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maggio 26, 2026

Come potrebbe essere la PA italiana nel 2030

Corso e-learning PA 2030 - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Se guardiamo al 2030, la cosa interessante è che la PA italiana potrebbe cambiare parecchio non tanto perché avremo "più siti web", ma perché dovrebbe cambiare il modo in cui lo Stato conosce i dati del cittadino e gli eroga i servizi.

La Commissione europea, nel rapporto 2026, descrive già i servizi pubblici digitali italiani come ben sviluppati, citando in particolare identità digitale e sanità digitale.

Come potrebbe essere la PA italiana nel 2030

Immaginiamo una persona che nel 2030 deve gestire una serie di situazioni normali.

1. Cambi casa

Oggi puoi già fare il cambio di residenza online tramite l'ecosistema anagrafico digitale.

Nel modello futuro:

cambio residenza → ANPR → aggiornamento automatico degli enti interessati

Per esempio, il nuovo indirizzo potrebbe essere utilizzato, secondo le autorizzazioni e le regole applicabili, dai sistemi che devono conoscerlo senza costringerti a comunicarlo separatamente a ogni amministrazione.

Questo è esattamente il tipo di trasformazione che la PDND dovrebbe favorire: permettere alle amministrazioni di utilizzare dati che un'altra PA possiede già.

2. Automobile e patente

Qui l'IT-Wallet potrebbe diventare molto importante.

L'obiettivo è avere nel portafoglio digitale documenti e attestazioni verificabili, con integrazione progressiva con il sistema europeo di identità digitale.

Immagina:

patente digitale → documento verificabile → assicurazione → revisione → pagamenti → eventuali comunicazioni

Non significa necessariamente che ogni documento fisico sparirà: il sistema italiano prevede anche la possibilità di continuare a utilizzare i documenti fisici.


3. Sanità

Qui il cambiamento potrebbe essere enorme.

Immagina di cambiare medico o di andare in un ospedale di un'altra Regione.

Invece di:

"Porti le analisi precedenti?"
"Ha il referto?"
"Ha la documentazione della terapia?"

il sistema dovrebbe poter recuperare, nei limiti delle autorizzazioni e delle regole sulla privacy, le informazioni già disponibili nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

L'Italia parte già da una posizione relativamente avanzata: nel 2024 la Commissione rilevava un accesso ai dati sanitari elettronici di 82,7/100, sopra la media UE di 79,1/100.

La vera sfida sarà quindi rendere uniforme l'esperienza tra Regioni e strutture, non semplicemente creare il fascicolo.


4. Fisco

Questo potrebbe essere uno dei cambiamenti più importanti.

Immagina di dover presentare una domanda per una prestazione.

Oggi il cittadino può trovarsi a dover recuperare:

  • certificazioni;

  • dati reddituali;

  • composizione familiare;

  • documenti anagrafici;

  • informazioni patrimoniali;

  • ricevute.

Nel modello digitale maturo:

identità digitale → consenso/autorizzazione → PA recupera i dati necessari → calcolo → esito

In altre parole, il cittadino non dovrebbe essere il "corriere" dei dati tra le amministrazioni.

La PDND è stata progettata proprio con questo obiettivo: evitare che il cittadino debba fornire nuovamente informazioni che la PA già possiede.


5. Quando nasce un figlio

Qui si vede bene la differenza tra digitalizzazione "superficiale" e digitalizzazione vera.

Il modello attuale tende ancora a essere:

nascita → registrazione → diverse amministrazioni → diverse domande → diversi servizi

Il modello futuro potrebbe essere:

registrazione della nascita → evento riconosciuto dai sistemi pubblici → attivazione/possibilità di accesso ai servizi pertinenti

Il genitore potrebbe quindi ricevere nell'applicazione pubblica le informazioni sulle procedure disponibili invece di dover scoprire autonomamente ogni adempimento.

Non significa che tutti i servizi saranno automaticamente attivati: alcuni richiederanno comunque una scelta o una richiesta del cittadino.


6. Scuola e università

L'IT-Wallet potrebbe diventare particolarmente interessante anche qui.

La documentazione ufficiale prevede la possibilità di gestire attestazioni come titoli di studio, qualifiche professionali, licenze e certificazioni. T

Immagina quindi di candidarti a un lavoro:

"Hai il diploma/laurea?"

Invece di recuperare certificati, fare copie e inviarli:

condividi una credenziale digitale verificabile.

La differenza è enorme perché il documento non sarebbe semplicemente un PDF: sarebbe una attestazione digitale verificabile.


7. Aprire un'impresa

Anche qui il cambiamento potenziale è notevole.

Oggi l'imprenditore può trovarsi davanti a diversi enti e autorizzazioni.

Nel modello 2030:

identità dell'impresa
↓
dati societari già disponibili
↓
compilazione automatica delle informazioni
↓
interoperabilità tra enti
↓
autorizzazioni/notifiche
↓
pagamenti

Il problema più difficile non sarà quindi il software.

Sarà semplificare le norme e i procedimenti.

Se una procedura richiede 14 autorizzazioni diverse, digitalizzare le 14 autorizzazioni non elimina la complessità.


8. Un'unica "porta d'ingresso"

Questo potrebbe essere il cambiamento più visibile per il cittadino.

Oggi l'ecosistema è composto da diversi strumenti:

  • SPID/CIE

  • IO

  • pagoPA

  • ANPR

  • Fascicolo Sanitario

  • SEND

  • PDND

  • IT-Wallet

Il progetto non è necessariamente trasformarli tutti in una singola applicazione, ma farli funzionare come un ecosistema.

La strategia nazionale prevede infatti esplicitamente identità digitale, ANPR, pagoPA, IO, notifiche digitali e interoperabilità dei dati.


9. E l'intelligenza artificiale?

Questa potrebbe essere la seconda grande rivoluzione dopo l'interoperabilità.

Non necessariamente un "robot che governa la PA".

Piuttosto:

AI che legge documenti → estrae informazioni → controlla completezza → segnala anomalie → aiuta il funzionario → prepara una risposta.

Il Piano Triennale per l'informatica nella PA è stato aggiornato includendo esplicitamente intelligenza artificiale, IT-Wallet, qualità dei dati e dematerializzazione documentale.

Ma qui ci sono problemi molto delicati:

  • privacy;

  • sicurezza;

  • trasparenza;

  • errori;

  • responsabilità delle decisioni;

  • discriminazioni algoritmiche;

  • controllo umano.

Per questo è improbabile che il modello serio sia semplicemente:

"l'AI decide".

Più plausibile è:

AI assiste il funzionario, mentre la responsabilità amministrativa rimane disciplinata dalle regole e dalle persone.


⚠️ Il grande ostacolo: non è la tecnologia

Ed è probabilmente questo il punto più importante.

L'Italia ha già costruito una quantità significativa di infrastrutture digitali. La Commissione europea nel 2025 ha rilevato progressi nell'interoperabilità e nell'usabilità dei servizi pubblici; nel 2026 continua a descrivere i servizi pubblici digitali italiani come ben sviluppati.

Il problema è che digitalizzare 20.000 procedure diverse non significa necessariamente avere una PA semplice.

Per arrivare alla PA del 2030 servono almeno quattro cose:

1. Interoperabilità

Le amministrazioni devono poter scambiare dati in modo standardizzato e sicuro.

2. Semplificazione

Bisogna eliminare procedure inutili, non semplicemente digitalizzarle.

3. Competenze

Qui l'Italia ha ancora un problema serio: nel dato utilizzato dalla Commissione, solo il 45,8% della popolazione disponeva di competenze digitali di base.

4. Personale pubblico digitale

Non basta comprare software: servono persone capaci di progettare, gestire e controllare sistemi complessi.


La vera trasformazione, quindi, sarebbe questa

PA 2010

"Portami il documento."

↓

PA 2020

"Carica il documento PDF sul sito."

↓

PA 2026

"Accedi con la tua identità digitale e facciamo la pratica online."

↓

PA 2030

"Abbiamo già i dati necessari. Ti chiediamo solo quello che manca e ti informiamo automaticamente di ciò che devi fare."

Questa ultima fase è quella veramente rivoluzionaria.

E non è fantascienza: interoperabilità, identità digitale, portafoglio digitale, cloud e servizi pubblici digitali sono già componenti della strategia italiana ed europea. Il Piano Triennale 2024-2026 è stato aggiornato proprio per accompagnare questa evoluzione.

Il punto decisivo sarà però se l'Italia riuscirà a trasformare le singole innovazioni in un sistema unico e semplice per il cittadino.

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