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marzo 22, 2014

Cina: lo smog spaventa i manager stranieri che rifiutano di lavorare nel paese.
A causa del forte smog in Cina, diventa sempre più difficile convincere i dirigenti delle compagnie straniere a lavorare nel paese.
Secondo l’ultimo rapporto della Camera Americana di Commercio in Cina, circa il 48 per cento delle 365 imprese straniere che hanno risposto al sondaggio annuale della Camera – che raggruppa le aziende attive nelle città del nord del paese – sostiene che le preoccupazioni sulla qualità dell’aria stanno allontanando i manager.
cina harbin smog inquinamento
L’inquinamento è “un ostacolo nel reclutare e trattenere gli esecutivi”, si afferma nello studio. Il dato relativo al 2014 è allarmante: quattro anni prima, nel 2010, solo il 19 per cento delle imprese intervistate sosteneva che lo smog fosse un problema reale per attirare i dirigenti.

San Francisco la nuova Mecca dell’alta tecnologia mondiale.
C’e’ voluto che YCombinator, uno dei principali acceleratori per startup di Silicon Valley, decidesse di trasferirsi da Menlo Park a San Francisco, per convincere anche gli scettici che la “City by the Bay”—uno dei tanti soprannomi della città californiana—è diventata la nuova Mecca dell’alta tecnologia mondiale.
Con 500 aziende in portafoglio e 11 miliardi di dollari di investimenti realizzati tra il 2005 e il 2013, YCombinator è uno dei barometri più puntuali dei trend che investono l’industria dell’alta tecnologia e della information technology.
ycombinator
E YCombinator non è stato l’unico ad abbandonare Silicon Valley. Anche aziende come Google, Facebook, Apple, Yahoo, Cisco, Intel e Mozilla (per citarne alcune), stanno trasferendo un numero crescente di addetti, di funzioni esecutive e centri di ricerca dai quartier generali della Valley a Fog City (città della nebbia, un’altro dei nomi di SF).

marzo 19, 2014

Presente e futuro della scuola digitale [Infografica].
Scuola digitale: al MIUR e nei provveditorati italiani se ne parla sempre più spesso, ma quando si tratta di passare dalla teoria ai fatti le cose cambiano.
La dematerializzazione dei libri scolastici e dei registri, la tecnologia digitale e gli aspetti burocratici, fino al software e ai sistemi di connettività possono trasformare la scuola digitale in una realtà.
Questa infografica paragona la situazione di oggi con un possibile futuro.
Come usare quest’infografica sulla scuola digitale.
Le infografiche nascono per essere condivise. Quest’infografica sulla scuola digitale, come tutte le altre infografiche su Visiwa, può essere pubblicata su qualunque blog, sito web, giornale online con estrema semplicità e senza alcun problema di diritti. È sufficiente copiare il codice cliccando sul pulsante qui sotto e copiare il codice all’interno di un qualunque articolo: l’infografica apparirà nell’articolo di destinazione senza che chi lo gestisce debba fare nulla di più. Maggiori informazioni qui.
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Scuola Digitale
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Bilancio familiare: sono sempre di meno le famiglie italiane che possono permettersi di trascurarlo.

Bilancio familiare: sono sempre di meno le famiglie italiane che possono permettersi di trascurarlo.Perché mantenere una famiglia in tempo di crisi è diventato un problema anche in Italia.

Questa infografica analizza i consumi delle famiglie italiane, spiegando come e dove spendiamo il nostro denaro.

Come usare quest’infografica sul bilancio familiare.

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Bilancio familiare. Quanto consumano gli italiani?

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Bilancio familiare: quanto costa mantenere la famiglia di Italia [Infografica].

Bilancio familiare: sono sempre di meno le famiglie italiane che possono permettersi di trascurarlo,

Perché mantenere una famiglia in tempo di crisi è diventato un problema anche in Italia.

Questa info grafica analizza i consumi delle famiglie italiane, spiegando come e dove spendiamo il nostro denaro.

Bilancio familiare. Quanto consumano gli italiani?

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Servizi sanitari pubblici e privati. Infografica sulla sanità in Italia.

Servizi sanitari: un argomento controverso.

Quello pubblico è universale e gratuito, ma in molti casi insufficiente a coprire le esigenze della popolazione, anche se negli ultimi anni la spesa delle famiglie per l’assistenza privata è cresciuta.

Ma sono le famiglie del Nord a farne un uso maggiore, per via della qualità migliore dei servizi pubblici.

Altri, molti, preferiscono affidarsi a strutture private: costose e spesso migliori, ma non sempre.

Vizi sanitari pubblici e privati in Italia

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marzo 13, 2014

Monte dei Paschi di Siena, settimo bilancio negativo per la banca senese.
E’ il settimo bilancio negativo per la banca senese, che ha deluso gli analisti (era prevista una perdita di 900 milioni).

Pesano le rettifiche per deterioramento dei crediti, mentre aiutano i Monti bond e la rivalutazione delle quote di Bankitalia. Rinnovato accordo con le banche per l’aumento di capitale.

Gli analisti si aspettavano una perdita di 900 milioni, ma Monte dei Paschi di Siena è riuscita a deluderli, registrando un rosso di quasi un miliardo e mezzo (1,43 miliardi) nel 2013.

Negli ultimi tre mesi dell’anno il passivo è stato di 920 milioni.

Sul risultato, che è comunque migliore rispetto ai -3,17 miliardi del 2012, pesano le rettifiche per deterioramento di crediti (ovvero i prestiti concessi che non saranno più restituiti) per circa 2,75 miliardi di euro con un’incidenza nel quarto trimestre del 2013 pari a 1,21 miliardi.

Monte dei Paschi di Siena, rosso da quasi un miliardo e mezzo nel 2013

Sale inoltre l’esposizione netta della banca in termini di crediti deteriorati (cioè scaduti o incagliati), a circa 21 miliardi, in crescita di 3,6 miliardi dall’anno precedente.
Una nuova entità eurasiatica si sta formando isolando gli USA.

Sembra ironico che la Cina, in passato il maggiore oppositore alla dottrina Brezhnev sovietica, supporti la posizione russa sull’Ucraina. L’Unione Sovietica usava la dottrina per lanciare azioni #militari in altri paesi socialisti “fratelli”, come la Cecoslovacchia nel 1968, mentre l’occidente non faceva nulla. Mao Zedong era frustrato e cominciò a chiamare la politica sovietica “imperialismo socialista”.

Oggi il mondo è radicalmente cambiato, e i motivi di Pechino per supportare la posizione russa sono ben calcolati. Il ministero degli esteri ha detto che c’erano “ragioni” per l’attuale situazione in Ucraina. Il presidente Xi Jinping, in una conversazione telefonica con il presidente Vladimir Putin, ha detto che lo svolgersi degli eventi “potrebbe essere stato accidentale, ma inevitabile”. Tale aperto supporto diplomatico per la Russia ha un significato profondo, aldilà dell’attuale luna di miele tra i due paesi.

Una nuova entità eurasiatica si sta formando per l’Ucraina

In primo luogo, Cina e Russia condividono l’idea che la cosiddetta “promozione della democrazia” da parte dell’occidente non solo ha fallito -testimone la primavera araba- ma è anche diventata una potente fonte di instabilità politica e sociale negli altri paesi.

Per di più, l’occidente sembra sempre adottare volentieri due pesi e due misure sulla legittimità di un regime. In un’occasione, il golpe dell’esercito egiziano contro un governo eletto è stato perfino salutato come una vittoria per la “democrazia”.

L’occidente, specialmente gli Stati Uniti, sta perdendo credibilità nel mondo. L’attuale regime in Ucraina non è un governo eletto, ed è formato da ultra-nazionalisti, anarchici e perfino alcuni neo-fascisti. L’occidente ha consentito il rovesciamento di un governo eletto ad opera di forze paramilitari ultra-nazionaliste.

Ancora più allarmante è che tra i primi atti del governo rovvisorio c’era l’abolizione dello stato ufficiale del russo e di altre lingue di minoranza, così come dei partiti politici che avevano supportato il presidente Viktor Yanukovych.

In secondo luogo, l’occidente, in particolare gli USA, sembra aver perso il contatto con la realtà. Il vero problema dell’Ucraina non è la Crimea, ma le divisioni interne. E’ venuto alla luce l’errore anglo-americano, commesso molto tempo fa, di aver promesso l’ingresso alla NATO all’Ucraina e, cosa ancora più ridicola, alla Georgia.

Non troppo tempo addietro, gli USA parlavano incessantemente del nuovo concetto di moda, il “diritto di proteggere” -in pratica un’altra versione della dottrina Brezhnev di sovranità limitata. Ora con l’Ucraina, dove esiste realmente la possibilità di guerra civile, stanno improvvisamente caldeggiando di nuovo l’argomento westfaliano della sovranità assoluta. Questo approccio è troppo ovvio per essere convincente. I cinesi hanno buone ragioni per affiancare i russi nel denunciare e resistere a questa lampante ipocrisia.

Terzo, la Cina potrebbe alla fine risultare la sola beneficiaria della crisi ucraina. Per diversi anni, gli USA hanno organizzato un ritorno in Asia molto propagandato e foriero di problemi -da un punto di vista cinese- dopo i fallimenti colossali nel medio oriente. Ora l’attenzione americana si sta di nuovo spostando altrove. Inoltre, la crisi in Ucraina aiuterà a rafforzare i legami economici tra Pechino e Mosca.

La conseguenza più importante della crisi ucraina potrebbe essere la riedizione dell’entente eurasiatica che emerse durante il dibattito sull’invasione dell’Iraq nel 2003. Tale entente, guidata dall’allora presidente francese Jacques Chirac e dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, ebbe successo nell’unire le maggiori potenze del continente eurasiatico nella nobile causa di prevenire un errore strategico degli USA. Pechino e Mosca erano fermamente contro la guerra insieme a Francia e Germania. Sebbene l’entente non fermò l’invasione in Iraq, il costoso errore dell’America è diventato evidente.

Forse pochi commentatori credono che potrebbe verificarsi di nuovo un momento simile. Ma siamo testimoni di una nuova diplomazia assolutamente promettente, guidata ancora dal motore franco-tedesco, questa volta più dai tedeschi. La premessa di questa “nuova Ostpolitik” è di superare la vecchia divergenza tra Russia e occidente tramite uno sforzo sincero di correggere gli errori passati, specialmente l’idea irresponsabile di far entrare l’Ucraina nella NATO.

Una nuova entità eurasiatica si sta formando per l’Ucraina_1

La sola soluzione alla crisi, come sembra credere Angela Merkel, è di abbandonare questa ambizione e la politica provocatoria che costringe il popolo ucraino a fare una scelta netta tra l’occidente e la Russia -scelta che non potrebbero mai fare con la prospettiva di un diffuso conflitto civile. La neutralizzazione, o, per dirla chiaramente, la “finlandizzazione” dell’Ucraina è l’unica via.

Dopo decenni spesi a costruire buoni rapporti con la Russia, la Germania è in una posizione unica per lavorare con Putin sulle questioni di interesse comune. Il momento della Merkel è finalmente arrivato, e la leadership tedesca non abbandonerà gli sforzi per promuovere la cooperazione della Russia con l’Unione Europea. La crisi ucraina potrebbe essere un intoppo per la nuova ostpolitik della Merkel, ma nessuno le può impedire di giocare un ruolo di guida nel mantenere la pace nel continente europeo.

Oltretutto, potrebbe essere l’unico leader occidentale a poter guardare Putin negli occhi e dirgli la verità, buona o cattiva, e raggiungere un accordo che richiederà che entrambe le parti, l’occidente e la Russia, facciano un passo indietro. La questione chiave è come moderare insieme i politici ucraini ultra-nazionalisti che spesso si spacciano per leader “filo-occidentali”.

Nonostante le tensioni diplomatiche, si vede la luce in fondo al tunnel. La “de-escalation” è diventata una parola di moda, e dovrebbe voler dire moderazione reciproca. Se la Merkel potrà ottenere la pace, con la cooperazione di Putin, entrambi meriteranno il premio Nobel per la pace.

La Cina ha un enorme interesse in una soluzione pacifica della crisi, non solo per solidarietà alla Russia, ma anche per le prospettive di lungo termine della nuova entente eurasiatica. Il 2003 fu un momento cruciale per la diplomazia cinese e una svolta epocale nell’atteggiamento cinese verso l’UE. L’entente contro la guerra convinse Pechino che l’occidente è guidato da due giocatori, non uno, i cui moventi e stili si conciliano a malapena. Da una parte c’è l’UE, che segue le regole e ama la pace; dall’altra gli USA, altamente militarizzati, che rompono le regole e cercano avventure.

Non c’è da stupirsi che il 2004 in Cina sia stato chiamato “l’anno dell’UE”.
Da allora, l’unione è diventata uno dei principali partner economici della Cina, e si è sviluppato un rapporto straordinariamente speciale tra Pechino e Berlino. Il presidente Xi visiterà la Germania e la Francia tra poche settimane, e sembra certo che la Cina supporterà qualsiasi approccio della Merkel che porti a una genuina de-escalation della crisi in Europa.

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Il Colorado ha incassato due milioni di dollari in tasse dopo aver legalizzato la vendita di marijuana.

Il Colorado, dopo aver legalizzato la vendita di marijuana a scopo ricreativo, solamente nel primo mese di vendite ha incassato due milioni di dollari in tasse i cui utili saranno reinvestiti nell’edilizia scolastica. Il Colorado è uno stato con una popolazione di 5 milioni di abitanti, ovvero circa un dodicesimo di quella italiana.

Questo mi porta a pensare che, se le vendite dovessero continuare con lo stesso ritmo e se le proporzioni con l’Italia possono essere più o meno rispettate, l’Italia potrebbe incassare da un provvedimento simile circa 600 milioni di euro l’anno di tasse.

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Invece di incassare questi 600 milioni di euro (da utilizzare poi per il risanamento dell’edilizia scolastica come previsto dagli annunci di Renzi), il nostro paese preferisce lasciarli alla mafia per poi mettere in prigione (dovendoli poi mantenere) frotte di disperati che si sono rovinati la vita perché non hanno trovato un modo migliore per mettere insieme il pranzo con la cena o magari persone normali che semplicemente se la volevano coltivare sul balcone; il tutto mentre le forze di polizia, i giudici, gli avvocati, i tribunali vengono impiegati (cioè pagati) per combattere il traffico di droga.

E infatti la lotta ai narcotrafficanti è talmente efficiente che se oggi uno qualunque di voi lettori volesse fumarsi una canna non impiegherebbe sicuramente più di mezz’ora per trovare l’erba più schifosa e cara che esiste sul mercato. Non sapete come si fa? È semplicissimo: basta andare in una qualunque stazione, parco pubblico o parcheggio dopo il tramonto e cercare qualcuno di età compresa tra i 15 e i 35 anni e dall’aria poco rassicurante.

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Chiedi e ti sarà dato, recita il Vangelo.

Ma se trovare della droga in Italia è così semplice, allora il problema non è più “consentire o non consentire ai cittadini di fumare cannabis”, bensì “a chi diamo i soldi dell’erba che viene comunque venduta sul mercato”.

Oggi Renzi il giovane ci racconterà del taglio delle tasse che realizzerà e dei due miliardi destinati alla riqualificazione dell’edilizia scolastica. Ci racconterà soprattutto di come riuscirà a coprire la spesa. Io un’idea su come contribuire a coprire la spesa ce l’ho, ma so anche che la mia speranza resterà disattesa.

Quello che non riesco a capire è il motivo per cui ci si ostina a regalare soldi alle mafie invece che provare a indebolirle rafforzando le finanze dello stato. Magari qualcuno di voi riesce a spiegarmelo.

fonte

marijuana

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marzo 12, 2014

Children Nepal e il duro volto del lavoro minorile.

Il Nepal è un paese con una popolazione di circa 27,6 milioni di abitanti, di cui la metà con meno di 18 anni, in cui solo il 27% dei bambini conclude la scuola primaria.

Il lavoro minorile è molto diffuso e circa 2,6 milioni di bambini sono sfruttati perché le famiglie, che non sono in grado di provvedere loro, sono costrette a mandarli a lavorare, anche molto lontano da casa. Molti bambini, privati del diritto ad un’educazione a causa della povertà, dell’analfabetismo di massa e di problemi socio-economici, sono vittime di abusi o costretti a lavorare in condizioni di semi schiavitù.

children nepal

Pokhara è una città di circa 200 mila abitanti situata a circa 200 km dalla capitale Kathmandu ed è una delle località che attraggono più turisti perché, oltre alla bellezza del luogo e alla sua storia, da qui partono molti percorsi per gli appassionati del trekking. Pokhara è anche una città dove 13.000 mila bambini vivono in zone povere e degradate, più di 8.000 lavorano come manovali e circa 130 dormono per strada. Naturalmente le più a rischio sono le bambine che spesso trovano un’occupazione come “domestiche” presso le case delle famiglie benestanti.                   

Questo è, in estrema sintesi, il contesto in cui opera Children Nepal, un'organizzazione non governativa e no profit impegnata a promuovere i diritti, il benessere e lo sviluppo dei bambini che vivono ai margini della società. Lavora direttamente con i bambini e le loro famiglie con attività pratiche, aiutandoli a sfuggire agli effetti della discriminazione, dello sfruttamento e della violenza basati sulla casta, la disabilità, il genere e lo stato sociale. È stata fondata nel 1995 da un gruppo di professionisti impegnati nell'ambito dell'educazione, della salute e dei servizi sociali che avevano vissuto esperienze simili nel corso della loro infanzia. Nel tentativo di migliorare la situazione dei singoli bambini, CN è fortemente impegnata a lavorare con le loro famiglie, aiutandole ad affrontare i problemi della vita quotidiana e cercando di facilitare l'accesso ai servizi pubblici locali.

Children Nepal opera secondo un approccio olistico, e individua la famiglia e la comunità locale come risorse imprescindibili per giungere a un reale miglioramento della condizione dei bambini.

l suo intervento sviluppa in più direzioni: livello base, ossia le attività con i bambini e le famiglie, livello intermedio caratterizzato dal lavoro con scuole, distretti, servizi di salute pubblica, altre organizzazioni non governative e cooperative, e infine livello "macro" che consiste nella promozione di azioni di pressione e momenti di formazione circa i diritti dei bambini, l'uguaglianza per tutte le persone e il miglioramento dei servizi sociali previsti per i poveri.

Children Nepal ha avviato, nel febbraio del 1999, un programma volto alla generazione di reddito chiamato Suryamukhi Handicrafts (il termine Suryamukhi in sanscrito significa "dal volto splendente come il sole") che si prefigge di creare opportunità di lavoro per donne a basso reddito, per aiutarle ad aumentare le loro risorse e a migliorare le loro condizioni di vita. Oltre a fornire una fonte di reddito e un supporto sociale a queste donne, Suryamukhi è stato pensato per contribuire al sostegno dei programmi e delle attività di Children Nepal.

Si tratta, almeno al momento, di un ambito che non è strutturato e pensato come una vera e propria unità produttiva a se stante, ma più che altro come un programma di sostegno a donne in difficoltà, molte delle quali madri o sorelle dei bambini inseriti nelle attività del centro. In questo senso il loro coinvolgimento nell'attività artigianale è da leggersi come funzionale a un intervento integrato, un progetto complessivo che coinvolge non solo i minori, ma necessariamente anche gli altri componenti della famiglia.

Le persone che usufruiscono di questo programma sono attualmente 40, tutte donne.

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marzo 09, 2014

L’Edicola on Line: I 10 articoli più letti nel mese di Febbraio 2014.

1.- La doggy bag: perché noi italiani ci vergogniamo (ancora) a chiederla?

La doggy bag: perché noi italiani ci vergogniamo (ancora) a chiederla?

Ci sono cose che sappiamo bene: che nei ristoranti americani (almeno in molti di questi) la doggy bag, il sacchetto per gli avanzi, viene proposto dagli stessi camerieri; che persino la first lady Michelle Obama appoggia con decisione questa sana abitudine (a Roma, in occasione del G8 2009, portò via la carbonara avanzata al ristorante con sublime disinvoltura); che in Cina dire «Dabao» a fine

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2.- Caffè: produttori, vendite a termine e guadagni degli intermediari.

Caffè: produttori, vendite a termine e guadagni degli intermediari.

A differenza di altri prodotti come il tè, le banane e l’olio di palma, la produzione del caffè è nelle mani dei produttori locali (e non di multinazionali!). I produttori di caffè (i maggiori produttori ed esportatori si trovano in America Latina) sono di due tipi: piccoli contadini: sono milioni di contadini con piccoli appezzamenti di circa 1 ettaro; la conduzione è familiare e oltre al

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3.- Quanto vale il mercato delle scommesse sportive online in Italia? [Infografica].

Quanto vale il mercato delle scommesse sportive online in Italia? [Infografica].

L’infografica che vi presento è collocata nel settore sportivo e mostra lo stato delle scommesse di alcuni dei principali sport, sulla base dei dati ottenuti da Betclic un sito di scommesse online. L’infografica è stata creata con un duplice scopo: informativo per il pubblico generico interessato a conoscere lo stato delle scommesse online; tattico per il giocatore stesso che grazie ai

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4.- Tony Blair e JPMorgan: come appropriarsi del benessere altrui attraverso la manipolazione dei mercati.

Tony Blair e JPMorgan: come appropriarsi del benessere altrui attraverso la manipolazione dei mercati.

digg_url = "http://ledicolaonline.blogspot.com/2014/02/tony-blair-e-jpmorgan-come-appropriarsi.html";digg_title = "Tony Blair e JPMorgan: come appropriarsi del benessere altrui attraverso la manipolazione dei mercati.";digg_bgcolor = "#FFFFFF";digg_skin = "normal";digg_url = undefined;digg_title = undefined;digg_bgcolor = undefined;digg_skin = undefined; La JPMorgan Chase è l’architetto – del

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5.- 20+ Iphone App Icon from Dribbble.

20+ Iphone App Icon from Dribbble.

digg_url = "http://ledicolaonline.blogspot.com/2014/02/20-iphone-app-icon-from-dribbble.html";digg_title = "20+ Iphone App Icon from Dribbble.";digg_bgcolor = "#FFFFFF";digg_skin = "normal";digg_url = undefined;digg_title = undefined;digg_bgcolor = undefined;digg_skin = undefined;Siamo ormai sommersi da app di ogni tipo per iphone, diventa sempre più importante quindi differenziare le nostre app

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6.- In forte crescita il settore del turismo in Africa.

In forte crescita il settore del turismo in Africa.

digg_url = "http://ledicolaonline.blogspot.com/2014/02/in-forte-crescita-il-settore-del.html";digg_title = "In forte crescita il settore del turismo in Africa.";digg_bgcolor = "#FFFFFF";digg_skin = "normal";digg_url = undefined;digg_title = undefined;digg_bgcolor = undefined;digg_skin = undefined;E’ pari a poco meno di 26,5 miliardi di euro, il volume d’affari raggiunto lo scorso dal settore

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7.- Olimpiadi Sochi 2014, mai dire curling: lo sport studiato dai ricercatori universitari.

Olimpiadi Sochi 2014, mai dire curling: lo sport studiato dai ricercatori universitari.

Molti lo criticano, pochi ne conoscono regole, scopo ed etimologia. Eppure ben due università, nello Utah e a Uppsala (Svezia), hanno studiato la fisica della disciplina dal punto di vista dell'attrito e della rotazione della pietra. E entrambe non sono giunte a conclusioni certe n un celebre episodio dei Simpson, Homer e famiglia assistono a una partita di calcio, e mentre le due squadre

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8.- L’Edicola on Line: I 10 articoli più letti nel mese di Gennaio 2014.

L’Edicola on Line: I 10 articoli più letti nel mese di Gennaio 2014.

1.- I Giochi Olimpici Invernali Sochi 2014 e la Carta Olimpica. La Carta Olimpica è un documento ufficiale che raccoglie le regole e le linee guida per l’organizzazione dei giochi olimpici (sia quelli estivi che quelli invernali). E’ composta da 6 capitoli e 61 paragrafi, nei quali si spiegano i valori del Movimento olimpico, come si celebrano, si organizzano e si amministrano i giochi

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9.- I Giochi Olimpici Invernali Sochi 2014 e la Carta Olimpica.

I Giochi Olimpici Invernali Sochi 2014 e la Carta Olimpica.

La Carta Olimpica è un documento ufficiale che raccoglie le regole e le linee guida per l’organizzazione dei giochi olimpici (sia quelli estivi che quelli invernali). E’ composta da 6 capitoli e 61 paragrafi, nei quali si spiegano i valori del Movimento olimpico, come si celebrano, si organizzano e si amministrano i giochi olimpici. Tra i principi fondamentali della Carta viene descritto cosa è

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10.- Brasile: disoccupazione ai minimi storici.

Brasile: disoccupazione ai minimi storici.

Malgrado una crescita economica ridotta, il tasso di disoccupazione in Brasile ha toccato il suo record negativo lo scorso dicembre raggiungendo il 4,3%, mentre nel corso nel 2013 si è stabilizzato attorno al 5,4%. L’Istituto brasiliano di geografia e statistica rileva che il tasso medio è il più basso dal 2002, l’anno in cui nel paese sudamericano si è cominciato a misurarlo, e risulta

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marzo 08, 2014

La doggy bag: perché noi italiani ci vergogniamo (ancora) a chiederla?

Ci sono cose che sappiamo bene: che nei ristoranti americani (almeno in molti di questi) la doggy bag, il sacchetto per gli avanzi, viene proposto dagli stessi camerieri; che persino la first lady Michelle Obama appoggia con decisione questa sana abitudine (a Roma, in occasione del G8 2009, portò via la carbonara avanzata al ristorante con sublime disinvoltura); che in Cina dire «Dabao» a fine pasto (espressione che significa pressappoco «mi faccia un pacchetto») è perfettamente normale, anzi, sintomo di buona educazione; che in Francia è abbastanza normale uscire dai ristoranti stellati con la borsina del cibo avanzato; che anche da noi ci sono delle doggy bag molto belle, alcune persino firmate.

doggybag

E poi ci sono cose che sappiamo meno bene: che noi italiani, prima del benessere economico diffuso, eravamo dei sani portatori a casa di cibo avanzato: negli anni Cinquanta ti avvolgevano nella carta le cosce di pollo rimaste sul piatto e con naturalezza poi la riponevi in cucina o le davi al cane o al gatto; che oggi sprechiamo moltissimo: ogni famiglia italiana butta in media 200 grammi di cibo a settimana: il risparmio possibile, eliminando questi sprechi, ammonterebbe a circa 8,7 miliardi di euro l’anno (dati del Ministero dell’Ambiente, diffusi alla vigilia degli Stati Generali contro lo spreco di cibo, previsti il 5 febbraio a Roma).

Ma allora, che cosa ci è successo? Perché molti di noi si vergognano a chiedere la doggy bag, visto che i nostri nonni o bisnonni lo facevano con naturalezza? Perché ha prevalso una sorta di provincialismo piccolo borghese che ha trasformato il cibo in un arido bene di consumo destinato allo sperpero, quando invece è una «benedizione», come dicevano i nonni? Non solo in Italia ma, andando addirittura indietro di secoli, nella Parigi delle monarchie assolute dei banchetti regali non si buttava via niente. Come fa notare lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari «esisteva una vera e propria economia del recupero, con ufficiali appositi che ridistribuivano in città gli avanzi della corte».

Eppure, qualche segnale di «aristocrazia a tavola» (indice di spontaneità, di non asservimento alle convenzioni provinciali) c’è: abbiamo la rete di ristoranti contro lo spreco, dal nome «Il buono che avanza»; l’iniziativa «Pasto buono» del Comune di Genova distribuisce agli indigenti quel che avanza nei ristoranti; la Provincia autonoma di Trento ha distribuito nei ristoranti 40 mila eco-vaschette. E così via.

Insomma, le buone radici ci sono, quel che resta da fare è spogliarsi dei pregiudizi residui e fare come i re di Francia: guardiamo più alla sostanza che alla forma.

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marzo 07, 2014

Caffè: produttori, vendite a termine e guadagni degli intermediari.

A differenza di altri prodotti come il tè, le banane e l’olio di palma, la produzione del caffè è nelle mani dei produttori locali (e non di multinazionali!).

I produttori di caffè (i maggiori produttori ed esportatori si trovano in America Latina) sono di due tipi:

  • piccoli contadini: sono milioni di contadini con piccoli appezzamenti di circa 1 ettaro; la conduzione è familiare e oltre al caffè coltivano mais, fagioli e altro per la loro alimentazione.
  • medi e grandi proprietari terrieri: sono latifondisti che hanno manodopera salariata tenuta in pessime condizioni.

C’è una grossa differenza tra questi due tipi di produttori:

caffe

1) Il piccolo contadino, in un determinato periodo dell’anno, è un datore di lavoro:
durante la raccolta la forza lavoro della famiglia non è sufficiente; spesso capita che vada persa una parte del caffè perchè è difficile avere forza lavoro aggiuntiva visto che nello stesso periodo il caffè matura anche nelle grosse piantagioni, dove i lavoratori possono trovare salari un po’ più alti. Nei restanti mesi i contadini stessi sono costretti a lavorare altrove per assicurare la sussistenza alla famiglia.

Un altro grosso problema per i piccoli contadini è l’accesso al mercato: è necessaria per loro l’intermediazione dei commercianti locali che a loro volta rivendono ai grossisti che, infine, consegnano il caffè agli esportatori. I piccoli produttori ricevono, a causa di tutti questi passaggi, solo metà  o un quarto del prezzo di mercato.

2) Il grande proprietario invece, oltre a guadagnare sullo sfruttamento dei braccianti, ha il grosso vantaggio di poter vendere il proprio caffè direttamente agli esportatori.

    In America Latina i piccoli produttori sono l’80% dei produttori di caffè, ma producono il 20% del caffè totale per la grossa presenza di grandi proprietari.
    Al contrario in Africa, dove i grandi proprietari terrieri sono pochi, i piccoli produttori sono il 90% dei produttori di caffè e producono il 90% del caffè.

Per i piccoli proprietari una soluzione per diventare competitivi sul mercato è la costituzione di cooperative, requisito che permette anche la collaborazione con le organizzazioni di commercio equo e solidale. Queste, grazie anche al prefinanziamento, danno ai soci delle cooperative condizioni di vantaggio che offrono loro la possibilità  di costruire le infrastrutture (impianti di lavorazione, magazzini, strade, scuole, etc..) necessarie per liberarsi da intermediari.

I commercianti locali e i governanti sostengono che la povertà  dei contadini non dipende tanto da loro, quanto dall’andamento del prodotto sul mercato internazionale: i prezzi che essi pagano ai contadini aumentano se aumentano quelli sul mercato internazionale, altrimenti diminuiscono.

il caffè in borsaSul mercato internazionale i prodotti tropicali sono piazzati tramite borsa o per contatti diretti. Queste borse sono agenzie che mettono in rapporto tra loro venditori e compratori di un prodotto: per il caffè sono le Borse di New York e Londra.

Nelle borse si trattano partite di immediata consegna e inoltre si possono stipulare contratti a termine: si mette in vendita il prodotto ancor prima di poterlo consegnare, ad esempio nel caso del caffè quando è ancora sulla pianta; gli agricoltori non ricevono subito il denaro, ma si accontentano di stipulare con il compratore un contratto in cui viene fissata la quantità  venduta, il prezzo e la data di consegna.

Il compratore è possessore di una quantità  prenotata di caffè e può decidere di rivenderla ad un altro ad un prezzo nuovo; può accadere che la consegna reale avvenga ad un acquirente che ha comprato il caffè dopo molti passaggi; da queste attività  di compra-vendita nasce la speculazione, che fa guadagnare proprio su queste variazioni di prezzo che si hanno tra la firma del contratto e il momento della consegna della merce.

La speculazione prospera se sul mercato si creano momenti di scarsità  del prodotto, e spesso artefici della speculazione sono proprio le grandi multinazionali per la loro grande capacità  di acquistare e immagazzinare il prodotto; in questo modo alcune multinazionali riescono a controllare la quasi totalità  del mercato dei prodotti tropicali e si arricchiscono.

Negli ultimi anni il prezzo internazionale del caffè è sceso costantemente, ma il prezzo al consumo non molto. In effetti la maggior parte dei soldi che noi paghiamo per consumare caffè si ferma nel nord del mondo: il prezzo del caffè al dettaglio è 7 volte maggiore di quello pagato ai paesi produttori.

Per ogni euro che paghiamo per un pacchetto di caffè, ben 0,87 euro si fermano nel nord e solo 0,13 euro tornano ai paesi produttori; a loro volta questi 0,13 euro devono essere divisi tra stato, esportatore, grossista, fabbrica di decorticazione, per cui ai contadini arriva appena il 3-4% del prezzo finale!

Nel solo tratto che va dal campo di produzione al porto d’imbarco il caffè che beviamo può passare per quattro mani:
coltivatore –> commerciante che fa la raccolta a domicilio –> grossista –> fabbrica di decorticazione –> esportatore.

Tra questi chi guadagna meno di tutti è il coltivatore e più di tutti è l’esportatore (3000 volte in più rispetto al coltivatore).

C’è chi guadagna ancor più dell’esportatore: lo Stato.
Lo fa sotto due vesti:

1) come ente assicuratore:

    ogni anno il governo infatti decide il prezzo di vendita del caffè ad ogni passaggio, tenendo spesso poco conto dei prezzi in vigore sul mercato internazionale. Un’apposita cassa statale detta “cassa di stabilizzazione dei prezzi” farà  in seguito da cuscinetto: darà  la differenza agli esportatori se i prezzi mondiali sono più bassi di quelli fissati dal governo; se invece i prezzi sono più alti intascherà  la differenza.
    Queste casse esistono soltanto in alcuni paesi e per alcuni prodotti. Ad esempio nel 1980 la cassa di stabilizzazione dei prezzi in Costa d’Avorio si appropriava del 47% degli introiti derivanti dalla vendita del caffè.

2) come rappresentante della collettività :

    lo stato si procura denaro da caffè, cacao, banane, ananas, imponendo tasse, spesso altissime, alla loro esportazione. Ad esempio nel 1986 in Uganda questo tipo di tasse rappresentarono il 67% di tutte le entrate fiscali.

Dunque il contributo di contadini e braccianti per il proprio paese è alto, ma raramente ottengono indietro vantaggi o tutele; la maggior parte delle volte infatti i soldi che essi forniscono ai governi sono spesi a favore delle classi agiate e per il rafforzamento del potere dei governi stessi.
I bilanci pubblici indicano che in molti paesi del sud del mondo le spese per armamenti sono tra le voci principali, spesso molto più alte di quelle per educazione e sanità .

Roasted_coffee_beans

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