Si comincia con un suono. Non con il nome, non con il curriculum, non con la disciplina di appartenenza. Ognuno, a turno, emette il suono che in quel momento lo rappresenta, e il cerchio glielo restituisce. È uno dei primi esercizi del Toolkit MPAS e ha una funzione precisa: abbassare le difese prima ancora che si alzino. Per un gruppo di artisti abituati a stare su un palco, a esporre, a essere giudicati, è un piccolo spaesamento.
Erano trenta, a Busca, dal 30 gennaio al 1° febbraio 2026. Venivano dalle arti visive e dal teatro, dalla musica e dalla danza, ma anche dalla fotografia, dal cinema, dal circo, dall'illustrazione e dalla grafica, dalla poesia, dalla narrazione orale, dalle pratiche somatiche. Alcuni lavoravano già nell'educazione o nella psicologia. Li accomunava una domanda: che cosa può fare la mia arte per un ragazzo di vent'anni che sta male?
Un progetto europeo con una drammaturgia
Il contesto è MPAS – Mental Prevention through Artistic Skills, progetto biennale cofinanziato dal programma Europa Creativa e coordinato dall'associazione spagnola Proyecto Nagual, con la greca Hope Art, l'associazione musicale italiana Omphalos e l'Associazione degli Psicologi della Bulgaria. L'obiettivo è usare le pratiche artistiche per prevenire il disagio psicologico nei giovani adulti, tra i 18 e i 30 anni.
Il training italiano, ospitato dall'Osservatorio P.U.S.H. e condotto insieme a facilitatori spagnoli e greci, si intitolava "There Once Was a Fire". Il titolo dichiara la forma: una fiaba, o meglio un viaggio. Le tre giornate erano costruite secondo un arco narrativo preciso, dall'arrivo e dalla sicurezza alla storia, dalla storia alla trasformazione, e infine alla riflessione e all'integrazione. Chiunque abbia letto Joseph Campbell riconosce la struttura del viaggio dell'eroe: la casa, la chiamata all'avventura, il rifiuto, la prova, il ritorno. Il Toolkit la usa esplicitamente, con i suoi archetipi: il guardiano, il mentore, il saggio e quello che chiama, con una formula bellissima, il "mostro bello".
Il corpo prima della parola
Gran parte del lavoro è passata dal corpo. Il Toolkit propone, tra le altre pratiche, una danza dei quattro elementi in cui ciascuno ha la sua qualità: la terra radica, con i tamburi e i piedi ben piantati; l'acqua ammorbidisce e rende fluidi; il fuoco trasforma, con ritmi intensi; l'aria alleggerisce e porta la voce. Sono esercizi che un danzatore riconosce subito, ma che qui cambiano scopo: non servono a costruire una coreografia, servono a far sentire a chi partecipa che il proprio stato interiore può muoversi, cambiare, trovare un'altra forma.
Poi c'è il lavoro sul personaggio. Si dà corpo a una figura interiore, la si fa camminare, parlare, la si incontra. Si raccontano le storie che ci hanno formato, si lavora sulla tensione tra casa e altrove, tema che per molti giovani migranti o semplicemente in transito tra città, lavori e relazioni è tutt'altro che astratto. E si usano pratiche di costellazione, in cui le relazioni vengono disposte nello spazio e diventano visibili.
Stringere la mano al mostro
Il momento che più di tutti dà il senso del metodo si chiama "Shaking Hands with the Monster", stringere la mano al mostro. Arriva verso la fine del percorso, nella fase che il Toolkit chiama risignificazione della propria storia. Il mostro è ciò che spaventa, ciò che blocca: l'ansia, la vergogna, la paura di non essere abbastanza. L'esercizio non chiede di sconfiggerlo, ma di incontrarlo, guardarlo, riconoscerlo. Di trasformare un nemico in un interlocutore. È la traduzione teatrale di un principio della terapia narrativa: separare la persona dal problema, perché con un problema che non coincide con noi si può finalmente negoziare.
Per gli artisti presenti l'esercizio aveva un doppio livello. Lo hanno vissuto in prima persona e, insieme, hanno osservato come si conduce: come si prepara il gruppo, come si protegge chi si espone, come si chiude. Perché la domanda non era solo "che cosa provo io", ma "come lo farò fare a un gruppo di ventenni che non conosco".
Nel linguaggio di MPAS l'artista diventa un "artista sociale": qualcuno che mette la propria competenza al servizio di un processo collettivo, invece che di un'opera da firmare. È uno spostamento di sguardo che il teatro sociale e la danza di comunità praticano da tempo, e che qui trova una grammatica condivisa a livello europeo.
Dopo il fuoco
Alla fine dei tre giorni, i partecipanti hanno descritto l'esperienza con tre parole ricorrenti: intensa, significativa, trasformativa. Hanno indicato come più preziosi il lavoro sulla narrazione, quello corporeo, la possibilità di mostrarsi vulnerabili e la cura reciproca nel gruppo. Ventotto su trenta la consiglierebbero ad altri artisti. E hanno chiesto, con franchezza, più tempo: per integrare, per approfondire la teoria, per essere accompagnati quando sarebbe toccato a loro condurre.
Quel momento è arrivato tra giugno e settembre 2026, con dieci workshop rivolti ai giovani tra i 18 e i 30 anni, nella sede dell'Osservatorio P.U.S.H. e presso altre realtà del Piemonte. Lì non si sono prodotte mostre né spettacoli. Si sono prodotti incontri, che per loro natura lasciano poche tracce materiali: qualche immagine, qualche racconto, molte cose che restano tra chi c'era. Una parte di quel diario è visibile sulla pagina Instagram @osservatorio.push.
Il resto è affidato agli strumenti che MPAS lascia in eredità: il Toolkit, con gli esercizi descritti passo dopo passo, e un corso online gratuito per artisti di ogni disciplina, scaricabili e accessibili da mpas-project.eu. Per chi fa arte e si chiede a che cosa serva, in un tempo che sembra non averne bisogno, è una risposta possibile. Non l'unica, ma una delle più concrete.
Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!



Recentemente è stato lanciato il nuovo progetto europeo Interreg ALCOTRA denominato TransMET-ART – L'arte di tra(n)s-mettere, sviluppato dall'Associazione culturale IdeAgorà insieme a L'Entre-Pont di Nizza.
RispondiEliminaQuesto programma sperimenta nuove modalità di cooperazione transfrontaliera e sostiene i processi di creazione di compagnie emergenti (come il circo contemporaneo e il teatro performativo), che utilizzano le giornate di residenza a Busca per sviluppare la propria drammaturgia, la ricerca scenica e la narrazione d'avanguardia prima del debutto
Elimina