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giugno 25, 2012

Origini e sviluppi della rivolta Tuareg in Mali.

tuareg-300x199Dall’inizio di quest’anno i Tuareg, tribú nomade storicamente stanziata nei territori Sahariani tra il Mali, Niger e Algeria, dedita al commercio e alla guerra, sono i protagonisti delle cronache mondiali per via della ribellione inizata nel Gennaio scorso nel nord del Mali.

Il MNLA, Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad é erroneamente dipinto come il leader della rivolta alleato a non ben definiti gruppi islamici che a loro volta avrebbero legami con la cellula terroristica di Al-Qaeda Magreb.
Tuareg_areaDall’inizio di quest’anno i Tuareg, tribú nomade storicamente stanziata nei territori Sahariani tra il Mali, Niger e Algeria, dedita al commercio e alla guerra, sono i protagonisti delle cronache mondiali per via della ribellione inizata nel Gennaio scorso nel nord del Mali.

Il MNLA, Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad é erroneamente dipinto come il leader della rivolta alleato a non ben definiti gruppi islamici che a loro volta avrebbero legami con la cellula terroristica di Al-Qaeda Magreb.
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I tentativi dell’amministrazione coloniale di imporre delle tasse sul commercio gestito dalla tribú nomade fallirono e aumentarono l’avversione dei Tuareg contro questi stranieri “arroganti e non credenti”. Parigi dovette accontentarsi di gestire un difficile territorio tentando di attuare una tattica di dividi ed impera giocando sulle rivalitá e sulle dispute territoriali tra i diversi clan che componevano e tutt’ora compongono la Federazione Tuareg.

La prima rivolta armata, facilmente domata, avvenne nel 1911 a Mènaka, seguita da una vera e propria insurrezione nel 1916 denominata “la Rivolata di Kaocen”, nome del leader Kaocen Ag Mohamed fortemente influenzato dai leader religiosi Sufisti che da sempre nutrivano sentimenti anti coloniali. Koacen approfittó della scarsa presenza militare francese a causa dell’immenso massacro che si stava consumando in Europa durante la Prima Guerra Mondiale dove un gran numero delle forze coloniali comprese quelle indigene era stato chiamato in Patria per controbilanciare l’esercito del Kaiser.
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Per un anno  i Tuareg occuparono il nord del Mali e una gran parte del nord del Niger, altra colonia Francese fisicamente eliminando ogni traccia di dominiazione coloniale. La rivolta fu duramente repressa nel 1917 dall’esercito francese. Si era ormai vicino alla fine della Guerra Mondiale. Nonostante che la Rivoluzione Bolscevica avesse risparmiato al Kaiser l’impegno sul fronte orientale, le truppe tedesche erano ormai allo stremo e l’entrata in guerra dell’esercito Americano permise alla Francia di rilasciare dal fronte Europeo la gran parte dell’esercito coloniale e delle truppe indigene per riordinare le colonie Africane.
 
Una volta debellata la ribellione Parigi cambió tattica. Negli anni 20 la Francia instauró relazioni piú tranquille con il leader Tuareg a cui furono offerti poteri semi autonomi di gestione amminstrativa (non in contrasto cone quella colonale) e una discreta libertá di commercio, evitando di imporre una tassasione, esigendo solo dei vaghi contributi coloniali. La nuova politica dell’Eliseo tolleró la reintroduzione del potere semifeudale esercitato dai Tuareg sulle popolazioni Africane del nord delle colonie shariane francese, sopratutto Mali e Niger e parte del sud dell’Algeria.
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Fú creato un organismo predisposto alle relazioni con i Tuareg: l’Organisation Commune des Règions Sahariennes a cui fu affidato il controllo delle aree desertiche del Mali, Niger e Algeria. Risolto il conflitto regionale con la tribú nomade, la Francia scoprí quanto poteva risultare preziosa la politica di collaborazione con i Tuareg. Ottenuto la semi autonomia e liberi di esercitare commercio e dominio locale i leader Tuareg continuarono a considerare i Francesi come stranieri ma anche come utili alleati. L’equilibrio tra la potenza coloniale e i Tuareg arrivó anche a giustificare l’aperta tolleranza della Repubblica verso le evidenti pratiche di schiavismo e di tratta degli schiavi attuate dai Tuareg.

Negli anni cinquanta furono scoperti importanti giacimenti di oro e uranio nel nord del Mali. Visto la buona convivenza con i Tuareg all’Eliseo prese piede l’idea di creare uno Stato Shariano occupato dai Tuareg ma controllato da Parigi. Questa idea trovó un appoggio entusiasta da parte dei leader Tuareg ma fu abbandonata a seguito delle trattative per l’indipendenza dove l’embrione del Governo Maliano pretese che i confini dello Stato Indipendente rispecchiassero i confini coloniali, nord compreso, al fine di poter sfruttare i giacimenti minerari e rafforzare l’economia del Paese.

Alla notizia che Parigi aveva accettato le proposte degli indipendentisti Maliani i leader Tuareg espressero chiari segnali del loro malcontento rispetto alla prospettiva di essere integrati nel nuovo Stato dominato dalle popolazioni Africane.
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Il periodo post coloniale: 1960 – 1980.
L’amministrazione post indipendenza del Mali fu caratterizzata da un forte nazionalismo. Il Primo Presidente Maliano Modibo Keita (1960 -1968) con forte influenze marxiste, mise fine allo statuto semi autonomo che i Tuareg avevano goduto sotto il colonialismo Francese ora considerati a tutti gli effetti cittadini del Mali. Come controaltrare alla cittadinanza, a cui i Tuareg non erano minimamente interessati, Keita  impose un rigido rispetto delle frontiere, nuove regole amministrative, l’abolizione della schiavitú, l’obbligo di adempiere ai doveri fiscali e le tasse doganali visto che i legami commerciali dei Tuareg erano maggiori con l’Algeria rispetto al sud del Mali.

Nonostante il senso di cittadinanza e di appartenenza comune che Keita cercó di diffondere tra tutte le etnie del Mali, i Tuareg considerarono il Governo di Bamako come dei nuovi colonizzatori e peggio ancora negri. L’idea di essere amministrati da popolazioni che storicamente avevano fornito il prezioso serbatoio per il commercio degli schiavi era considerato un’insulto alle tradizioni e alla cultura Tuareg.
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Dall’altro canto molte etnie sudiste consideravano il nord, desertico, come un  paese a parte, nutrendo sospetti ed ostilitá nei confronti dei ex commercianti di schiavi. I funzionari pubblici inviati a gestire l’amministrazione nel nord del Paese, nonostante che ricevessero benefits maggiori di quelli normalmente previsti, consideravano l’incarico come una punizione equiparandolo all’ergastolo. I loro atteggiamento non contribuí a migliorare le relazioni tra le popolazioni Africane e i Tuareg.

Inevitabilmente la prima ribellione Tuareg dopo l’indipendenza scoppió nel 1962, guidata da un leader: Alfellaga ed inziata nella cittá di Kidal. La ribellione si caratterizzó come una guerriglia con tattiche di attacchi a sorpresa e rapide ritirate nel deserto o in territorio Algerino e da una brutale repressione attuata dalle truppe governative. Migliaia di persone si rifugiarono in Algeria o nel sud del Mali, secondo l’appartenenza etnica. Il Presidente Keita frustrato dalla guerriglia Tuareg ordinó all’esercito di utilizzare ogni mezzo per vincere militarmente e riprendere il controllo del nord.

I mezzi usati furono efficaci militarmente ma violarono ogni diritto umano e possono essere considerati crimini contro l’umanitá: massacri di civili, avvelenamento dei pozzi, distruzione del bestiame, esecuzioni extra giudiziarie, fucilazioni ed impiggagioni pubbliche, civili bruciati vivi, stupri collettivi. Questa politica generalizzata di terrore riusci a  piegare la resistenza Tuareg, ma ebbe come effetto collaterale l’aumento della  divisione e l’odio tra i Tuareg e le popolazioni Africane ponendo le basi per le future ribellioni Tuareg fino a quella dei giorni nostri.
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L’immigrazione di massa.
Sia il Presidente Keita che il suo successore, Moussa Traoré (1968 – 1991) militarizzarono il nord del Paese, rifiutando di attuare il necessario sviluppo economico, depredando le risorse minerarie e soffoncando l’indenditá culturale Tamasheq dei Tuareq. Il nord subí anche due siccitá (1972 -73 e 1984 – 85) dove il bestiame dei Tuareg fú irremediabilmente decimato. Molti Tuareg intrappresero l’esodo verso le  maggiori cittá del nord, costretti a diventare mano d’opera per lavori pesanti e mal pagati. Dinnanzi a queste condizioni di vita i Tuareg preferirono immigrare in Algeria, in Libia e nel Medio Oriente. L’immigrazione offrí l’occasione al Governo di Bamakó di promuovere una migrazione interna di popolazioni africane con l’intento di rendere piú omogenea e meno ostile la popolazione del nord.
fonte: Dillinger
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