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luglio 28, 2012

CO2, nuoovo rcord delle emissioni, l’ambiente deve «ringraziare» la crisi economica.

co2 emissioniL’ambiente deve «ringraziare» la crisi economica. Solo il rallentamento globale dell’economia nel 2009 aveva fatto diminuire le emissioni di anidride carbonica, il più diffuso gas serra. Nel 2010, infatti, con la ripresa della produzione industriale su scala globale, sono state sparate nell’atmosfera 30,6 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2, pari a un aumento del 5% delle emissioni rispetto all’anno precedente. Lo rivela l’Agenzia internazionale di energia (Aie), secondo la quale le emissioni di biossido di carbonio l’anno scorso sono state «le più alte della storia».

LIMITI – Superato di slancio quindi il precedente record di 29,3 gigatonnellate che risaliva al 2008. Il problema consiste, riporta l’Aie, nel fatto che l’80% dell’incremento delle emissioni relativo al settore energetico previsto per il 2020 è già stato raggiunto, poiché è dovuto a impianti già realizzati o in fase di costruzione. Tutto ciò mette fortemente in dubbio il limite massimo di 2 gradi dell’incremento della temperatura media globale fissato al vertice di Cancun dello scorso dicembre, come ha illustrato Fatih Birol, capo economista dell’Aie (agenzia dell’Ocse). Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario non superare il limite di 450 ppm (parti per milione) di gas serra nell’atmosfera.

Con l’incremento del 2010, invece, si è toccato il tetto di 390 ppm solo per la CO2, al quale però vanno aggiunti gli altri gas serra: metano soprattutto (1,75 ppm attuali) che produce un effetto di riscaldamento globale decine di volte superiore all’anidride carbonica, e poi ossido di azoto (0,3 ppm) con effetto di riscaldamento centinaia di volte maggiore. L’analisi delle carote di ghiaccio estratte nelle calotte polari dimostra che il livello di CO2 prima dell’inizio della rivoluzione industriale era di 280 ppm.
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AVVISO AL MONDO – «Le nostre analisi sono un ennesimo avviso al mondo», ha commentato Birol. «Ci avviciniamo già oggi al limite che invece dovrebbe essere raggiunto nel 2020.
Se non verranno assunte decisioni drastiche, sarà molto difficile rispettare l’accordo di Cancun». Gli studi geologici hanno dimostrato che, durante le ere, quando si è raggiunto, per motivi naturali, il limite di 500 ppm di anidride carbonica nell’atmosfera, si sono innescati meccanismi di estinzione diffusa sul pianeta.

ACIDIFICAZIONE – Mentre veniva diffusa l’analisi dell’Aie, un nuovo studio che sarà pubblicato sul numero di giugno di Nature Climate Change, lancia un nuovo allarme sull’acidificazione delle acque degli oceani. Un’analisi effettuata dall’Università di Miami, dall’Istituto australiano di scienze marine e in Germania dall’Istituto Max Planck di microbiologia marina, ribadisce che l’acidificazione dei mari, insieme all’aumento delle temperature dell’acqua farà diminuire entro la fine del secolo in modo netto la biodiversità e le capacità di recupero degli ecosistemi delle barriere coralline.

Il pH degli oceani è sceso in pochi anni da 8,2 a 8,1: sembra poco ma la scala è logaritmica. Gli studosi hanno evidenziato che nel 2100 potrebbe arrivare a 7,7 e a quel punto la sviluppo delle barriere coralline si bloccherà. L’acidità degli oceani è legata alla quantità di CO2 disciolta: più l’acqua è calda, maggiore è il rilascio di anidride carbonica gassosa.

Se l’acqua è più acida, gli organismi marini che costruiscono le conchiglie o il proprio esoscheletro (placton) partendo dal carbonato di calcio disciolto in acqua, rischiano di scomparire perché l’acidità fa sciogliere il loro guscio di aragonite. E questi organismi sono alla base della catena alimentare.
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