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luglio 17, 2009

Silvio in the Sky. Berlusconi prepara l'ofensiva d'autunno contro Murdoch

berlusconi sfida murdoch Silvio in the Sky. Berlusconi prepara l'offensiva d'autunno contro Murdoch.

Basata anche su nuove leggi. Come quella che taglierà gli spot a tutti. Tranne che a Mediaset.

Bisogna ammetterlo: l'uomo che Silvio Berlusconi ha messo a disegnare il futuro della tivù italiana non ha mai lavorato a Mediaset.

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Da giovane, infatti, il viceministro Paolo Romani ha tenuto le redini di Rete A (perlopiù televendite), poi di Telelombardia (legatissima al Psi milanese), infine di Lombardia 7 (con qualche problema giudiziario per una trasmissione a luci rosse di Maurizia Paradiso). Insomma, a Cologno non ha mai messo piede, quindi non è sospettabile in alcun modo di conflitto d'interessi.

Se ne deduce che è solo per amore di un mercato televisivo più equo e dinamico che qualche giorno fa ha rivelato l'intenzione sua e del governo di tagliare per legge gli spot "a tutte le reti che hanno ricavi anche da canoni o abbonamenti". E dev'essere puramente casuale che l'unica rete con il canone è la Rai e l'unica con gli abbonamenti è Sky: vale a dire i due principali concorrenti di Mediaset.

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La battaglia sui tetti pubblicitari sarà il nuovo fronte della guerra tra Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch e si consumerà entro Natale. Romani ha infatti deciso di inventarsi una nuova legge pro Mediaset utilizzando come pretesto la direttiva europea del 2007 sulla tv a cui l'Italia si adeguerà entro la fine dell'anno.

La Ue ovviamente non entra nel merito dei canali, ma chiede soltanto una maggiore 'flessibilità' dei tetti pubblicitari e stimola una sostanziale deregulation del settore. Insomma, nulla che imponga di differenziare i tetti degli spot tra Mediaset e le altre tivù private nazionali, attualmente uguali per legge (la Gasparri, tra l'altro, opera del centrodestra): il 15 per cento dell'orario giornaliero e il 18 per cento di ogni ora. La Rai invece ha un affollamento massimo del 4 per cento sull'orario settimanale e del 12 per cento di ogni ora.

Ma è soprattutto l'attuale parità di trattamento sul fronte pubblicitario fra tivù berlusconiane e Sky che Romani vuole scardinare, con il pieno accordo di Mediaset la cui consigliera d'amministrazione Gina Nieri ha subito raccolto la palla dal viceministro, chiedendo che i tetti del Biscione e di Sky vengano diversificati al più presto.

La mossa congiunta di Romani e Nieri si inserisce in un contesto di grande movimento della tivù italiana. Le polveri hanno preso fuoco nel dicembre scorso, con l'aumento dell'Iva su Sky deciso dal governo Berlusconi, ma ora lo scontro è su molti campi, dai diritti sul calcio ai film. La questione è prevalentemente economica (anche se ha riflessi politici) e affonda le radici nel calo della pubblicità di Mediaset, quindi la diminuzione dei soldi che vanno in tasca al Cavaliere.

Nonostante gli inviti del premier affinché gli inserzionisti investano sui media 'non disfattisti', le sue tivù hanno chiuso il primo semestre del 2009 con una raccolta in discesa del 12-13 per cento rispetto all'anno precedente, il risultato peggiore di sempre nella storia dell'azienda. La causa non sta tanto nell'audience (quella delle reti Mediaset tiene benino), quanto nella recessione mondiale, di cui pure il proprietario di Mediaset, da Palazzo Chigi, tende a minimizzare gli effetti sull'Italia. Così i ricavi complessivi di Mediaset nel 2008 si sono attestati su 2.532 milioni di euro, sorpassati per la prima volta da quelli di Sky, superiori di circa 100 milioni e basati sugli abbonamenti più che sugli spot. è in questo contesto che è partita la strategia a tenaglia del governo e di Mediaset con l'idea di regalare più spot ai canali del premier rispetto al concorrente australiano. A farne le spese però non sarebbe solo Murdoch: infatti sul bouquet di Sky trasmettono decine di altri editori (da De Agostini a Rizzoli, da Discovery a Jetix) che Mediaset e governo vorrebbero 'soffocare da piccoli' prima che diventino anche loro una minaccia nella spartizione della torta pubblicitaria.

Il ventilato ritocco dei tetti a favore di Cologno e contro tutti gli altri costituisce solo una delle azioni di attacco ideate da Berlusconi e dai suoi per contrastare la presenza di Murdoch in Italia. Allo stesso tempo, i vertici del Biscione stanno pensando di ridurre l'appeal dei canali Sky Cinema togliendo loro tutti i film prodotti e distribuiti da Medusa, che controlla nomi come Muccino, Aldo, Giovanni e Giacomo, Pieraccioni e Boldi. C'è poi la questione dei diritti sul calcio, per i quali partirà a breve l'asta della Lega: scontato che Mediaset si aggiudichi quelli per il digitale terrestre e Sky quelli per il satellite, resta da capire come verrà spartita la spesa, vista la crescita enorme nei prossimi due anni dei potenziali clienti di Mediaset Premium, dovuta a sua volta all'imposizione del digitale terrestre.

In altre parole: prima il calcio in diretta veniva guardato soprattutto su Sky, ma adesso che milioni di italiani sono più o meno costretti a dotarsi del decoder per il digitale terrestre, a molti appassionati può convenire vederlo sui canali di Berlusconi, che vendono ogni evento singolarmente (con una carta prepagata) anziché all'interno di un abbonamento (che rappresenta una spesa fissa per le famiglie). In una fase di crisi economica non è un vantaggio da poco: infatti le carte Premium attive sono già tre milioni e mezzo, i ricavi delle pay tv berlusconiane sono cresciuti dell'85 per cento nel 2008 e nel 2009 dovrebbero avvicinari ai 500 milioni di euro. Dunque, le prospettive per le casse di Cologno in questo segmento - quando tutti o quasi avranno il decoder del digitale terrestre in casa - sono ottime.

L’Espresso, 16/07/2009

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