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maggio 30, 2009

L’industria dei giochi lascia sul "piatto" una raccolta giornaliera media di oltre 5 milioni di euro.

Sembra di vivere in un’altra Italia.

Sembra che questi drammatici sei mesi non abbiano lasciato segni. Nel nuovo mondo dei giochi online, la parola crisi non esiste.

A fine anni Novanta, con l’apertura concessa dallo stato italiano alle scommesse, in coincidenza dei quarti di finale del Mondiale di calcio di Francia ’98, erano state le puntate sugli eventi sportivi a rappresentare un vero e proprio boom di settore, con introiti che dieci anni dopo hanno finito per toccare i cinque miliardi di euro (scommesse online comprese).

All’inizio degli anni Duemila erano poi stati i Gratta e Vinci, le cosiddette lotterie istantanee a intraprendere la strada di un inarrestabile successo con incassi lievitati dai 282 milioni di euro del 2003 ai 9 miliardi e 100 milioni del 2008. La passata stagione ha poi sancito la definitiva affermazione del comparto legato agli apparecchi da intrattenimento con le slot machine sparse nei bar e nelle tabaccherie di tutta Italia, capaci di macinare un giro d’affari superiore ai 20 miliardi di euro.

Oggi, con lo sviluppo spaventoso di cui la tecnologia è stata capace, il gioco on-line, invece di subire l’onda della crisi economica mondiale, sta vivendo uno sviluppo che nessun esperto di settore aveva saputo prevedere.. Mentre ad agosto dello scorso anno, dall’America arrivavano i primi segnali devastanti dello tsunami economico che ci sta investendo, Carlo Gualandri, amministratore delegato di Gioco Digitale, lanciava sul mercato italiano la prima piattaforma online dedicata agli skill games, in pratica il primo sito di poker a torneo. Era agosto e ci si incamminava per strade diverse: da una parte crisi, licenziamenti, cassa integrazione.

Dall’altra un microcosmo economico che parla di investimenti, assunzioni, mercato in grande espansione. Si era partiti con una stima legata al poker che prevedeva per il 2009 introiti per 400 milioni di euro. Stima cancellata nel giro di poche settimane: le nuove previsioni ipotizzano una raccolta che sfiorerà i due miliardi. Circa trecento milioni sono stati raccolti solo a gennaio e febbraio.
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Nell’ultimo mese c’è stata una raccolta giornaliera media di oltre 5 milioni di euro. Crescono i volumi di gioco, crescono gli utenti e crescono i player interessati al business. Il decreto Bersani ha di fatto regolamentato la liberizzazione del gioco, rendendo così l’Italia, con la Gran Bretagna, l’unico paese europeo dove poter investire legalmente nel business del gioco off e online. Tutto questo, in un momento di grande recessione, si è trasformato in un’oasi in Italia.

Tra gli operatori del gioco online la parola crisi non esiste: si ragiona su quanto crescerà il mercato, su chi sarà capace di reggere la concorrenza dei grandi player internazionali che si stanno affacciando sul nostro mercato: da pochi giorni il leader mondiale PockerStars ha aperto la sua piattaforma. Si parla di network, di possibili alleanze e di quanto crescerà ancora la base-giocatori. I pessimisti parlano di saturazione ma gli ottimisti sostengono che solo un quarto dei possibili giocatori di poker si siano avvicinati ai tornei online.

Dietro le quinte di questo successo c’è una struttura complessa, giovane ed estremamente dinamica che vuol dire nuove opportunità di lavoro, nuove prospettive di sviluppo e un indotto che vale già decine di milioni di euro. Le casse dello stato italiano sono state le prime a festeggiare per la partenza bruciante degli skill game: hanno incassato 300 mila euro da ognuno dei 33 concessionari che hanno ottenuto la licenza per i giochi a distanza.

Come dire, usando il gergo pokeristico, hanno vinto subito un “piatto” da 10 milioni di euro per un timbro. Ma nei primi sei mesi di gioco hanno raddoppiato la posta incassando altri 15 milioni di euro dalla percentuale dovuta dai concessionari ai Monopoli su ogni euro giocato (3%). E le previsioni sono ancora più rosee: il ministero delle Finanze aveva messo a bilancio per il 2009 “solo” 12 milioni di euro provenienti dagli skill games e in cassa invece troverà, euro più euro meno, circa 60 milioni.

Sicuramente al tavolo del poker lo Stato non si alzerà da perdente. Ma al tavolo si è seduta anche la pubblicità, uno dei settori più colpiti dalla crisi mondiale con budget che mese dopo mese sono rivisti al ribasso. Una fiammella brilla in questa desolazione. Da PokerStars, a Better con Poker Club, a Gioco Digitale e tutti i player del poker online arrivano milioni di euro da pianificare sui vari mezzi di comunicazione.

Un altro aspetto positivo è la particolarità del business del poker online che per alimentarsi ha bisogno di tutte le piattaforme comunicative: la televisione per i numeri, la carta per rafforzare il brand, Internet perché è qui che deve trovare i possibili clienti. Una boccata, piccola, di ossigeno per le aziende multimediali ma che in prospettiva potrebbe crescere in maniera ancora più interessante per i volumi di euro investiti.

Ormai la sfida tra i grandi si gioca a colpi di spot, inserzioni e banner. Gioco Digitale, Better e PockerStars, le società leader, hanno pianificato budget da decine di milioni di euro per il 2009 e le altre dovranno investire alcuni milioni se vorranno continuare a restare sul mercato e non vedersi eroso il portafoglio clienti.

A queste, poi, si aggiungono i nuovi arrivi, specialmente dall’estero: società che se vogliono posizionare il loro brand dovranno investire molto in pubblicità. Un affare che a fine anno potrebbe valere circa 100 milioni di euro: non pochi in un momento in cui la parola più diffusa nei centri media italiani è “taglio di budget”..

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2 commenti:

  1. E il settore ha 120 mila addetti, di fatto la terza industria italiana dopo Eni e Fiat.

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    Risposte
    1. Magari per questo motivo si giustifica che lo Stato non faccia niente. Grazie dal tuo commento.

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