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luglio 25, 2014

The Vatican Connection e l’Oro del Vaticano: il ruolo di Michele Sindona.

Consulente finanziario del Vaticano e della mafia italo-americana (in particolare la famiglia Gambino), il finanziere siciliano Sindona negli anni '60 diviene un protagonista del mercato finanziario americano.

Sospettato negli Usa di essere coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti e legato ad ambienti mafiosi, Sindona può continuare a gestire i suoi affari grazie ai rapporti con la democrazia cristiana (in particolare Andreotti) ed alle credenziali che gli derivano dal suo legame personale con Paolo VI.

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Quest'ultimo lo incarica di eludere la legislazione fiscale sottraendo alla tassazione l'ingente patrimonio azionario vaticano (che esulava dai privilegi fissati dal Concordato).

Sindona non tradisce le aspettative del Pontefice e trasferisce gli investimenti nel mercato esentasse degli eurodollari, tramite un rete di banche off-shore domiciliate nei paradisi fiscali. I Madonìa erano in affari con Sindona attraverso lo IOR del Vaticano.

Nel 1974, anno del crac della Banca Privata Italiana (condanna a 15 anni), viene anche accusato di bancarotta dal governo americano (per il crac della banca Franklin, condanna a 25 anni).

Arrestato a New York nel 1976 ed estradato in Italia nel ‘79 (nonostante i tentativi di Licio Gelli), viene condannato per vari reati e poi, nel 1986, anche per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore di una delle sue banche, assassinato nel 1979 da un killer italo-americano pagato da Sindona. Ambrosoli era stato incaricato dalla Banca d'Italia di recuperare il denaro sottratto ai risparmiatori e ai piccoli azionisti.

Andreotti cercò di salvare Sindona attraverso il ministro del Commercio Estero Gaetano Stammati, anch'egli, come Sindona, iscritto alla P2. La DC aveva infatti ricevuto da Sindona nel 1974 circa 2 miliardi di lire, mai più restituiti.

Sindona morì nel supercarcere di Voghera, avvelenato da un caffé al cianuro nel 1986.

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