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agosto 15, 2017

Il controllo dei media y la nascita della propaganda per guidare le masse popolari.
Cominciamo con la prima operazione propagandistica di un governo moderno. Accadde durante l'amministrazione di Woodrow Wilson, che fu eletto presidente nel 1916 con un programma intitolato "Pace senza vittoria". La Prima guerra mondiale infuriava, e la popolazione americana era decisamente pacifista: riteneva che non ci fosse alcun motivo per farsi coinvolgere in un conflitto europeo.

L'amministrazione Wilson invece era favorevole alla guerra, perciò doveva trovare un modo per ottenere il consenso popolare al proprio interventismo. Fu dunque istituita una commissione governativa per la propaganda, la Commissione Creel, che nel giro di sei mesi riuscì a trasformare una popolazione pacifista in un popolo fanatico e guerrafondaio, deciso a distruggere tutto quanto appartenesse alla Germania, a trucidare i tedeschi, a entrare in guerra e a salvare il mondo. Fu un grande risultato, il primo di una lunga serie.
controllo dei media

Il controllo dei media y la nascita della propaganda. 

Già a quell'epoca e nel dopoguerra vennero utilizzate le stesse tecniche per scatenare un incontrollato red scare ("terrore rosso"), come fu chiamato, che riuscì a distruggere i sindacati e a cancellare pericolose abitudini come la libertà di stampa e la libertà di pensiero politico. L'appoggio dei media e del mondo degli affari, che di fatto organizzò e portò avanti gran parte dell'operazione, fu determinante, e il risultato fu un grande successo.

Gli intellettuali progressisti.

Fra quelli che parteciparono attivamente e con entusiasmo alla propaganda voluta da Wilson c'erano gli intellettuali progressisti, persone del circolo di John Dewey, i quali, come testimoniano i loro stessi scritti dell'epoca, erano molto orgogliosi di poter dimostrare che "i più intelligenti membri della comunità", cioè loro stessi, erano capaci di indurre alla guerra una popolazione riluttante, terrorizzandola e suscitando un fanatismo oltranzista. Il dispiegamento di mezzi fu ingente; per esempio, furono divulgate terribili storie sulle atrocità commesse dai tedeschi, cronache di bambini
belgi con le braccia strappate e altri orrori di ogni sorta, che si trovano ancora nei libri di storia.

Molte di quelle invenzioni erano frutto del ministero della Propaganda britannico, il cui impegno a quel tempo era finalizzato, come venne precisato nelle deliberazioni segrete, a "indirizzare il pensiero della maggioranza del mondo".
Leggi anche: La prevalenza delle istituzioni finanziarie e delle banche americane e anglosassoni.
Ma soprattutto miravano a controllare il pensiero dei membri più intelligenti della comunità statunitense, che avrebbero poi diffuso la propaganda da loro escogitata e convertito un paese pacifista all'isteria di guerra. Funzionò.

La propaganda di stato.

Funzionò tutto perfettamente, e fu una lezione: la propaganda di stato, quando è appoggiata dalle classi colte e non lascia spazio al dissenso, può avere un effetto dirompente. Una lezione che Hitler e molti altri appresero a fondo e di cui si tiene conto ancora oggi.La democrazia degli spettatori

Un altro gruppo che rimase colpito da tanto successo fu quello dei teorici della democrazia liberale e delle figure di spicco dei media, come per esempio Walter Lippmann, decano dei giornalisti statunitensi, grande critico della politica interna ed estera del paese e importante teorico della democrazia liberale.

Una teoria progressista del pensiero liberale democratico.

La raccolta dei suoi scritti ha come sottotitolo "Una teoria progressista del pensiero liberale democratico". Lippmann aveva partecipato alle commissioni di propaganda e ne riconobbe i risultati. Sostenne che quella che definiva "una rivoluzione nell'arte della democrazia" poteva essere usata per "fabbricare consenso", cioè ottenere mediante le nuove tecniche di propaganda l'appoggio della popolazione rovesciandone l'opinione.
Il controllo dei media y la nascita della propaganda per guidare le masse popolari.Twitta
La riteneva un'idea non solo buona, ma addirittura necessaria perché, come spiegò, "gli interessi comuni sfuggono completamente all'opinione pubblica" e possono essere compresi e amministrati soltanto da una "classe specializzata" di "uomini responsabili", abbastanza intelligenti da capire come vanno le cose. Secondo questa teoria solo una ristretta élite, la comunità intellettuale cui si riferivano i seguaci di Dewey, è in grado di comprendere gli interessi comuni, che riguardano tutti e che "sfuggono al popolo".

Ideologia vecchia di secoli.

E' un'ideologia vecchia di secoli, ed è anche una visione tipicamente leninista, molto vicina alla concezione del leader bolscevico che voleva un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari condotta al vertice dello stato dalla forza del popolo, capace di guidare le masse verso un futuro che loro, per ignoranza, non erano in grado di immaginare. La teoria democratica liberale e il marxismoleninismo sono molto vicini nei presupposti ideologici.

Penso che questa sia una delle ragioni per cui le persone sono passate così facilmente da una posizione all'altra senza avvertire un particolare cambiamento. Si tratta solo di stabilire dove si trova il potere: se c'è una rivoluzione popolare, allora il potere sarà dello stato; altrimenti lavoreremo per chi detiene il potere reale, cioè la comunità degli affari.

Ma in fondo sarà la stessa cosa: comunque guideremo le masse inette verso un mondo che loro non sono in grado di capire.
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agosto 14, 2017

L'Olocausto allo scanner: lo Zyklone e le camere di disinfestazione tedesche.
L'insetticida Zyklonè stato brevettato nel 1924. Esso è ancora utilizzato per disinfestare i silos, i battelli, etc., ma anche per gassare le tane delle volpi (nel quadro della lotta contro la rabbia).

Durante la seconda guerra mondiale è stato utilizzato in molti campi di concentramento, compresi quelli in cui nessuno storico situa camere a gas, e altrove per scopi di disinfestazione.

Si stima che in Germania, durante la guerra, quasi 32 milioni di capi di vestiario siano stati trattati con lo Zyklon B.

Questa misura sanitaria ha certamente salvato dalla morte per tifo centinaia di migliaia di persone, fra cui un numero non trascurabile di ebrei prigionieri dei campi di concentramento.
Zyklon_B_Container

L'Olocausto allo scanner.

Lo Zyklone e le camere di disinfestazione tedesche.

Lo Zyklonera consegnato in un imballaggio stagno, sotto forma di dischi o di pastiglie o di granuli.

Polpa di legno o sabbia di diatomee, massa granulosa e bruna, gli servivano da supporto. Il gas si libera al contatto ambientale.

La durata di questo processo chimico dipende dalla temperatura dell'aria. Quando il punto di sublimazione, a 25,7·C è raggiunto, occorre circa mezz'ora perché la maggior parte del gas si liberi. In caso di temperatura inferiore, è necessario molto più tempo.

Esaminiamo ora, sulla base di due documenti tedeschi del periodo bellico, come lo Zyklon B era utilizzato.

Per lo spidocchiamento dei vestiti si utilizzavano largamente le camere di disinfestazione costruite dalla DEGESCH ( Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung). Queste camere avevano un volume standard di l0m3 e venivano chiuse ermeticamente.

I vestiti da spidocchiare erano appesi a listelli o collocati dentro un carrello mobile.

Le camere di disinfestazione.

La camera di disinfestazione veniva riscaldata ad una temperatura tra 25 e 35·C. Il gas che si liberava dai granuli di Zyklonera diffuso attraverso un sistema di ventilazione. Lo stesso sistema serviva ad aerare rapidamente la camera per mezzo di aria preriscaldata.
L'Olocausto allo scanner: lo Zyklone e le camere di disinfestazione tedesche.Twitta
La scatola di Zyklonsi apriva automaticamente alla messa in marcia del sistema di ventilazione ed il suo contenuto si riversava in un recipiente; si voleva così evitare che granuli finiti al suolo fossero dimenticati al momento della pulizia della camera poiché essi potevano liberare del gas per ore e danneggiare gli uomini.

Trattamento col gas.

Il trattamento col gas durava almeno un'ora, l'aerazione 15 minuti. In seguito si mettevano gli abiti disinfestati all'aria aperta. Le camere erano preparate da personale esperto (vedere F. Puntigam/H.

La disinfestazione di locali non riscaldabili e non stagni come le case d'abitazione, i battelli, etc., sprovvisti di sistemi di ventilazione si faceva ovviamente con altri metodi.

Una disposizione circa l'utilizzazione, pubblicata nel 1942 dal servizio per la sanità del Protettorato di Boemia-Moravia sotto il titolo Richtlinien für die Anwendung von Blausäure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung [Direttive di utilizzazione del cianuro (Zyklon) per la distruzione dei parassiti] descrive come doveva effettuarsi il trattamento con gas di un edificio. Secondo questo testo, la disinfestazione doveva essere intrapresa da una squadra di almeno due uomini addestrati per questo lavoro.

Gli specialisti della disinfestazione.

Tutti gli specialisti della disinfestazione erano dotati di una maschera antigas, di due filtri speciali contro l'acido cianidrico, di un rivelatore di gas residuo, di una siringa di antidoto e di una autorizzazione scritta. Prima dell'inizio dell'operazione un pannello di segnalazione speciale, contrassegnato da un teschio e redatto in più lingue, doveva essere affisso sulla porta dell'edificio da disinfestare. Un sorvegliante teneva lontane le persone non autorizzate.

Secondo lo stesso testo, la parte più pericolosa dell'operazione era l'aerazione, che doveva durare non meno di 20 ore.

Disposizioni operative.

Queste disposizioni operative erano state presentate a Norimberga come documento di accusa sotto il contrassegno NI-9912, quando invece ogni osservatore attento avrebbe dovuto notare che le indicazioni che esse davano sulle particolarità dello Zykloncontraddicevano palesemente gli assertori della gassazione in massa di esseri umani.
fonte: Breymesser/E. Bernfus, Blausäuregaskammern zur Fleckfieberabewehr, Berlino 1943).

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maggio 12, 2017

La nuova legge che fa paura a chi ama il verde: i parchi naturali diventano aziende.
La nuova legge rovescia il significato delle aree naturali protette e ne altera il sistema di valori alla base della loro istituzione. Tradisce la centralità della natura.

Frutto del generale decadimento culturale, stiamo assistendo a una progressiva banalizzazione del ruolo delle aree protette, considerate a volte semplici agenzie di sviluppo locale, a volte nuovi enti intermedi da amministrare secondo le logiche della politica locale.

Si rischia così di annullare il loro autentico ruolo che è quello di esprimere e di tradurre in concreto una visione alta dei problemi che riguardano il territorio e la conservazione della natura.
parchi_nazionali_mappa
Il rischio è ormai prossimo. È in corso in un Parlamento distratto, e con un’opinione pubblica ignara, un processo diretto a modificare l’attuale ottima legge-quadro (la 394 del 1991) che rappresenta una vera e propria controriforma. Siamo alle battute finali: in questi giorni la Commissione ambiente della Camera ha votato gli emendamenti a un pessimo disegno di legge approvato a novembre dal Senato e certo non lo ha migliorato; la discussione in Aula è già stata calendarizzata per il 27 marzo; dopo di che la proposta tornerà al Senato per il probabile voto finale.

Fortissima è l’opposizione del movimento ambientalista che in questi mesi proprio su tale questione ha ritrovato l’unità: grazie al “Gruppo dei Trenta”, che è riuscito a interrompere una posizione troppo attendista, e alla determinazione di due donne, le presidenti del WWF e di Legambiente, ben 16 associazioni ambientaliste stanno lottando contro questa controriforma. Sollecitate dall’apparente interesse e dalle richieste del presidente della Commissione Realacci e dal relatore Borghi, hanno anche presentato precise proposte con due rivendicazioni centrali: organi di governo dei parchi nazionali qualificati; pari dignità tra parchi nazionali e aree marine protette, perché queste costituiscono l’anello debole del sistema.
PNAbruzzo
Nessuna delle proposte più significative è stata accolta e per di più il presidente ha impresso una forte accelerazione al processo nell’evidente intento di chiudere ogni discussione, creando oltre tutto grave imbarazzo in quella parte del movimento (Legambiente) che a lui fa riferimento.

Eppure le critiche delle associazioni sono più che fondate. La proposta, pur se contiene alcune misure positive, cancella proprio gli ingredienti che hanno decretato il successo della legge-quadro e che riguardano i parchi nazionali: sapiente dosaggio tra interessi nazionali e interessi locali, significativa presenza della rappresentanza scientifica, effettiva partecipazione delle comunità locali.
Leggi anche: Dal formidabile mondo alpino ai paesaggi da sogno dell’italia meridionale.
Ma ciò che appare più grave è proprio l’assoluta dequalificazione degli organi di governo: il presidente è sufficiente che sia un soggetto di generica “comprovata esperienza nelle istituzioni o nelle professioni”; per il consiglio direttivo, fino a oggi composto dai rappresentanti degli interessi generali, si prevede, per un verso, l’ingresso delle organizzazioni professionali degli agricoltori e dei pescatori , cioè degli interessi corporativi, e, per altro verso, l’esclusione del mondo scientifico.
PN-Cinqueterre
Certo, la proposta prevede il possibile inserimento di un rappresentante delle «associazioni scientifiche maggiormente rappresentative», ma tale previsione tradisce ipocrisia e incultura: infatti quel rappresentante è inserito in alternativa all’Ispra, che istituto scientifico non è; la scelta è frutto non dell’autonoma designazione del mondo scientifico (Accademia dei Lincei. Università, Cnr), come era stabilito originariamente dalla legge-quadro, ma della diretta indicazione del ministro dell’ambiente; e soprattutto la proposta dimostra scarsa consapevolezza, se non disprezzo, del ruolo della scienza della quale offre, con il riferimento a un’impossibile maggiore rappresentatività, una concezione di tipo “politico-sindacale”.

Viene così mortificato quel mondo che ha illustrato la storia oramai secolare dei parchi nazionali italiani e il cui contributo oggi diventa necessario perché i problemi della gestione del territorio e della conservazione della natura esigono sempre di più un approccio autenticamente scientifico, fondato cioè sul principio dell’autonomia.
PN-Gargano
Completano questo degrado le norme sul direttore, nominato a seguito di selezione pubblica. I titoli sufficienti per partecipare alla selezione sono la laurea in una qualsiasi disciplina nonché una «particolare qualificazione professionale» e una «comprovata esperienza di tipo gestionale», espressioni queste insignificanti; non si richiedono altri titoli né esami.

Se poi si considera che viene selezionata una terna e non un vincitore, che la commissione valutatrice è scelta per due terzi dal consiglio direttivo e che la nomina compete al presidente del parco, diventa ovvia la conclusione: se la proposta verrà approvata i Parchi nazionali saranno gestiti esclusivamente in base alle scelte e ai condizionamenti imposti dalla politica locale.

Trapela da queste norme un’aberrante visione confermata dalla soppressione, nascosta nelle pieghe dell’articolato, della Carta della natura: viene così rovesciato il significato delle aree naturali protette, tradita la centralità della natura, alterato il sistema di valori che in tutto il pianeta è alla base della istituzione e della diffusione dei parchi nazionali.
PN-Stelvio
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febbraio 25, 2017

L’Oro del Vaticano: Ricchezze nascoste, scandali e affari della Santa Sede.
Oro come denaro. Oro come proprietà immobiliare e territoriale. Oro come fasto di opere d’arte. Oro come proprietà del Vaticano che costituiscono un vero e proprio tesoro. È il frutto di una cattiva amministrazione della Santa Sede, che ha provocato un allontanamento dallo spirito umile e povero raccomandato da Cristo e favorito l’impiego di certe ricchezze in campi ben lontani dallo spirito apostolico.

La gestione di questo patrimonio fa capo ad apposite commissioni cardinalizie con l’assistenza di finanzieri laici, e il denaro è custodito negli istituti bancari dello IOR e dell’APSA, con depositi sotterranei di oro e diramazioni nelle casseforti delle Isole Cayman: un autentico Fort Knox fuori da ogni legge.
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Il denaro della Santa Sede si è capitalizzato, ironicamente, dalla fine dello Stato Pontificio, coincidente con una crisi delle casse vaticane, ovvero dalla sua ricostituzione come Città del Vaticano, avvenuta con i Patti Lateranensi del 1929, e attraverso operazioni bancarie talvolta illecite, con riciclaggio di denaro “sporco”.

Queste vengono passate in rassegna con un documentato capitolo, in collegamento con gli istituti economico-finanziari, per svilupparsi nell’illustrazione delle altre fonti di reddito sacroprofane che hanno origine dalla medievale confessione a pagamento e dalla vendita delle indulgenze, e che ancora oggi rivivono nel mercimonio funebre, nello sfruttamento finanziario del sacramento del matrimonio e nel suo annullamento connesso con la Sacra Rota; e ancora nell’Obolo di San Pietro, nel fondo personale del papa, nella Elemosineria Apostolica con la relativa benedizione apostolica a pagamento, nella raccolta quotidiana di elemosine nelle chiese e di offerte nelle Opere e nelle Giornate Missionarie, che fanno capo alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ma nelle cui casse non sempre finiscono, e nel Vicarius Christi Fund dei Cavalieri di Colombo.
Leggi anche: Vaticano, i soldi e la guerra contro l'IOR la banca della Santa Sede che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro.
E per finire, sfruttamenti esclusivamente commerciali: dalla compravendita agli affitti delle proprietà immobiliari che risalgono all’istituzione della società Generale Immobiliare, e dagli interessi nella casa discografica RCA Italiana, con la produzione di dischi di musica leggera e jazz in testi non sempre edificanti per Santa Romana Chiesa, alla vendita di monete e francobolli sotto l’insegna del collezionismo. Un fiume di denaro, al quale vanno aggiunti i contributi dello Stato italiano alle spese delle scuole secondarie paritarie della Santa Sede, la concessione dell’8 per mille del gettito fiscale IRPEF e la gratuita fruizione di acqua e luce nella Città del Vaticano.

Tutta questa ricchezza peraltro si è manifestata fin dalle origini della Santa Sede nella costruzione e nella decorazione fastosa delle chiese e dei palazzi vescovili, da Roma all’Europa, fino in Terra Santa e in America, ma che è particolarmente evidente all’interno della Città del Vaticano e negli ambienti romani più strettamente legati alla Santa Sede. Così le basiliche papali con le rispettive sagrestie, qualificate come Tesori, si rivelano veri e propri depositi di oggetti d’oro, argento e gemme tra triregni, calici e reliquiari, oltre a paramenti ricamati in oro e pietre preziose, tutte ricchezze di un valore inestimabile, difficilmente però commisurabili come denaro in un ipotetico mercato.

Ricchezze che si riscontrano anche nell’Archivio Segreto Vaticano e nei mitici Musei Vaticani, nei quali si sviluppa un’autentica “caccia al tesoro”. E ancora i Santuari, testimonianza di fede certamente, ma anche di una organizzazione speculativa, che è frutto di notevoli guadagni. E infine, la ricchezza di una proprietà immobiliare che si estende da Roma in tutto il mondo sotto le vesti di alberghi, istituti religiosi, case di cura e semplici abitazioni, e un gran numero di chiese, molte delle quali inutilizzate, tanto da essere messe in vendita.

Parallelamente, all’interno delle istituzioni ecclesiastiche della Santa Sede, si è evidenziato l’arricchimento della Conferenza Episcopale Italiana attraverso la gestione di un esteso territorio della periferia di Roma, alle spalle del Vaticano, con relative funzioni imprenditoriali, nonché della prelatura Opus Dei, solo in teoria autonoma dalla Santa Sede, ma in realtà costituente una fonte ulteriore di ricchezza, con proprietà e denaro sonante. E ancora i soldi e le proprietà di ordini religiosi, Società di Vita Apostolica e confraternite. Una ricchezza immensa, messa in luce dalla valutazione storica dei luoghi e delle apposite strutture. I bilanci consuntivi consolidati della Santa Sede e della Città del Vaticano, resi pubblici durante apposite conferenze stampa dal 1998 ad oggi, e riportati in appendice, costituiscono solo un apparente rendiconto di tutto il complesso della ricchezza in dotazione alla Chiesa di Roma.
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La prevalenza delle istituzioni finanziarie e delle banche americane e anglosassoni.
Il nostro pianeta è un campo di battaglia dove si compete per la distribuzione del potere relativo agli scambi di prodotti e servizi a più alto valore aggiunto. 

Nessuno controlla il mondo è il titolo di un famoso libro.

Riassume la convinzione che le società occidentali abbiano perduto la capacità di guidare l’evoluzione dell’ordine internazionale, i processi di sviluppo sociale ed economico, i mercati finanziari, le controversie diplomatiche e la competizione tra sistemi politici.

In effetti: l’economia dei paesi emergenti cresce a tassi maggiori di quelli realizzati in Occidente; l’internazionalizzazione della tecnologia appare un dato di fatto; la produzione industriale e il commercio internazionale si sviluppano secondo modalità che non sembrano più determinabili da Stati Uniti, Europa e Giappone; la finanza sembra incontrollabile; la forza militare di molte nazioni emergenti sta crescendo, tanto in termini relativi che assoluti; persino le crisi militari – è il caso della Siria – sembrano poter essere affrontate senza la partecipazione degli Usa, circostanza mai accaduta dalla fine della seconda guerra mondiale.
blackrock
La politica, di conseguenza, ha assunto forme inedite. Le istituzioni dei paesi emergenti, quando sono diverse dalla democrazia liberale, appaiono – e si ritengono – «alternative credibili» e non «deviazioni temporanee da una strada a senso unico verso la convergenza globale».

Esse, infatti, sembrano assicurare opportunità di crescita e – fatto assai più importante – di sviluppo alle società che governano; resilienza; tempestività di risposta – anche grazie alla minore necessità di gestire il consenso – alle sollecitazioni di un sistema globalizzato; comportamenti più assertivi nella difesa del ruolo internazionale di un paese e nella gestione di crisi diplomatiche internazionale di un paese e nella gestione di crisi diplomatiche.

Le quattro grandi banche di Wall Street e le 8 famiglie collegate che dominano la finanza mondiale
I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni- le quattro mega banche- che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp,- FMR/Fidelity,- Vanguard Group.

E’ risultato fra l’altro che, anche che la “privatizzazione globale dell’acqua” viene attuata dalle stesse megabanche di Wall Street, in concomitanza con la Banca Mondiale, fatto questo che arreca benefici nel suo insieme al nepotismo dinastico della famiglia Bush (grande famiglia di petrolieri), i cui componenti stanno cercando anche di prendere il controllo delle fonti d’acqua dell’Acuífero Guaraní in Sud America, una delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta.

Già nel 2012 il precedente legislatore texano Ron Paul –padre del candidato presidenziale Rand, uno dei creatori del poi rinnegato “Partito del Te”, venuto poi meno, ma che è stato anche uno dei migliori esperti fiscali degli Stati Uniti- aveva segnalato che i Rothschild possiedono le azioni delle 500 principali multinazionali riportate nella rivista Fortune che sono controllate a loro volta dalle quattro grandi banche di Wall street (“the Big Four”): la BlackRock, la State Street, FMR/Fidelity e Vanguard Group (che strana coincidenza).
Leggi anche: Vaticano, i soldi e la guerra contro l'IOR la banca della Santa Sede che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro.
Adesso Lisa Karpova (LK), della Pravda.ru, è riuscita a penetrare,con la sua indagine, nei dedali della finanza globale ed ha commentato che si tratta di ” sei, otto o forse 12 famiglie , che sono quelle che veramente dominano il mondo, pur sapendo che è un mistero difficile da decifrare”.

Come può essere possibile che esista in pieno secolo XXI, un secolo ultra tecnologico e di trasparenza democratica (secondo gli apologeti del progresso, ben controllati anche loro) tanta opacità per arrivare a conoscere coloro i quali sono i plutocrati mega banchieri oligopolisti/oligarchici che detengono le finanze del pianeta?

LK arriva alla conclusione che le otto ridotte famiglie , che sono state ampiamente citate nella letteratura, non si trovano lontane dalla realtà: Goldman Sachs, Rockefellers, Loebs Kuhn e Lehmans a New York, i Rothschild di Paris/Londra, i Warburgs di Amburgo, i Lazard di París, e Israel Moses Seifs di Roma.

Qualcuno potrà criticare, non senza ragione, che l’inventario di LK non arriva alla sofisticazione di Andy Coghlan e Debora MacKenzie, della rivista scientifica “New Scientist”, i quali rivelano la plutocrazia bancaria e le sue reti finanziarie- l’1% che governa il mondo-,  basandosi in una ricerca di tre teorici dei “sistemi complessi”, che tuttavia alla fine dei conti, i risultati della ricerca coincidono in forma sorprendente, nonostante la sua semplicità di sistema di indagine.
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Queste sono le loro tracce dei controllanti di ciascuna delle sette megabanche:
1.- Bank of America: State Street Corporation, Vanguard Group, BlackRock, FMR/Fidelity), Paulson, JPMorgan, T.Rowe, Capital World Investors, AXA, Bank of NY Mellon.
2.- JPMorgan: State Street Corp., Vanguard Group, FMR/Fidelity, BlackRock, T. Rowe, AXA, Capital World Investor, Capital Research Global Investor, Northern Trust Corp. e Bank of Mellon.
3.- Citigroup/Banamex: State Street Corporation, Vanguard Group, BlackRock, Paulson, FMR/Fidelity, Capital World Investor, JPMorgan, Northern Trust Corporation, Fairhome Capital Mgmt e Bank of NY Mellon.
4.-Wells Fargo: Berkshire Hathaway, FMR/Fidelity, State Street, Vanguard Group, Capital World Investors, BlackRock, Wellington Mgmt, AXA, T. Rowe y Davis Selected Advisers.
5.- Goldman Sachs: “I Quattro Grandi”, Wellington, Capital World Investors, AXA, Massachusetts Financial Service y T. Rowe.
6.- Morgan Stanley: ” I Quattro Grandi”, Mitsubishi UFJ, Franklin Resources, AXA, T.Rowe, Bank of NY Mellon e Jennison Associates.
7.- Bank of NY Mellon: Davis Selected, Massachusetts Financial Services, Capital Research Global Investor, Dodge, Cox, Southeatern Asset Mgmt… e “I Quattro Grandi”.
Dei Quattro Grandi che dominano le sette megabanche e che godono di sovrapposizioni ed incroci azionari, si evidenziano soltanto quelli che controllano State Street y BlackRock.
1.- State Street: Massachusetts Financial Services, Capital Research Global Investor, Barrow Hanley, GE, Putnam Investment e… “I Quattro Grandi(Loro stessi sono azionisti!).
2.-BlackRock: PNC, Barclays e CIC.

Come esempio delle sovrapposizioni ed incroci azionari, si può prendere la PNC Bank, che viene controllata da tre dei “Quattro Grandi”: BlackRock, StateStreet y FMR/Fidelity.

In definitiva la Federal Reserve si trova sotto il controllo dei Big Four privati: BlackRock, StateStreet, FMR/Fidelity y Vanguard Group.

A mio giudizio, è molto probabile che esistano imprecisioni che sarebbero il prodotto della stesa opacità dei mega banchieri.

Nella fase della guerra geofinanziaria, quello che conta è la percezione degli analisti finanziari di Cina e Russia che sono arrivati alla determinazione dei Quattro Grandi e delle otto famiglie, tra le quali si evidenziano i banchieri schiavisti Rothschild: controllori nel loro insieme di altrettante mega banche della Federal Reserve.

I padroni dell’Universo!
citigroup
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novembre 29, 2016

Cuba, il primo giorno senza Fidel Castro, il padre della rivoluzione cubana.
È morto Fidel Castro. Il padre della rivoluzione cubana aveva 90 anni. Ha guidato il paese per quasi mezzo secolo, fino al 2008, quando ha lasciato il potere al fratello Raul. È stato lui ad annunciare la notizia dalla tv di Stato.

Nelle vicende del mondo ci sono i dati materiali, le contraddizioni sociali e politiche, ma nel fare la Storia c’è poi anche la funzione della personalità: che a volte è molto di più del prodotto di determinate condizioni, e che nello svolgimento delle cose butta tutto il peso di un elemento prepotentemente individuale.

Torniamo agli anni cinquanta, e ad una famosa frase. Fidel Castro ha pensato di innescare un tentativo di rovesciare il dittatore Batista dando l’assalto alla caserma Moncada di Santiago. L’azione, il 26 luglio del ’53, fallisce rovinosamente: Fidel si salva ma è catturato, i suoi uccisi, torturati, imprigionati. Nell’ottobre del ’53 davanti ai giudici più che difendersi Fidel attacca, trasforma il processo in un atto d’accusa. Per altri sarebbe già stato sufficiente. Non per Fidel, che fa anche qualcosa di più: inscrive l’assalto nella grande Storia. Afferma con sicurezza: “La Storia mi assolverà”.
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Se altri si sarebbero ridotti a più miti consigli, Castro, una volta liberato, non demorde. Organizza la spedizione del Granma. Più che uno sbarco, nel novembre del ’56 l’operazione del Granma è un naufragio. Gli uomini si disperdono, sono braccati, uccisi, catturati. Fidel si salva anche questa volta per miracolo. Altri si sarebbero dati per vinti, avrebbero cercato di riportare a casa la pelle. Non Fidel. Dopo qualche giorno riesce a riunire un piccolissimo gruppo di combattenti sopravvissuti. E a guidare il primo scontro a fuoco con i soldati di Batista.

Fa di più: “Abbiamo vinto”, annuncia ai suoi guerriglieri. Non lo scontro a fuoco, intende dire: ma la lotta contro Batista. Non è un pazzo: sulla base della sua analisi della situazione cubana, dello stato d’animo della gente, è convinto che il problema della guerriglia è cominciare, e poi la guerriglia vincerà. I fatti gli daranno ragione, ma certo nello sviluppo dei fatti conterà non poco questa sua estrema determinazione. Fidel farà fra l’altro la sua rivoluzione malgrado  il Partito Comunista cubano, che, di osservanza sovietica, una rivoluzione a Cuba non la ritiene possibile e in realtà neanche opportuna.

Facciamo un salto di trentacinque anni. 1994: i primi mesi dell’anno sono in assoluto i più duri del periodo especial decretato per fare fronte al venir meno con la caduta dell’Urss dell’aiuto di Mosca. I cubani, abituati a mangiare e bene, stringono la cinghia, i frigor sono spettralmente vuoti, i mezzi di trasporto pubblici smettono quasi completamente di circolare, la gente va a piedi o con le rare biciclette, i gatti spariscono dalle strade perché vengono mangiati. Le privazioni sono enormi. Qualcuno pensa di salpare con imbarcazioni di fortuna verso la Florida. E’ la crisi dei balseros: durante l’estate un giorno all’Avana vicino al mare scoppia un moto di protesta. Altri si sarebbero tenuti alla larga. Non Fidel. Avvertito di quello che sta succedendo, arriva sul posto con una jeep militare e si rivolge alla gente. La protesta rientra.
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Chi dal ’59 ha guardato con ostilità all’esperienza rivoluzionaria cubana, ha avuto la tendenza ad attribuire a Fidel la responsabilità di qualunque cosa, nella vicenda del socialismo dell’isola: e certamente il suo essere il comandante che ha fatto la rivoluzione letteralmente in prima persona, il ruolo di lider maximo del socialismo cubano, e appunto questa sua personalità prorompente hanno favorito questa personalizzazione. Ma la dinamica dell’esperienza cubana è stata molto più complessa. Entrato nel gennaio del ’59 all’Avana alla testa dei suoi barbudos, Fidel si trova a dover gestire un paese con un gruppo di guerriglieri.

Gli americani scappano, seguiti via via dalla stragrande maggioranza dei tecnici e dei professionisti cubani. Il rapido deteriorarsi dei rapporti con gli Stati Uniti, incapaci di dialogare con quella che all’inizio è solo una rivoluzione democratica, ai quali Fidel ribatte con l’affermazione del carattere socialista della rivoluzione, creano una situazione di tensione con gli Usa  (che poi con Kennedy tenteranno di rovesciare la rivoluzione con lo sbarco alla Baia dei Porci) che rende estremamente delicata le gestione del potere.
Leggi anche: L’Argentina ha incassato in meno di una settimana due vittorie all’insegna della difesa della propria sovranità economica.
Di chi si può fidare Fidel? Dei comunisti. Gli unici che dispongono di quadri disciplinati e preparati e di una struttura organizzativa. Molti dirigenti e sindacalisti del partito sono di notevole cultura, conoscono bene gli Stati Uniti, che molti di loro hanno visitato già negli anni cinquanta, hanno una mentalità aperta. Ma il partito è fedele a Mosca e di impronta stalinista.

Mentre giovani appena usciti dalle scuole e dalle università vengono avviati a rimpiazzare chi se ne è andato negli Stati Uniti, le nuove necessità di gestione del paese portano a promuovere a quadri negli organismi politici e nei vari aspetti della vita sociale anche persone di poca o nessuna istruzione, spesso provenienti da un mondo contadino retrivo, erede per alcuni aspetti della cultura di una Spagna centralista e reazionaria. Limiti di educazione e ristrettezze culturali che, assieme con la gratificazione di occupare dei ruoli, favoriscono l’adesione ad una impostazione politica e culturale di tipo sovietico e stalinista.

La leadership carismatica di Fidel supplisce a questo deficit di preparazione delle masse e ha in questo contesto d’altro canto la possibilità di dispiegarsi. Ma Castro non è affatto un leader onnipotente, che possa comandare l’isola a bacchetta: da un certo momento in poi per di più all’interno dello stretto abbraccio con l’Urss a cui è costretto per resistere di fronte agli Stati Uniti, Castro deve fare buon viso a cattivo gioco, e fare i conti con il partito, l’apparato, i quadri e le loro dinamiche.
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Difficile pensare che il processo di stalinizzazione della Rivoluzione, particolarmente pesante negli anni settanta, che la stretta sulla cultura, che le vessazioni nei confronti degli omosessuali fossero farina del sacco di Fidel; e che l’uomo che aveva studiato dai gesuiti, che mai interrompe i rapporti con il Vaticano, e che poi negli anni ottanta dialogherà con il gesuita brasiliano Frei Betto nel libro, diffusissimo a Cuba, Fidel y la religion, abbia avuto particolarmente a cuore le campagne di propaganda dell’ateismo.

Già da tempo il problema del superamento di una leadership carismatica derivante dalla personalità di Fidel e da circostanze storiche precise è presente nel dibattito cubano: la legittimazione di Fidel e poi di Raul deriva dal loro aver fatto una rivoluzione armi alla mano, e poi dall’aver guidato il paese in tempi durissimi e aver assicurato ai cubani un “welfare” socialista. Nessuno dopo di loro può rivendicare una legittimazione simile, e nessuno può offrire come loro, con la propria storia, la garanzia di salvaguardare le conquiste della rivoluzione: si pone dunque per Cuba la questione di un rafforzamento di quella che nel dibattito cubano si usa chiamare “istituzionalità democratica”, di una implementazione dei meccanismi democratici e di decisione del popolo. Una prospettiva a cui lo stesso Raul è probabilmente sensibile, ma che incontra certamente resistenze – inerzia dei processi storici a cui abbiamo accennato – nel partito, nella nomenklatura, nell’apparato.

Intanto oggi, dalla vittoria della guerriglia – primo gennaio 1959, per Cuba è il primo giorno senza Fidel. A Cuba molti lo hanno venerato, e tanti non hanno smesso. Senza però – troppo intelligente Fidel, troppo ironici i cubani – un esasperato e deteriore “culto della personalità”: Cuba è piena di busti di José Martí, nessuno di Fidel. Molti hanno avuto con lui un rapporto di amore-odio. Molti, soprattutto negli ultimi anni, soprattutto fra i più giovani, lo hanno francamente detestato. Ma conoscendo Cuba, la psicologia dei cubani, la relazione che hanno intrattenuto nell’arco di quasi sessant’anni con l’uomo che ha fatto e guidato la Rivoluzione, si può scommettere che per moltissimi, forse per quasi tutti, sarà come avere perso un padre: a volte severo ma anche permissivo, autoritario ma anche generoso, che ha preteso, ha vietato, ma ha anche dato, ha provveduto e ha protetto, e ha affascinato. E questo nel momento in cui con l’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump la prospettiva della normalizzazione dei rapporti e dell’eliminazione del bloqueo è a gravissimo rischio, e l’orizzonte per Cuba è di nuovo molto fosco.

E la Storia? La vita del leader cubano ha coperto un arco di tempo così lungo che la sua esperienza rivoluzionaria può già essere guardata dalla prospettiva di quella Storia che Castro, nel ’53, era certo lo avrebbe assolto. Nel ’59 la rivoluzione cubana ha aperto una prospettiva che è stata di potente ispirazione per l’America Latina: e anche l’affermarsi di governi di segno progressista e socialista degli ultimi decenni deve molto all’esempio di Cuba di giustizia sociale e di autonomia dall’agenda di interessi statunitensi; e gli stessi passi indietro che l’America Latina sta vivendo testimoniano di come non fosse del tutto ingiustificata la difesa del socialismo anche al prezzo di limitazioni delle libertà politiche e di espressione.

E se si considerano diritti umani non solo il pluralismo politico e la possibilità di organizzare il dissenso ma anche il diritto all’alimentazione, alla salute, all’istruzione, il bilancio del socialismo cubano è tutt’altro che negativo. Dal ’59 generazioni di bambini cubani sono cresciuti senza conoscere fame, violenza, guerra. Certo non immacolata – ma per responsabilità e fattori che sarebbe superficiale riportare al solo Fidel Castro – la Rivoluzione ha a ben vedere anche risparmiato a Cuba quel destino terribile di dittature fasciste, spietate repressioni, feroci guerre civili a cui quasi nessun paese latinoamericano è sfuggito, e a cui, senza l’iniziativa rivoluzionaria di Castro, era fatale che prima o poi non sfuggisse nemmeno Cuba. La Storia avrà ben altri da condannare.
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novembre 28, 2016

La Monsanto mette il suo zampino di morte anche alle Hawaii.
La Monsanto sta distruggendo un vero e proprio paradiso, rappresentato dall’isola di Molokai, la quinta isola dell’arcipelago della Hawaii in termini di dimensioni. Scarsamente popolata è soprannominata l’isola amichevole, ed è una delle meno sviluppate, ma vanta comunque tra le più alte scogliere al mondo, raggiungendo 1005 metri sopra il livello dell’Oceano Pacifico.

Visto il carattere amichevole dei suoi abitanti, la Monsanto si è voluta approfittare di loro e, come sempre accade in questi casi, promettendo felicità e prosperità ai suoi abitanti, facendo divenire questa isola un laboratorio dove gli abitanti sono trattati come topi da laboratorio, un’isola che, con le sue cascate e le foreste pluviali lussureggianti è da considerarsi una vera e propria perla.
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La Monsanto ha messo in piedi una vera e propria boutique, circondata da recinzioni che non ammettono intrusioni, visto che quasi 2000 ettari di terreno vengono utilizzati per la coltivazione del mais transgenico, sul quale viene spruzzata la tossina Bt, creata per permettere agli agricoltori di lottare contro i parassiti senza utilizzare troppi pesticidi, magari condensando in pochi prodotti l’effetto nocivo desiderato.
Leggi anche: L’Artico è un tesoro ecologico inestimabile, che accoglie specie animali e piante uniche sul pianeta.
I lavoratori della Monsanto, per fare queste sperimentazioni, hanno a disposizione indumenti protettivi dalla testa ai piedi, con l’ausilio di un respiratore, mentre, gli altri abitanti residenti nelle zone limitrofe, non posseggono queste protezioni, “ciucciandosi” le polveri tossiche. Come sempre la Monsanto si difende asserendo che tutto questo non genera alcun danno a cose o persone, ma allora perchè si bardano di tutto punto?

Gli abitanti dell’isola non sono d’accordo, e hanno un punto totalmente diverso della questione, verificando che è simile a quello delle popolazioni dell’India o dell’Argentina, tanto per fare un esempio, popolazioni che hanno subito a loro volta l’aggressione della Monsanto e del suo glisofato altamente tossico. Non basta l’evidenza dei fatti, visto che il popolo dei Molokai accusa sempre di più malattie come diabete, asma e il cancro… eppure si continua, da parte della Monsanto, a volgere lo sguardo e soprattutto il cuore, da un’altra parte.

Un prodotto a base di glisofato è il ben noto Roundup, contenente anche il polyethoxylated tallowamine, o POEA , il quale produce vari effetti nocivi. I lavoratori agricoli, se si strofinano gli occhi, li avranno gonfi, palpebre comprese, inoltre, con la respirazione, un aumento della frequenza cardiaca e della pressione.
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Altri effetti riscontrati sono: vomito, diarrea, emolisi (distruzione dei globuli rossi), alterazione dello stasto mentale ed edema polmonare. L’ingestione, inoltre, può causare faringite, dolori addominali e al fegato, danni renali, erosioni esofagee e altro ancora. Inoltre, viene influenzato lo sviluppo dei feti, danneggiate le cellule e perturbato il sistema ormonale, visto che il POEA contiene diossina.

I politici si rifiutano di ascoltare, conniventi come sono con le multinazionali come la Monsanto, svendendo la salute dei propri cittadini per un piatto di lenticchie. Questi non sono umani ma alieni, i quali devono modificare l’habitat di questo pianeta per renderlo ospitale alle loro necessità. Sarà fantascienza, ma un virus con la cellula si comporta proprio in questa maniera, e questi personaggi alieni a questa umanità sono un virus che cerca di implementarsi avendo necessità che la vita come la conosciamo venga distrutta.

Cerchiamo di rimanere portatori sani di umanità, queste forze aliene non hanno nulla da insegnarci, e tutto quello che ci vogliono propinare se lo riprendano e vadano a “giocare” da un’altra parte… rimaniamo umani che è meglio.
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aprile 16, 2016

Dal formidabile mondo alpino ai paesaggi da sogno dell’italia meridionale.
Le regioni sono, assieme ai comuni, alle province, alle città metropolitane e allo stato centrale, uno dei cinque elementi costitutivi della Repubblica Italiana.

Ogni regione è un ente territoriale con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione della Repubblica Italiana, come stabilito dall'art. 114, II comma della carta costituzionale.

Le regioni, secondo quanto indicato dall'art. 131 Cost., sono venti. Cinque di queste sono dotate di uno statuto speciale di autonomia ed una di queste (il Trentino-Alto Adige), è costituita dalle uniche due province autonome, dotate cioè di poteri legislativi analoghi a quelli delle regioni, dell'ordinamento italiano (Trento e Bolzano).
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Nel rispetto delle minoranze linguistiche, il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta sono riportati con le denominazioni bilingui Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste all'art. 116, come modificato nel 2001.
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Non importa che tipo di viaggio si organizza – in Italia e nelle caleidoscopiche regioni italiane ognuno troverà ciò che più gli piace: il formidabile mondo alpino dell´Alto-Adige, le ottime aree sciistiche nella Valle d´Aosta o le bellissime città storiche dell´Italia settentrionale nella Toscana, Lombardia o nel Veneto. Poi ovviamente le attrazioni e l´incantesimo della capitale italiana Roma e delle sue attrazioni nei dintorni.
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Poi non dobbiamo dimenticare l´Italia meridionale che è altrettanto affascinante quanto l´Italia settentrionale, anche se magari meno conosciuta all´estero: La Puglia, Calabria e Basilicata offrono dei paesaggi e dei luoghi da sogno e anche le isole Sicilia e Sardegna appartengono alle destinazioni da non perdere in Italia. 20 regioni e 20 destinazioni di vacanza meravigliose che non devono assolutamente mancare nella vostra lista dei luoghi degni d´esser visti.

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aprile 15, 2016

L'allungamento delle aspettative di vita mette a rischio i bilanci degli stati più sviluppati.

Il Fmi arriva a questa affermazione quando prova a spiegare che “nessun asset può essere considerato veramente sicuro”.

Che rapporto c’è tra investimenti finanziari e vecchiaia delle popolazioni? Quello tra affidabilità dei titoli di stato e, appunto, spesa pubblica dedicata agli istituti del welfare (pensioni, sanità, assistenza, istruzione). Silenzio assoluto, per esempio, sulla spesa militare.

Di recente le principali agenzie di rating (tutte statunitensi) hanno deciso un downgrade di titoli fin qui considerati sicuri, “virtualmente privi di rischio”, come i Bund tedeschi o i Treasury americani. Beni rifugio per eccellenza.

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Si comprende facilmente che questi downgrade hanno seriamente preoccupato gli “investitori professionali” (fondi speculativi, fondi pensione, risparmio gestito, hedge fund, ecc), che stanno dirottando altrove i propri investimenti o sono in procinto di farlo. Con ovvie e serissime conseguenze sulla stabilità degli stessi mercati finanzairi e conseguentemente anche per i bilanci stessi degli stati (quando cala l’affidabilità di un titolo, il prezzo scende; e di conseguenza sale il rendimento, ossia gli interessi che uno Stato deve pagare).

Il Fmi sottolinea inoltre che “l’offerta di asset sicuri è diminuita di pari passo alla capacità del settore pubblico e privato di produrre asset di questo tipo”. E la causa principale è individuata nella longevità “eccessiva” delle relative popolazioni. “Se l’aspettativa di vita media crescesse di tre anni più di quanto atteso ora entro il 2050, i costi potrebbero aumentare di un ulteriore 50%.

Il rischio è considerato “notevole” sia per quanto riguarda la sostenibilità fiscale (potrebbe fare aumentare il rapporto debito/pil), sia sul fronte della solvibilità di istituti finanziari e fondi pensione. Queste dinamiche “potrebbero avere un ampio effetto negativo su settori pubblici e privati già indeboliti, rendendoli più vulnerabili ad altri shock e potenzialmente minando la stabilità finanziaria”. Il che, evidentemente, potrebbe “complicare gli sforzi fatti in risposta alle attuali difficoltà fiscali”. Quindi, ciò che serve secondo il FMI, è “una combinazione di aumento dell’età pensionabile di pari passo con l’aumento dell’aspettativa di vita, più alti contributi pensionistici e una riduzione dei benefit da pagare“.

Quello che non è detto esplicitamente dal Fmi è che questa longevità va ridotta (è “desiderabile, ma costosa”) per aiutare gli “investitori professionali” a trovare degli asset più affidabili.

Sul fatto che la maggiore longevità comporti costi maggiori non ci può essere dubbio. Oltre una certa età un essere umano non ouò e non deve essere obbligato a lavorare, quindi la collettività si deve assumere l’onere del suo mantenimento in vita in condizioni dignitose (nulla di straordinario, è previsto anche dalla Costituzione). La questione non riguarda insomma se la longevità sia un costo o no, ma esclusivamente quale parte della società devono pagare questo costo. Per il Fmi lo devono pagare soltanto i lavoratori dipendenti (“più alti contributi pensionistici“) e i pensionati stessi (“più alti contributi pensionistici“, ossia pensioni ancora più basse). E se neanche questo basta – e non può bastare, se dal pagamento del prezzo vengono esentati gli “investitori professionali” e tutte le classi dirigenti di ogni ordine e grado – allora non resta che tagliare drasticamente tutti gli istituti di welfare che hanno fin qui sostenuto l’allungamento delle aspettative di vita.

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aprile 14, 2016

Acquisti in rete? Ecco come fare per evitare la truffa.
La crescita dell’e-commerce in Italia continua, nel 2015 sono stati superati i 16miliardi di euro con un incremento in valore del 16% rispetto al 2014, pari a oltre 2,2 miliardi di euro, anche se rimaniamo ancora lontani dai principali mercati occidentali, dove la diffusione del commercio online è molto più ampia.

I consumatori abituali, che effettuano almeno un acquisto al mese in rete, sono più di 11 milioni, mentre più del 35% dei consumatori effettua almeno un acquisto online nell’arco di tre mesi.

E’ innegabile che l’e-commerce presenti molte opportunità di acquisto al risparmio per il consumatore, ma occorre conoscere le principali regole di sicurezza per evitare di subire truffe online.

Come possiamo evitarlo? Quali sono le regole da seguire per evitare di subire truffe sul web?
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Ecco alcuni consigli da seguire:

L’informativa precontrattuale. Prima di essere vincolati da un contratto a distanza, avete diritto a ricevere una dettagliata informativa precontrattuale, chiara e comprensibile. L’informativa deve prevedere una serie di specificazioni importanti. Dalle caratteristiche dei beni e servizi che si sta per acquistare, alle informazioni anagrafiche e geografiche del venditore. Dalla informazioni sul diritto di recesso alle specifiche modalità di pagamento.

I metodi di pagamento: potete effettuare acquisti online con vari metodi di pagamento. I metodi più sicuri sono ancora oggi le carte prepagate e il contrassegno, mentre sarebbe preferibile non utilizzare metodi, come i bonifici, che non permettono di essere bloccati o contestati. Non tutti i negozi virtuali accettano tutte le tipologie di pagamento. Tuttavia molti, se non tutti, accettano il pagamento tramite prepagate. Un altro metodo che garantisce un certa tranquillità è il pagamento tramite PayPal, che permette di effettuare transazioni senza condividere i dati con il destinatario finale del pagamento.

Ricordate, inoltre, che non bisogna mai condividere PIN e password. Per gli acquisti online, non vengono richiesti dati personali come la password, il PIN o altre credenziali di accesso al proprio conto corrente. Per cui, se vi vengono chiesti, diffidate del sito e non effettuate acquisti.

E’ inoltre vietato applicare maggiorazioni sulle tariffe applicate nel caso in cui l’acquirente scelga di non pagare in contanti ma attraverso carte di credito, di debito e forme di pagamento elettroniche. Analogo divieto nel caso in cui esista una tariffa telefonica su linee dedicate messe a disposizione del consumatore dal venditore, nelle vendite dirette e a distanza.

La verifica dei dati del venditore. Verificate che sul sito siano presenti tutti i dati che permettono di identificare il venditore. Ad esempio, è possibile cercare tutte le informazioni sul sito tramite il database WHOIS (www.whois.net). E’ consigliabile fare anche una ricerca sul nominativo del titolare del sito tramite siti, blog o forum online dedicati agli acquisti online, per capire se in qualche occasione si è comportato in modo truffaldino.
Questo è uno strumento utilizzato soprattutto sulle piattaforme di vendita come Amazon o E-Bay, dove i feedback sono la chiave di lettura dell’onestà e della sicurezza che fornisce il venditore.

Il diritto di recesso: la recente normativa europea entrata in vigore lo scorso anno ha aumentato a 14 giorni il termine per ripensare all’acquisto effettuato online e decidere di recedere dal contratto, attraverso una procedura più semplice grazie all’utilizzo di un modulo tipo.

La protezione dati pagamento: è sempre bene verificare che il sito garantisca un’adeguata protezione dei dati al momento del pagamento. Al momento del pagamento il sito dovrebbe presentare un sistema di protezione della trasmissione dei dati SSL (Socket Secure Lock). Lo si può riconoscere se sul sito è presente, di solito nella parte bassa dello schermo, un lucchetto chiuso. La presenza di un lucchetto aperto indica che il sito non è sicuro e la transazione non è adeguatamente protetta. In questo caso evitate di portare a termine l’acquisto.

La conservazione della documentazione: per aumentare il livello di sicurezza, soprattutto in caso di contestazioni seguenti l’acquisto, conservate con cura almeno una copia degli ordini effettuati e di tutte le comunicazioni intercorse. Stampate sempre la pagina e/o la e-mail di conferma dell’acquisto. Se la transazione si interrompe e non si ha la certezza dell’esito, inviate una lettera raccomandata al venditore e per conoscenza alla vostra banca e alla società emittente la carta di credito, segnalando che l’acquisto non è stato effettuato e quindi che non si deve procedere all’addebito

La protezione dati personali: online non solo si può correre il rischio di subire una truffa economica, ma anche di vedere “rubati” i propri dati personali. E’ quindi fondamentale, al fine di prevenire tale opportunità, non fornire mai i dati personali né indirizzi e numeri di telefono, se inutili ai fini dell’esecuzione del contratto. Se il venditore esige il conferimento di questi dati, non procedere all’acquisto.

La consegna: è opportuno che, al momento della consegna della merce, ne verificate tempestivamente l’integrità. Qualora il pacco appaia visibilmente danneggiato è opportuno che il consumatore rifiuti la consegna o lo accetti con riserva sulla bolla di consegna. Se non lo fa perde il diritto di sostituzione del bene o di risarcimento del danno da trasporto. Nel caso in cui i pacchi siano integri esternamente e quindi la merce sarà controllata in un secondo momento, è sempre opportuno accettare la merce con riserva e scrivere sulla bolla di consegna “accetta con riserva”.

L’assicurzione degli acquisti: scegliete sempre una spedizione tracciabile e assicurata. Il costo, di solito, è di poco superiore, ma permette di sapere in modo certo e tempestivo dove si trova l’oggetto comprato.

In caso di truffa: inoltrate un reclamo al rivenditore e procedete poi con una denuncia alla polizia postale; nel caso incappiate nell’acquisto di beni contraffatti, sarà opportuno procedere con una segnalazione alla Guardia di finanza competente in materia; è sempre opportuno segnalare la pratica commerciale scorretta anche all’Antitrust.

Ultimo consiglio…Condividi l’esperienza: in caso di disavventure, raccontate la vostra storia su blog e social network e scrivete alle riviste specializzate, così da evitare che possa accadere ad altri. Voi non vi sarete salvati ma qualcuno potrebbe farcela!

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