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novembre 10, 2010

Sudafrica, tra neri e afrikaans guerra per i nomi delle città.

L'apartheid non c'è più ma lo scontro continua. La sfida della decolonizzazione è sulla toponomastica: in 15 anni già cambiate le denominazioni di 850 luoghi. Solo 28 sono diventati boeri. A volte, come nel caso di Pretoria, si è giunti a un compromesso.


Re Makhado, il Leone del Nord, era un despota che abitava nella vallate tra Sudafrica e Zimbabwe, e Louis Trichardt, capo di un gruppo di Voorktrekker, gli afrikaans, si era spinto fin lì per cercare terra alla larga degli inglesi. Tra il monarca nero e il contadino boero non correva buon sangue e presto iniziarono prima le schermaglie, poi le imboscate. Il Leone pensò di sloggiare gli afrikaans con la forza, ma alla fine - era la fine del XIX - vinsero loro. Lì, alle pendici del monte Soutpansberg fu costruita una nuova città, chiamata in suo onore Louis Trichardt.

Tutto avveniva dal 1870 al 1899, ma la storia non finì qui. Ancora oggi si discute su come chiamare la città e dalle battaglie vere si è passati a quelle con carte bollate. Come in molti altri casi, del resto.

Dal 1998 c'è una apposita commissione, il South African Geographical Names Council, che esamina variazioni, casi dubbi, proposte. Dicono le statistiche uscite da poco che nel giro il 15 anni sono stati cambiati circa 850 città o luoghi di interesse generale. Solo 28 sono afrikaans. "Il processo messo in atto riguarda tutti i sudafricani", dice con soddisfazione il ministro della Cultura della vecchia provincia del Transvaal, chiamato ora Gauteng, "il posto dell'oro" in lingua Sotho. Storia, tradizioni, linguaggio fanno parte del patrimonio di un popolo. E anche le controversie. Quando poi ci sono di mezzo africani e gli afrikaans le cronache delle recriminazioni degli uni contro gli altri si sprecano.

La decolonizzazione per mezzo dei nomi è indice di una nuova realtà di fatto, passata attraverso il post-apartheid e la democrazia, ha detto un parlamentare dell'African national congress. Sicuro, "ci sono conflitti e contrapposizioni", ha aggiunto. E pensava soprattutto ai boeri. Secondo il giornale Die Burger, soltanto tra i 2000 e il 2010 sono cambiati 328 nomi o luoghi. Di questi due su tre sono stati mutati dall'afrikaans in altri idiomi.

La maggior parte dei cambiamenti è stata fatta per incontrare i, giusti, reclami africani. Ma ci sono anche i casi mediazione, come Pretoria, un tempo città simbolo del potere afrikaans razzista. Negli ultimi anni ci sono state discussioni e sedute interminabili per cambiarla in Tshwane, poi è stato deciso: si lascia il nome Pretoria, però la metropoli che la comprende si chiamerà Tshwane.

A più di un secolo di distanza neanche la battaglia tra re Makhado e Louis Trichard si è ancora conclusa. Si sa però che nella provincia del Limpopo dove è ambientata la vicenda, per ora hanno scelto una strada simile al caso di Pretoria: la città vera e propria è rimasta Louis Trichardt, la zona che comprende tutti i dintorni si chiama Makhado. C'è però un'altra questione: il re aveva sulla coscienza una serie di atti sanguinosi verso altre popolazioni, questa volta gli Shangaan e i Pedi; i loro discendenti hanno costituito pure una associazione per ricordare i massacri.

In attesa dei ricorsi, gli afrikaans gongolano. Hanno ottenuto un primo risultato: dividere la comunità. Però molti boeri puri e duri incrociano le dita, perché in gioco non c'è solo il nome della loro città. Sulla via che conduce allo Zimbabwe e passa non lontano da Louis Trichardt c'è un tunnel che gli africani, e non solo, odiano con tutto il cuore. E con ragione. E' il Tunnel Hendrik Verwoerd, primo ministro razzista negli anni 60, come ricorda l'insegna a caratteri di scatola che si legge prima di entrarci dentro. Cambierà nome?









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