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ottobre 19, 2009

Stefania e la sua eroina medioevale "Combatteva il potere con le parole"

Sceglie un'ambientazione inizio quattrocentesca, per il suo esordio dietro alla macchina da presa. Ma i costumi e le scenografie tardo-mediovali non devono ingannare: perché con "Christine Cristina" - storia di una poetessa che riuscì ad affermarsi nel mondo letterario, lottando contro maschilismo e conformismo - Stefania Sandrelli vuole parlare anche del nostro presente. Di concetti eternamente attuali: come la fatica dell'emancipazione femminile. O come il potere eversivo della parola, almeno quando non è al servizio del potere.


E la neoregista sotttolinea subito l'aspetto "politico", in senso lato, dell'operazione: "Ho voluto parlare proprio di questo - conferma - del potere eversivo del linguaggio. Non a caso ho partecipato alla manifestazione di piazza del Popolo, ed ero felicissima di esserci: spero che da questo punto di vista non si molli. Roberto Saviano, da quel palco, ha detto proprio ciò che uno dei miei personaggi dice sullo schermo: e cioè che verità e potere non possono andare d'accordo".


Il tutto attraverso una pellicola - di scena oggi, fuori concorso - che è un ritratto di donna forte, indomita, madre affettuosa ma anche decisa a non subire e a lasciare il segno, coi suoi scritti, nel mondo in cui visse. Siamo in Francia: Cristina da Pizzano (Amanda Sandrelli), di origine italiana, è la vedova di un cavaliere caduto in disgrazia. Così, alla morte di Carlo V, rimane senza nulla, e finisce per essere ospitata in una barca cadente ancorata in un fiume dalla ex tata Thérèse (Paola Tiziana Cruciani), moglie del poeta e menestrello Charleton (Alessandro Haber). Ma la spontaneità dei versi dell'uomo, e soprattutto di quelli modernissimi e caustici di Cristina, danno fastidio ai Borgognoni, in quel momento al potere, e soprattutto al "vate" di corte Gontier (Stefano Molinari). E malgrado l'amicizia e la protezione del bel monsignore Gerson (Alessio Boni), per la nostra eroina la strada sarà tutta in salita...


"Per il mio esordio - spiega Stefania - ho rubato dai miei maestri, come si fa nella musica: io mi sono nutrita alla fonte del sapere, ho lavorato coi grandi. Germi, Bertolucci, Scola: sono stata sempre molto curiosa, li spiavo, cercavo di capirli. Molti di loro mi hanno detto che io, come ape, prendo il meglio delle persone. In fondo, ogni attore sogna di andare dall'altra parte delle barricate. Ci ho provato vent'anni fa, con un progetto dal titolo 'Buongiorno amore', ma ho trovato tutte le porte chiuse. Il discorso si è chiuso. Fino a qualche anno fa, quando guardando una vetrina di una libreria ho visto su una copertina un volto di donna: era Christine, che poi è diventata la protagonista del mio film. Anche in questo caso, più che scegliere, sono stata scelta".

Per il resto, si tratta di "un film che celebra la grazia e la forza femminile - commenta la Sandrelli - che dice da dove veniamo noi donne". Quanto alla scelta di sua figlia per il ruolo della protagonista, la spiega così: "Ho trovato in lei una disponibilità, una bravura, un affetto che forse solo lei poteva darmi. Poi lei è un po' come Christine, il suo lato tenerello-buffetto. Anche lei non ha fatto qualsiasi cosa nella sua carriera, pur di apparire.".

 

E Amanda, seduta accanto a lei, conferma: "Mi sono fidata della sua scelta, credo che abbia la saggezza e l'istinto sufficienti per scegliere ciò che le serviva. La gestazione del film è stata lunga, ho avuto il tempo di conoscere bene, a fondo, il mio personaggio. Dopo di che, mi sono lasciata andare come mai avevo fatto, nella vita". Dunque tutto bene? "A parte il fatto che anche sul set mia madre mi inseguiva con la spremuta d'arancia...".

La Repubblica, 16/10/2009

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