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luglio 24, 2026

Le vicissitudini del denaro e delle proprietà del Vaticano dal 1870 a oggi

La Santa Sede fin dalle origini si è avvalsa di ecclesiastici particolarmente dotati di qualità amministrative. A cominciare dal papa Callisto I, che gestì le catacombe, per approdare alla Camera Apostolica presieduta invece da laici, parenti del papa regnante, con la relativa “Stanza del Tesoro” in veste di deposito del denaro, come quella del romano Castel Sant’Angelo con i grandi forzieri di Sisto V.

Parallelamente si è avuta l’istituzione di una Zecca, rimasta in funzione fino al 1870, che coniava monete di bronzo, argento e oro, e di seguito la gestione di istituti bancari come il Banco di Santo Spirito, fondato da Paolo V nel 1605 e nato per fronteggiare le esigenze economiche dell’ospedale del Santo Spirito, ma in realtà predisposto ad amministrare offerte, vendite, prestiti e giacimenti aurei della Santa Sede.

Infatti quella banca è sorta parallelamente alla vendita degli uffici e alla fondazione dei “luoghi di monte”, corrispondenti alle moderne obbligazioni, garantiti dai possedimenti dell’ospedale.

Oltre ai monti dei pegni, tra i quali si impose il mitico Monte di Pietà, destinato a restare in vita fino ad oggi, anche se non più sotto l’amministrazione della Santa Sede. Istituti tutti inevitabilmente coinvolti in traffici illeciti: dalla vendita delle indulgenze e delle bolle pontificie allo sfruttameno del Gioco del Lotto, con appropriazione di denaro da parte di cardinali tesorieri, segretari pontifici e donne in veste di “papesse”.

Storie in qualche modo anticipatrici di quelle che hanno caratterizzato la riorganizzazione finanziaria del nuovo Stato Pontificio, territorialmente definito nella Città del Vaticano e nelle sue diramazioni dentro Roma, attraverso i trattati politici con lo Stato italiano, segnati da una serie di malversazioni attuate nel XX secolo e in parte mantenute fino ad oggi, grazie ai rinnovati istituti economico-finanziari, opportunamente inquadrati nel contesto finanziario mondiale.

Fonte: Claudio Rendina, L’Oro del Vaticano, Roma, Newton Compton, 2010. ISBN 978-88-541-1791-4.

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