
Due sono i frutti più importanti delle iniziative finanziarie che il Vaticano porta avanti dal dopoguerra agli anni Settanta sotto i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI: la partecipazione alla casa discografica RCA Italiana e la costruzione di immobili con la Generale Immobiliare.
La RCA Italiana nasce nel 1951 a Roma come filiale della casa discografica statunitense Radio Corporation of America; è una società per azioni al 90% di proprietà della casa madre statunitense e al 10% della Città del Vaticano attraverso lo IOR. Pio XII, grazie a un accordo con il responsabile della RCA statunitense, il cattolico Frank Marion Folsom, riesce a far aprire la sede principale della casa discografica a Roma: gli uffici in via Giulio Caccini, presso Villa Borghese, e la fabbrica al km 12 della via Tiburtina, vicino al quartiere di San Lorenzo in parte distrutto dal bombardamento del 19 luglio 1943. E il papa ottiene anche che sia nominato presidente il conte Enrico Pietro Galeazzi, figura preminente della confraternita dei Cavalieri di Colombo, mentre a capo della fabbrica è insediato l’ingegnere Antonio Giuseppe Biondo. Tre anni dopo l’azienda rischia di chiudere, perché è in perdita; ma Pio XII riesce a nominare ispettore amministrativo degli uffici e della fabbrica il sovrintendente dell’Ufficio Stampa e cinematografico del Vaticano, Ennio Melis. Questi giudica l’azienda valida e potenzialmente adatta al lancio del settore della musica leggera; Pio XII gli crede e riesce a insediare Melis al posto di Biondo e Galeazzi, quest’ultimo peraltro dirottato alla carica di vicepresidente della Generale Immobiliare. E Melis diventa segretario della RCA Italiana nell’aprile del 1956; è la lunga ombra di Pio XII, che completa l’opera riuscendo ad affiancargli come aministratore delegato un altro suo pupillo, Giuseppe Ornato.
Come prima cosa i due decidono di chiudere gli uffici di via Caccini, trasferendoli presso lo stabilimento di via Tiburtina, e assumono come direttore artistico Vincenzo Micocci, giovane appassionato di musica jazz. È lui che fa costruire nuovi studi di registrazione e aggancia giovani musicisti in veste di arrangiatori come Ennio Morricone e Luis Enriquez Bacalov, disponendo il lancio di giovani cantanti quali Gianni Meccia, Nico Fidenco, Edoardo Vianello e Jimmy Fontana. Per questi viene coniato il termine “cantautore” e sulla scia del loro successo si ha il lancio di Rita Pavone e Gianni Morandi.
Accade però che Micocci passi alla Ricordi come direttore artistico al posto di Nanni Ricordi, che peraltro viene ingaggiato dalla RCA. Ma è uno scambio positivo, perché Ricordi porta con sé cantanti come Sergio Endrigo, Gino Paoli, Luigi Tenco ed Enzo Jannacci. È il boom della casa discografica che deve anche molto alla struttura degli studi di registrazione decisamente all’avanguardia. Notevoli sono i guadagni del Vaticano con quel suo 10%, che gli impone peraltro di non interferire con censure su alcuni testi non troppo vicini alla morale cattolica; sono infatti questi gli anni del beat con gruppi come i Rokes di Shel Shapiro e i Primitives di Mal, e solisti come Ricky Shayne, Patty Pravo e Lucio Dalla.
L’altra grande realizzazione di Melis di questo periodo è Il Cenacolo: si tratta di una grande struttura, situata in via Nomentana, costituita da una palazzina e da piccole costruzioni adiacenti, dove viene creato un ulteriore studio di registrazione per la realizzazione di provini per artisti emergenti. E grazie a questa ricerca di nuovi talenti emergono alcuni nomi che raggiungeranno il grande successo negli anni successivi: Nada, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Renato Zero, fra gli altri. I primi anni Settanta registrano altri grandi successi, ma dal 1973 inizia la crisi del mercato discografico italiano, che si accompagnerà a una serie di investimenti sbagliati, come il lancio delle cassette Stereo 8.
Decisamente più sostanzioso comunque per le finanze vaticane è l’impegno imprenditoriale del Vaticano con la Generale Immobiliare, che si ha sotto i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, rivelandosi un grande boom, di cui ancora oggi il Vaticano gode gli interessi (v. Il patrimonio immobiliare del Vaticano). A capo dell’azienda imprenditoriale è Enrico Galeazzi, uno dei direttori dal 1944, vicepresidente nel 1952 e presidente nel 1968; e dietro di lui nove consiglieri, quattro dei quali uomini del Vaticano, come il principe Marcantonio Pacelli, il marchese Giovanni Battista Sacchetti, i signori Luigi Quadrani, futuro segretario della sezione straordinaria dell’APSA, e Luigi Mennini, delegato speciale per lo IOR; e inoltre un collegio di sindaci con Guglielmo Mollari e Francesco Falsini nelle vesti di contabili.
C’è insomma la crema dell’intelligence finanziaria del Vaticano in questa società edilizia, e non può essere diversamente, dal momento che la società è del Vaticano, impegnato dagli anni Trenta nel settore edilizio, raggiungendo il suo picco nei primi anni Cinquanta e sviluppandosi negli anni Sessanta, arrivando a spendere nel 1967 per progetti di costruzioni 30 miliardi solo in Italia, a fronte di un capitale di 35.150.000.000 di lire. Peraltro la Generale Immobiliare ha all’epoca il completo controllo della società Sogene, specializzata in opere pubbliche, che nel 1967 ha realizzato progetti per 31 miliardi di lire. E ancora sono in mano dell’Immobiliare dal 60% al 100% delle azioni di diverse società con le quali ha messo in atto la fondazione di industrie, la costruzione di alberghi, cliniche, palazzi e l’edificazione di interi quartieri in diverse città italiane. Come si può rilevare da una disamina attenta delle costruzioni fino al 1967.
A cominciare da Roma con il RCS (Rinnovamento Centro Storico Roma), per un capitale di 100 milioni e il 100% delle azioni, e proseguire con il Comprensorio Tor Carbone per un capitale di 500 milioni e il 60% delle azioni. Quindi l’Olgiata Romana, con una zona residenziale munita di campo da golf, per un capitale di 1 miliardo e mezzo, che le garantisce una partecipazione del 49,34% delle azioni; la Società Edilizia Pineto per 600 ettari di terreno e un capitale di 1 miliardo, e una partecipazione del 40% delle azioni. E ancora i comprensori Balduina, Vigna Clara, Casal Palocco, nonché la Clinica Giuseppe Moscati, con l’investimento di 1 miliardo per il 92,08% delle azioni, che arriveranno al 100%, quando nel 1973 la clinica verrà collegata all’Ospedale Gemelli, cambiando nome in Clinica Columbus (v. Immobili nei rioni e quartieri di Roma).
Ma l’espansione si ha anche nel resto d’Italia. A Milano con la Immobiliare Fattoria di Carimate (capitale 200 milioni per l’85% delle azioni) e la Alberghi Ambrosiani (capitale 141 milioni per il 99,93% delle azioni), con frutti concreti nella costruzione di diverse torri (tra cui la Torre Velasca) nonché di numerosi palazzi come il complesso Centro Romana, presso l’omonima porta. A Torino con l’Urbanistica Società Torinese (capitale 1.200.000.000 per 86,52% di azioni), la Sangone Po (capitale 600.000.000 per il 51% di azioni) e la SIAM, società di forniture metalliche (capitale 503.000.000 per 99,86% di azioni). A Firenze con la Immobiliare Pratolino (capitale 500.000.000 per il 90% delle azioni); a Livorno con la riqualificazione di Piazza Grande; a Catania con la riedificazione del quartiere San Berillo; a Palermo con l’edificazione presso Villa Sperlinga. Per il settore alberghiero in collegamento con la IANA (Italo-Americana Nuovi Alberghi) per un capitale di 2 miliardi (84,37% di azioni), la SIAM (Società Italiana Alberghi) per un capitale di 154 milioni (99,45% delle azioni) e la Compagnia Italiana Alberghi Cavalieri per un capitale di 250 milioni (99,86% delle azioni). E ancora nel settore industriale in collegamento con Bewllrock Italiana, Divisori in cemento, per un capitale di 200 milioni (100% delle azioni), la Gessi San Salvo per un capitale di 112 milioni (100% delle azioni) e la Ceramica Pozzi nelle apparecchiature sanitarie per un capitale di 22 miliardi (22,15% di azioni).
Quanto mai produttivo è poi dai primi anni Cinquanta l’impegno dell’Immobiliare fuori d’Italia; resta emblematica l’attività edilizia in Francia, Stati Uniti, Canada e Messico, anche qui in collegamento con diverse società e con l’istituzione della Società Generale Immobiliare International Company per un capitale di 20 milioni di dollari, con sede a Monrovia, in Liberia, che è un modo quanto mai illegale di trasferire denaro fuori d’Italia. Così in Francia prima di tutto viene creata la società Immobiliare France con un capitale di 11 milioni e 400 mila franchi, inviando il denaro tramite la SGI International Company di Monrovia, in Liberia, per un capitale di 20 milioni di dollari. Così vengono costruiti a Parigi numerosi edifici, tra i quali un grande palazzo in Avenue des Champs-Elysées 90, in gran parte occupato dalla Pan American, e un altro complesso edilizio per uffici e negozi tra rue de Ponthieu 61 e rue de Berry 6, base di future costruzioni.
In Canada l’impegno edilizio si è concentrato a Montreal, dove è stata costruita la Stoch Exchange Tower, ovvero la Torre della Borsa, alta 185 m, in parte destinata a uffici; anche qui l’Immobiliare si è inserita per oltre il 50% del capitale nella Place Victoria St. Jacques Company, con l’impiego della costruzione di una seconda torre gemella. L’Immobiliare è poi padrona della Redbrooke Estate Ltd, per un capitale di 6.833.000 dollari, con la quale ha costruito ben 224 appartamenti interamente venduti e una zona residenziale nell’area di Greensdale.
Negli Stati Uniti l’attività edilizia è concentrata a Washington, tra Virginia Avenue, New Hampshire Avenue e Rock Creek Parkway, sulla riva sinistra del Potomac, dove vengono costruiti cinque palazzi che costituiscono il Watergate Complex. In questo complesso edilizio è sorto il Watergate Hotel, l’albergo in cui saranno effettuate le intercettazioni che nel 1972 daranno vita allo scandalo politico che porterà alla richiesta di impeachment e alle dimissioni del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Inoltre vicino New York, ad Oyster Bay, viene costruita una zona residenziale di 277 acri, nella quale viene impegnata la Oyster Bay Estate Inc. per un capitale di 450.000 dollari interamente nelle mani della SGI International.
E ancora in Messico, preso Città del Messico, viene costruita una città satellite per 100.000 abitanti, Lomas Verdes, essendo anche qui impegnata al 30% la SGI International, mentre il resto è a carico di azionisti locali.
Fonte.- Claudio Rendina (L’Oro del Vaticano)
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