, missili e ordigni micidiali. Un fronte interno, il teatro di guerra simulata più grande d'Europa, incredibilmente collocato tra spiagge, pascoli e paesi abitati della fascia sud-est della Sardegna.

Qui, nei 130 chilometri quadrati di area off-limits del poligono sperimentale del Salto di Quirra, sono stati testati per cinquant'anni i più micidiali prototipi di nuove tecnologie belliche. Nessuno sa quali armi e quali sostanze siano state utilizzate: finora il segreto militare ha coperto gran parte delle attività.


Di certo negli ultimi mesi un'inchiesta giudiziaria sta cercando di far luce su una serie impressionante di decessi e malformazioni. Un anno fa un primo rapporto aveva attestato che il 60 per cento dei pastori che condividevano i terreni del poligono con i militari sono morti o si sono ammalati di leucemia o tumori emolinfatici.


Ora la procura competente di Lanusei ha ordinato la riesumazione della salme di 18 vittime e disposto accertamenti su un totale di 160 cartelle cliniche di persone colpite da quella che molti cittadini qui ormai chiamano la «sindrome di Quirra».

"L'Espresso" pubblica in esclusiva le prime immagini della «zona brillamenti», l'area a più alto rischio di contaminazione: ettari di terra devastata da sistematiche esplosioni di tonnellate di materiale bellico da smaltire al riparo da sguardi indiscreti.

Una distesa di crateri e carcasse metalliche che, come aveva anticipato una nostra inchiesta, è stata utilizzata per anni come una specie di discarica di guerra. Le consulenze tecniche fatte eseguire dalla magistratura ora documentano, tra l'altro, un'elevata contaminazione da torio, un metallo pesante, radioattivo e altamente cancerogeno, che per anni veniva utilizzato nei sistemi di puntamento.
In tutta la zona si registrano gravissime malformazioni anche negli animali: agnelli con due teste, vitelli con zampe deformi e altri orrori.

Sulla scia degli studi dei fisici e dei veterinari che per primi lanciarono l'allarme, ora gli inquirenti hanno riaperto anche il caso dei 14 bambini nati nel 1988 con gravi malformazioni a Escalaplano, uno dei comuni confinanti con il poligono.

Nei giorni scorsi il procuratore Domenico Fiordalisi ha chiuso la prima fase delle indagini, quella che riguarda le mancate misure di prevenzione dei danni alla salute della popolazione e la presunta manipolazione dei dati sul reale livello di inquinamento prodotto da oltre mezzo secolo di sperimentazioni ed esercitazioni belliche di fatto incontrollate: erano infatti gli stessi utilizzatori del poligono, cioè gli eserciti anche stranieri e le industrie private che venivano autorizzate ad affittare la struttura, ad auto-certificare la regolarità delle operazioni.


Sotto accusa, in particolare, sono finiti tre generali che negli ultimi anni si sono avvicendati al comando del poligono, con esclusione dell'attuale responsabile, nominato di recente.

Dopo sei mesi di sequestro giudiziario dell'intero poligono, nel settembre scorso il ministero della Difesa si è formalmente impegnato a mettere in sicurezza le strutture, impermeabilizzare i terreni e a bonificare l'area. In cambio la procura ha concesso il dissequestro, restituendo il poligono al controllo delle forze armate.

Tra ministero e magistratura continua però un silenzioso braccio di ferro attorno al pieno ed effettivo rispetto delle misure imposte con l'ordinanza di sequestro, a cominciare dalla recinzione completa delle zone con i più alti valori di contaminazione.

Ultimate le indagini ambientali, la procura di Lanusei conta di chiudere entro la primavera prossima anche il capitolo più delicato dell'inchiesta: il rapporto tra le operazioni militari e l'abnorme numero di casi di tumori e malformazioni denunciati da comitati di cittadini, parenti di allevatori, militari e loro familiari.

Da almeno dieci anni gruppi locali e associazioni nazionali segnalavano inutilmente decine e decine di morti sospette. E dal settembre scorso, sull'esempio della madri dei desaparecidos argentini di Plaza de Mayo, ogni 15 del mese alcuni di questi gruppi si ritrovano in Piazza del Carmine a Cagliari in un sit-in per chiedere verità e giustizia.
fonte: L'Espresso

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gennaio 14, 2012

Ridiamoci sopra (per non piangere): basta pensione, i nonni al lavoro.
Ecco alcune tra le principali novità della manovra del governo Monti: verranno richiamati in servizio i nati negli anni Venti e Trenta. Sarà previsto un premio di mortalità con incentivi sulle esequie dei pensionati e la tassa sulla prima casa la pagheranno tutti, anche chi non la possiede.

Giorno dopo giorno, prende forma e sostanza la manovra economica del governo Monti. Ecco le principali conseguenze per le famiglie italiane.

Pensioni.

La principale novità è la richiamata in servizio dei pensionati nati negli anni Venti e Trenta, che torneranno a servire la patria nei luoghi del loro ultimo impiego, ma con la qualifica di apprendista.

Qualora il luogo di lavoro non esista più (fabbriche chiuse, negozi falliti, ristoranti scomparsi, caseggiati o interi quartieri demoliti ecc.) il lavoratore dovrà portarsi una sedia da casa e attendere, seduto davanti all'uscio, nuove istruzioni.

Previsto un corso di riavviamento professionale per le categorie tecnologicamente desuete, come i mietitori con falce a mano, i macchinisti di locomotive a carbone e i cuochi specializzati in penne mantecate alla rucola.

Premio di mortalità.


Il ritorno al lavoro di qualche milione di pensionati non basta a compensare il costante aumento dell'età media. E' previsto, pertanto, un premio di mortalità, indirettamente proporzionale all'età del decesso.

Morire entro i settant'anni consentirà al pensionato di usufruire di una buonuscita di almeno 50 mila euro, con forte incremento delle spese per le esequie e ricaduta positiva sul settore delle pompe funebri. I più fortunati - coloro che moriranno entro il primo anno di vita pensionistica - avranno anche una medaglia d'oro alla memoria.

Età pensionabile.


Nonostante voci incontrollate, l'età pensionabile è ancora prevista. Si calcola con una facile formula: l'età attuale più un anno. In pratica ogni italiano, in qualunque momento della propria vita, dovrà calcolare la propria età e aggiungere un anno, e saprà quando potrà andare in pensione. Pare che lo staff del ministro Fornero abbia tratto ispirazione, per questo provvedimento, dal cartello appeso in molti bar e tintorie "Oggi non si fa credito, domani sì".

Tassa sulla casa.


Torna la tassa sulla prima casa, con una novità rilevante: per ragioni di equità, la dovrà pagare anche chi non possiede una casa, e in tutti questi anni ha comodamente approfittato dei grandi vantaggi fiscali garantiti da questo furbo espediente. La dicitura "tassa sulla prima casa" offre allo Stato anche un'altra possibilità di prelievo.

"La definizione", spiega il dottor Scamarza dell'Agenzia delle entrate, "non si presta a equivoco alcuno: vuol dire la prima casa che ciascuno di noi ha posseduto nella sua vita, anche se poi si è trasferito altrove. Lo stesso appartamento può essere stato "prima casa" di un sacco di famiglie, ed è ovvio che ciascuna di queste è tenuta a corrispondere il relativo tributo".


Prelievo bancario.


Il prelievo sui conti correnti è obbligatorio. Ma, per evidenti ragioni di coinvolgimento del cittadino, deve avvenire in presenza del correntista.

Il protocollo prevede che il funzionario addetto si avvicini allo sportello in compagnia del correntista, lo costringa a prelevare il 10 per cento di quanto possiede e nel momento in cui il cassiere porge le banconote al correntista gliele strappi di mano con un gesto deciso e severo, pronunciando la formula di rito "Questi se li può scordare!".


Evasione fiscale.


Il fenomeno è così grave ed esteso che il governo lo ha definito, in un recente documento, "grave ed esteso". Nel prossimo documento il premier prevede di inasprire ulteriormente il suo atteggiamento nei confronti del fenomeno, arrivando a definirlo "molto grave e molto esteso". Ma i falchi del ministero dell'Economia, secondo indiscrezioni, insistono perché l'evasione fiscale sia definita "eccezionalmente grave ed eccezionalmente estesa".

Trasparenza Per ogni chiarimento, le procedure legali per la trasparenza sono contenute nel Dl 576 bis ex 465, quondam executio, salvo eventuali protocolli in carico al maneudente (e/o valladorante) in uso a partire dalla prima o seconda turnazione presso ogni ufficio localmente addetto o trans-addetto, salvo exeguis mediante fissazione in secondo grado.
fonte: L'Espresso


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gennaio 12, 2012

Made in China, orrori dietro un’etichetta.

laogaiSpesso quando cerchiamo di spiegare e di spiegarci il basso costo di tutta la merce proveniente dalla Cina, come scarpe, occhiali, vestiti, giocattoli, ci accontentiamo delle semplici risposte date dai media: ore di lavoro raddoppiate rispetto agli operai Italiani, sfruttamento del lavoro minorile, salari minimi; purtroppo però, non è tutto qui, dietro i costi abbattuti del “Made in China” ci sono storie di torture, omicidi, espianti e traffici d’organi illegali ed abusi contro la dignità umana che riguardano milioni di persone, dietro tutto questo c’è la storia dei Laogai.

La parola Laogai in cinese vuol dire “riforma, rieducazione attraverso il lavoro”.


I Laogai sono dei veri e propri campi di concentramento sui cui si basa il sistema carcerario cinese, il campo al suo interno racchiude diverse sezioni, ma non è solo una semplice galera.


In Cina infatti per reati “minori” si può essere rinchiusi per 3 anni senza nessun tipo di processo, infatti è la polizia a decidere la gravità di questo tipo di reati: violazioni come parlare a favore della democrazia, mostrare idee politiche in conflitto con il regime o semplicemente appartenere ad una minoranza etnica o religiosa (come Mongoli e Tibetani), vengono severamente punite.

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Una volta rinchiusi i dissidenti devono confessare le proprie colpe e giurare fedeltà al governo; le confessioni vengono quasi sempre estorte con metodi disumani come l’uso del bastone a scossa elettrica, frusta o manganello, una volta “confessato” il proprio crimine, comincia la vera e propria riabilitazione attraverso il lavoro, o perlomeno così viene chiamata dai rappresentati del regime comunista cinese.

Ai detenuti vengono assegnate delle “quote” cioè una quantità di oggetti da produrre o lavori da svolgere in un giorno (si lavora dalle 16 alle 18 ore al giorno); lavori come assemblare giocattoli, cucire vestiti o peggio lavorare in miniere dove si esalano gas tossici senza nemmeno la minima protezione. Se il detenuto non riesce a svolgere per tempo la sua “quota” la razione di cibo diminuisce senza possibilità di appello.

In che modo il mercato occidentale è collegato con i Laogai? E’ tanto semplice quanto allarmante, un esempio pratico può essere un’azienda o un’industria occidentale (es.moda, oggettistica, tessile) che commissiona ad una società di import-export cinese una quantità di materiale da lavorare, assemblare o finire, soltanto che tutto questo lavoro viene svolto servendosi degli operai rinchiusi nei campi, a nessun costo, se non quello delle eventuali materie prime.

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In Cina per legge, non si può rimanere rinchiusi per più di 3 anni senza un processo; ma molto spesso, per non diminuire la forza lavoro, alcuni detenuti che hanno già scontato la pena vengono considerati “non completamente riabilitati e non idonei alla società” quindi la detenzione nei campi viene prorogata.

Ma tutto questo non basta, le atrocità più cruente vengono commesse contro i condannati a morte, in Cina ci sono 60 reati per cui si può essere giustiziati ( le esecuzioni capitali avvengono con una frequenza impressionante), una volta giustiziati si procede all’espianto degli organi: reni, cornee, cuore, tutto destinato alla vendita negli ospedali militari, per legge in Cina chi riceve un organo non può chiederne la provenienza, né tanto meno i parenti del condannato possono vedere il cadavere, perché sempre per legge i corpi vengono cremati, cancellando così ogni traccia di misfatto. La copertura usata fino ad ora dal governo è che: “ogni espianto è autorizzato dai condannati a morte”, cosa difficile da credere visto che in Cina il corpo è considerato sacro, quindi intoccabile anche dopo la morte.


Per ogni giustiziato a cui vengono “presi” gli organi un soldato riceve 40 dollari di premio.

Wang Guoqi, un medico militare cinese dei Laogai, fuggito negli Stati Uniti ha confessato al noto quotidiano Guardian che illegalmente ai giustiziati veniva prelevata subito dopo l’esecuzione anche la pelle, destinata poi alle industrie cosmetiche europee e che un rene valeva fino a 30 mila dollari, lo stesso Wang Guoqi ha ammesso di aver preso parte ad un centinaio di espianti non autorizzati.
Le storie che trapelano dai dissidenti fuggiti dai campi sono tantissime, come le violenze da parte dei soldati verso i rinchiusi: molte donne vengono stuprate, e per quelle che dovessero avere una gravidanza concepita dallo stupro, l’aborto forzato con metodi rudimentali, anche all’ottavo mese.

Oggi, il nemico giurato dei Laogai si chiama Harry Wu: detenuto per 19 anni nei campi di concentramento solo per aver manifestato le sue simpatie per la democrazia. Harry Wu, ora è cittadino americano ed ha fondato la Laogai Research Foundation, un’organizzazione no-profit che divulga e fa conoscere al mondo questa orribile realtà. Per anni Harry Wu ha viaggiato tra Cina e Stati Uniti con la copertura di diplomatico o imprenditore per indagare e provare quale fosse l’effettiva provenienza delle merci cinesi.

harry-wu

Tra le varie campagne in atto dalla Laogai Research Foundation c’è quella di boicottare prodotti che riportano l’etichetta “Made in China”, anche se come dice lo stesso Wu: “il problema è che molti di questi articoli lavorati nei campi riportano marchi europei o statunitensi”. Sempre Harry Wu propone di ostacolare questo tipo di commercio, non acquistando merci facili da identificare e da isolare ,come i giocattoli, e facendo conoscere questa situazione anche ai propri governi attraverso lettere e petizioni.

Sapere con precisione il numero dei Laogai è impossibile, perché il governo li nasconde o li chiude per poi aprirne di nuovi in luoghi e province diverse, depistando così organizzazioni per la difesa dei diritti umani come Amnesty International o Human Rights Watch, si stima che attualmente ci siano più di 1000 campi e circa 6 milioni di detenuti.


In Italia siamo bombardati di notizie che parlano delle nuove economie, di come, a lungo andare le nuove industrie tessili orientali distruggeranno le nostre piccole imprese, della concorrenza spietata e delle proposte del governo di mettere dazi alla nuova imprenditoria cinese; quello che noi conosciamo però, è soltanto una facciata dell’economia di una nazione che sta basando tutto il suo potere sulla privazione di un diritto che a nessun essere umano dovrebbe essere mai negato, la dignità.

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gennaio 08, 2012

Né batteri né animali: l'enigma dei fossili di Doushantuo in Cina.
I reperti, ritrovati in Cina e risalenti a 570 milioni di anni fa, hanno diviso i paleontologi per molto tempo ma una nuova tecnica di tomografia tridimensionale a raggi X ora fa ipotizzare che si trattasse di creature simili agli attuali mesomicetozoi, microrganismi unicellulari che si riproducono mediante spore.

L'inusuale ritrovamento nel sito di Doushantuo, in Cina, di un insieme di reperti fossili risalenti a 570 milioni di anni fa ha dato il via a un acceso dibattito tra i paleontologi: si tratta di animali o batteri? Secondo avanzate tecniche di scansione tridimensionale, potrebbe non essere vera nessuna delle due ipotesi.

I fossili di Doushantuo si presentano come granelli di sabbia spezzati in due: ciascuna delle due parti sembra lo "stampo" di una cellula animale.

Questa circostanza, insieme con le strutture visibili all'interno, simili a nuclei cellulari, hanno portato i paleontologi a interpretare i fossili come embrioni di antichi animali in fase di divisione.


Altri studiosi invece hanno sostenuto trattarsi di fossili di Thiomargarita, batteri giganti in grado di ossidare lo zolfo che esistono tuttora, che possono crescere fino a circa un millimetro di diametro e che talvolta appaiono simili ad altri organismi nelle registrazioni fossili.

Le prime segnalazioni sulla presenza di fossili nella Doushantuo formation risalgono al 1998, periodo in cui Xiao descrisse la presenza di alghe con la struttura cellulare conservata in 3D e con embrioni in fase di scissione estremamente ben conservati.

La datazione con tecniche U-Pb dei livelli di ceneri vulcaniche interni alla formazione indicano che la deposizione sarebbe avvenuta tra 635-551 Mda . Questa datazione corrisponde alla fine della glaciazione globale del Varanger-Marinoan (vedi l'immagine a questo link) ed é analoga ai livelli coevi che si rinvengono in Namibia indicanti anch'essi un periodo di riscaldamento globale successivo alla grande glaciazione mondiale definita come “Snowball Earth”.

I depositi fosfatici che caratterizzano questa formazione si sviluppano su una superficie che copre circa 52Km2 nella regione centrale di Guizhou, fornendo quindi ampio materiale di studio per comprendere l'evoluzione della vita ai suoi stadi piu' remoti.

L'intera sequenza poggia secondo una unconformity con le sottostanti arenarie rosse della Liantuo formation (in cui non si rinvengono fossili di alcun genere)

Per dirimere la questione un gruppo di ricercatori guidati da Philip Donoghue, palaeontologo dell'Università di Bristol, in Inghilterra, e Stefan Bengtson, palaeontologo del Museo Svedese di Storia Naturale di Stoccolma, ha utilizzato una tecnica di tomografia microscopica a raggi X per produrre immagini tridimensionali dell'interno di questi fossili.

Secondo quanto riportato su “Science” e sui “Proceedings of the Royal Society”, degli oltre 450 fossili analizzati, 14 contenevano strutture simili a nuclei cellulari; in uno dei campioni, tre delle otto strutture avevano anche una forma allungata, la stessa che si osserva nei nuclei delle cellule degli organismi moderni dopo la loro replicazione, il che fa pensare che l'organismo sia morto durante la divisione cellulare.

“Siamo rimasti incantati nell'osservare la divisione cellulare preservata dalla fossilizzazione: ciò conferma che gli organismi fossilizzati non erano batteri. Tuttavia ci siamo resi conto subito che non si trattava neppure di organismi animali, i cui nuclei tendono a perdere i loro contorni durante la divisione cellulare, ma questo processo evidentemente non è quello visibile nei fossili”, ha spiegato Bengtson.

Come classificare quindi gli strani organismi fossili? Quando i ricercatori hanno analizzato i campioni più approfonditamente, hanno scoperto che quelli che apparivano in uno stadio di sviluppo più avanzato contenevano centinaia di migliaia di minuscole cellule, e che gli involucri più esterni sembravano come scoppiati.
Sulla base di questa osservazione, Donoghue e Bengtson ipotizzano che le creature siano simili agli attuali mesomicetozoi, microrganismi unicellulari che non sono né batteri né animali. I mesomicetozoi si riproducono creando migliaia di spore all'interno di un involucro protettivo che alla fine esplode, permettendo alle spore di diffondersi nell'ambiente.
Una volta insediatesi, queste cellule creano un nuovo involucro e ricomincia il ciclo riproduttivo.

Cellule_lobate



La tavola illustra alcune tra le forme lobate che si rinvengono nella formazione


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