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agosto 31, 2010

I pastori vanno al mare: quarant'anni fa gli ultimi pastori sardi abbandonavano quelle colline brulle e rocciose .

Quarant'anni fa gli ultimi pastori sardi abbandonavano quelle colline brulle e rocciose dove poco dopo sarebbe nata la Costa Smeralda. Allora non conoscevano il valore del paradiso che mettevano nelle mani di abili forestieri al prezzo di pochi denari. Da ieri però questo pezzo di Sardegna è tornato per qualche ora in mano ai locali che con la manifestazione dei pastori hanno invaso le viuzze tranquille, pulite e ornate di siepi di macchia mediterranea ben curate.

Quasi duemila allevatori provenienti da tutta l'isola si sono ritrovati a Porto Rotondo (patria estiva dei vip italiani e internazionali), a qualche chilometro di distanza da Villa Certosa, residenza del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, per urlare ordinatamente contro la politica regionale e nazionale: «Non ci arrenderemo mai».

Da un palco improvvisato sul cassone di un camion, Felice Floris, leader del Movimento pastori sardi (Mps), ha infiammato gli animi dei partecipanti a cui ha chiesto un giuramento di fedeltà. «È un momento difficile - ha spiegato Floris - e per questo voglio da voi pastori un attestato di fedeltà e voglio che chiunque si tiri indietro venga considerato un traditore». La piazza applaude e tutti lo riconfermano come il loro leader. Sono le 11.30 e sotto un sole cocente parte il corteo.

Le forze dell'ordine in assetto antisommossa aprono la strada ai manifestanti, che con campanacci e fischi iniziano a scandire numerosi slogan indirizzati soprattutto contro l'assessore all'agricoltura sardo, Andrea Prato. In tanti ne chiedono le dimissioni poiché, accusano i dimostranti, non è dalla parte dei pastori, ma da quella della lobby degli industriali del formaggio. «Prato non è stato votato dai sardi (è un assessore tecnico, ndr) e per questo non ci rappresenta - ha detto Diego Manca, di Bitti (Nuoro) - deve essere il presidente regionale, Ugo Cappellacci, a darci le risposte, perché lui conosce la nostra condizione». Le contestazioni partono anche contro i sindacati di categoria con la Coldiretti in cima alla lista. «Non ci rappresentano più - ha spiegato Mario Deriu di Ittiri (Sassari) - io non mi tessero da due o tre anni, eppure mi continuano ad arrivare le sottrazioni per l'iscrizione Coldiretti». Al fianco dei pastori anche una delegazione degli operai della Vinyls, «scarcerati per un giorno dall'isola dei cassintegrati dell'Asinara», che Floris ha definito dei «guerrieri disarmati perché ci vuole un infinito coraggio nel rimanere esiliati 180 giorni dentro un ex penitenziario».

Una regione alle corde la definiscono ormai i manifestanti, che per la prima volta uniscono e condividono la propria lotta con gli operai dell'industria. La reazione dei villeggianti che incrociano il corteo è di vario genere. C'è chi filma il tutto con il telefonino, chi applaude al passaggio e chi si lamenta di tanto baccano. All'arrivo nel porto turistico alcune imbarcazioni iniziano a suonare i clacson in segno di solidarietà e i pastori salutano compiaciuti. Come annunciato prima della partenza, nessuno si è staccato dal gruppo per raggiungere Villa Certosa e gli stessi funzionari di polizia si sono congratulati con gli organizzatori per l'ottima riuscita dell'iniziativa. Il prossimo appuntamento adesso sarà fra qualche settimana a Cagliari, dove i pastori porteranno anche le loro famiglie. «O Cagliari o morte», scandisce Floris dal megafono mentre numerosi sindaci si alternano negli interventi. «Se muore la pastorizia - ha incalzato il sindaco di Busachi (Oristano), Giovanni Orrù - scompare anche la nostra sardità, la nostra cultura e la nostra storia».

Sempre ieri sono scesi in piazza, nel capoluogo sardo, centinaia di manifestanti della Coldiretti che in un comunicato ha spiegato le ragioni della protesta: «Occorre recuperare i ritardi e le debolezze sul piano istituzionale che rischiano di lasciare spazio a comportamenti speculativi a livello industriale che mettono in pericolo la stabilità sociale di interi territori». In un intervento non previsto di fronte al palazzo regionale il presidente Cappellacci ha detto: «La Regione è disponibile a trovare gli strumenti concreti per cercare di risolvere i problemi del comparto stiamo lavorando in vista dell'incontro con il governo previsto per il 6 settembre e gli assessori dell'agricoltura e della programmazione si stanno impegnando per trovare le risorse adeguate al settore». Alcuni passi che comunque non rappresentano tutto il mondo agropastorale, accusano i manifestanti di Porto Rotondo, poiché la regione dovrebbe invitare al tavolo delle trattative anche i movimenti che vengono dal basso come l'Mps e che oggi rappresenterebbero, almeno dal numero dei partecipanti alle manifestazioni, l'anima più viva della protesta.
fonte: Il Manifesto

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