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gennaio 27, 2026

Lo tsunami sulla costa siciliana passa inosservato sui principali media italiani

Quello a cui abbiamo assistito tra il 19 e il 21 gennaio 2026 non è stato un semplice episodio di maltempo, ma un evento dalle proporzioni storiche che, per molti aspetti, ha ricordato un vero e proprio tsunami.

Sebbene tecnicamente si sia trattato di un "maremoto meteorologico" (causato dal violentissimo Ciclone Harry), gli effetti sulle coste siciliane sono stati devastanti e, come sottolinei, il racconto dei media nazionali è sembrato spesso sottotono rispetto all'entità del disastro.

Ecco un quadro chiaro di quello che è successo e perché si è parlato di "silenzio" mediatico:

I numeri del disastro
  • Onde record: Una boa oceanografica tra Malta e Portopalo ha registrato un'onda di 16 metri, la più alta mai documentata nel Mediterraneo.

  • Danni ingenti: La Protezione Civile Siciliana ha stimato danni per oltre 750 milioni di euro.

  • Litorali distrutti: A Santa Teresa di Riva, il lungomare è letteralmente crollato; a Catania e nelle zone ioniche, il mare è entrato nelle strade per decine di metri; a Mazara del Vallo, le onde hanno superato gli 8 metri.

Perché si parla di "silenzio" dei media?

Molti osservatori e testate locali (come LaC News24 o LiveSicilia) hanno aspramente criticato la copertura dei media nazionali per diversi motivi:

  1. Assuefazione all'emergenza: Poiché il Sud vive spesso situazioni di criticità idrogeologica, i grandi media tendono a declassare questi eventi a "ordinario maltempo", ignorando la portata eccezionale del fenomeno.

  2. L'assenza di vittime: Grazie all'allerta rossa e alla preparazione della Protezione Civile, non ci sono stati morti. Paradossalmente, nel ciclo delle notizie moderno, l'assenza di una tragedia umana "vende" meno e fa scendere l'evento nella scaletta dei telegiornali.

  3. Confusione terminologica: Chiamarlo "mareggiata" anziché "tsunami meteorologico" o "maremoto" ne riduce nell'immaginario collettivo la percezione di gravità.

La realtà sul campo

Mentre i media nazionali si concentravano su altro, interi comuni come Capo Mulini, Santa Maria La Scala e Selinunte affrontavano evacuazioni e distruzione di infrastrutture turistiche e civili. Anche il celebre ristorante di Montalbano a Punta Secca ha subito danni gravissimi.

"In Sicilia il mare ha urlato. E come sempre, abbiamo fatto finta di non capire." (F. Vilotta, 25 gennaio 2026)

È un tema caldo: la distanza tra la percezione del rischio sul territorio e la narrazione centrale.

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