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novembre 29, 2025

In caso di guerra nucleare fino a che distanza riuscirà a spingersi il fallout radioattivo?

Uno degli aspetti più inquietanti di una guerra nucleare non è solo l’esplosione iniziale, ma la ricaduta radioattiva (fallout) che può contaminare territori lontanissimi, rendendoli radioattivi.

Guerra nucleare.Uno degli aspetti più inquietanti di una guerra nucleare non è solo l’esplosione iniziale, ma la ricaduta radioattiva (fallout) che può contaminare territori lontanissimi.

Il rischio di una guerra nucleare in Europa, sebbene abbastanza remoto, rappresenta una delle minacce più gravi per la sicurezza globale. Ultimamente, i vari teatri di guerra aperti nel mondo, hanno riportato l’attenzione sulle dottrine militari delle potenze nucleari, che contemplano l’uso di armi nucleari tattiche in risposta a minacce esistenziali.

Stiamo parlando sempre di simulazioni, eppure, anche se di tratta di scenari del tutto improbabili, nell’opinione pubblica dei Paesi europei lo spettro di una guerra nucleare è molto temuto.

A proposito di guerra nucleare ipotetica

Uno degli aspetti più inquietanti di una guerra nucleare non è solo l’esplosione iniziale, ma la ricaduta radioattiva (fallout) che può contaminare territori lontanissimi dai punti di detonazione per giorni, settimane o addirittura mesi.

Supponiamo un conflitto NATO-Russia che degeneri nell’uso di armi nucleari tattiche e strategiche, con circa 400–600 testate esplose sul continente europeo (un numero molto inferiore all’arsenale totale, ma già catastrofico). Le città bersaglio principali sarebbero basi militari, centri di comando e grandi aree urbane.

Attenzione al tipo di esplosioni

Le esplosioni possono avvenire sia in quota, in libera atmosfera, che sul terreno. Nel caso di una gigantesca esplosione in quota avremmo meno fallout locale, ma più impulso elettromagnetico, in grado di interferire sulle comunicazioni, nodo nevralgico di un conflitto.

Guerra nucleare.Entro le prime 24-48 ore, a poche decine di km dal punto zero avviene la ricaduta locale pesante, con particelle grandi (>100 μm) che ricadono entro 24–48 ore formando la classica “ellisse di fallout”.

Nel caso di esplosioni sul terreno, invece, il fallout diverrebbe imponente, sia su scala locale che regionale, poiché il fungo atomico aspira terra e detriti che vengono irradiati. Il fallout pericoloso deriva principalmente dalle detonazioni a contatto col suolo.

Come si muove la ricaduta radioattiva?

Entro le prime 24-48 ore, a poche decine di km dal punto zero avviene la ricaduta locale pesante, con particelle grandi (>100 μm) che ricadono entro 24–48 ore formando la classica “ellisse di fallout” allungata nella direzione del vento prevalente negli strati più bassi della troposfera. Livelli letali (migliaia di Sievert) si riscontrerebbero entro 20–50 km sottovento.

Le particelle più piccole (0,1–50 μm) restano sospese nella troposfera (0–12 km) e vengono trasportate dai venti dominanti. È questa la fase che può colpire l’Europa intera.

Le esplosioni più potenti (>100 kt) iniettano materiale fino alla stratosfera (sopra 15–20 km). Qui i venti spingerebbero le particelle su lunghissime distanze e la ricaduta è globale ma molto diluita (come avvenne con i test degli anni ’50-’60).

La maggior minaccia per l’Europa deriva proprio dalla circolazione atmosferica

Alle nostre latitudini i venti dominanti nella troposfera media sono prevalentemente da Ovest verso Est. In pratica tra 40° e 60° N (tutta l’Europa) i venti soffiano in media da ovest verso est.

Questo significa che la ricaduta radioattiva tende a spostarsi da ovest verso est e da sud-ovest verso nord-est, interessando praticamente gran parte del nostro continente.

Ma quanto lontano può arrivare il fallout pericoloso?

Secondo stime di simulazioni entro 500–800 km è ancora possibile ricevere dosi molto alte (decine–centinaia di mSv) se la particella è ricca di isotopi a vita media (Cesio-137, Stronzio-90).

Quali animali sopravviverebbero in caso di guerra nucleare?

A 800–2.000 km di distanza si potranno avere dosi acute minori, ma con contaminazione a lungo termine del suolo. Oltre i 2.000 km di distanza la contaminazione sarebbe leggera ma misurabile (come avvenne in Svezia dopo Chernobyl).

Guerra nucleare.Secondo stime di simulazioni entro 500–800 km è ancora possibile ricevere dosi molto alte (decine–centinaia di mSv) se la particella è ricca di isotopi a vita media (Cesio-137, Stronzio-90).

In uno scenario di guerra nucleare europea, la direzione dominante dei venti farebbe sì che la maggior parte della ricaduta radioattiva si sposti da ovest verso est o sud-ovest verso nord-est.

Quali sarebbero le nazioni più esposte?

Le nazioni più esposte sarebbero quelle dell’Europa centro-orientale e nord-orientale: Polonia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, Norvegia, Germania orientale e Repubblica Ceca.

I paesi più occidentali e meridionali, vedi il caso di Spagna, Portogallo, Italia meridionale, Grecia, avrebbero probabilità significativamente minori di ricevere fallout intenso, anche se nessuna area del continente può considerarsi veramente al sicuro in caso di centinaia di detonazioni.

 

Quali sono i Paesi più sicuri in caso di una guerra nucleare? Ecco i primi due della lista

Il fattore decisivo non è solo la posizione geografica, ma la direzione del vento nei giorni immediatamente successivi agli attacchi. Basta una variazione di 30–40° nella traiettoria dei venti nella media troposfera per spostare di migliaia di chilometri l’area più colpita.

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