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luglio 12, 2015

L’ansia della mamma ingrassa il bambino.

In tutto il mondo occidentale il sovrappeso e l’obesità sono patologie in costante e crescente aumento e una buo­na par­te di que­sta po­po­la­zio­ne è rap­pre­sen­ta­ta da bam­bi­ni. L’o­be­si­tà in­fan­ti­le in­fat­ti è un pro­ble­ma di no­te­vo­le ri­le­van­za so­cia­le; ha u­na o­ri­gi­ne mul­ti­fat­to­ria­le e co­me ta­le è il ri­sul­ta­to di di­ver­se cau­se, più o me­no e­vi­den­ti, che in­te­ra­gi­sco­no tra lo­ro.

Ge­ne­ral­men­te pe­rò, e­sclu­se cau­se pret­ta­men­te me­di­che, l’o­be­si­tà nei bam­bi­ni tro­va la sua o­ri­gi­ne in al­cu­ne pro­ble­ma­ti­che ir­ri­sol­te a li­vel­lo fa­mi­lia­re. La ma­dre fin dal­la na­sci­ta del bam­bi­no gio­ca un ruo­lo do­mi­nan­te nel rap­por­to con il ci­bo sia per la sua pre­sen­za ge­ne­ral­men­te mag­gio­re ri­spet­to al pa­dre, sia a un li­vel­lo me­no con­sa­pe­vo­le per es­se­re sta­ta (nei ca­si so­prat­tut­to di al­lat­ta­men­to na­tu­ra­le) la pri­ma fon­te di ci­bo per il bam­bi­no.

Il ci­bo è in o­gni ca­so il pri­mo ca­na­le co­mu­ni­ca­ti­vo tra ge­ni­to­re e fi­glio, quin­di il mo­do più an­ti­co di en­tra­re in re­la­zio­ne: spes­so al­cu­ni ge­ni­to­ri in buo­na fe­de ten­do­no a so­vrap­por­re il ruo­lo del ci­bo con quel­lo del­la re­la­zio­ne sti­mo­lan­do il bam­bi­no a nu­trir­si in mo­do ec­ces­si­vo e sre­go­la­to.

bambino grasso

Av­vie­ne co­sì che me­ren­di­ne e pa­sti non sem­pre ap­pro­pria­ti di­ven­ga­no e­qui­va­len­ti a cu­re e at­ten­zio­ni. La nu­tri­zio­ne ac­qui­sta un va­lo­re e­mo­ti­vo e si con­fi­gu­ra co­me un ul­te­rio­re mez­zo per e­spri­me­re il pro­prio af­fet­to o al­le vol­te per sop­pe­ri­re a qual­che sen­so di col­pa. Nul­la di gra­ve se tut­to que­sto av­vie­ne sal­tua­ria­men­te e con un cer­to gra­do di con­sa­pe­vo­lez­za (e­sem­pio: so­no sta­ta fuo­ri per la­vo­ro e do­po il mio ri­tor­no gli o le con­ce­do qual­che vi­zio in più a­li­men­tar­men­te par­lan­do); il pro­ble­ma na­sce quan­do que­sti com­por­ta­men­ti so­no piut­to­sto fre­quen­ti nel tem­po e si cro­ni­ciz­za­no ren­den­do poi, nei ca­si e­stre­mi ma non trop­po, lo stes­so bam­bi­no ca­pa­ce di sop­pe­ri­re da so­lo al­le ca­ren­ze ge­ni­to­ria­li tro­van­do con­for­to nel ci­bo. Spes­so il ci­bo rap­pre­sen­ta u­na buo­na ri­sor­sa e un va­li­do com­pen­so nei mo­men­ti di scon­for­to cau­sa­ti ma­ga­ri dal­l’as­sen­za pro­lun­ga­ta del ge­ni­to­re e quin­di ri­nun­cia­re al ci­bo si­gni­fi­ca u­na gra­ve per­di­ta di so­sti­tu­ti com­pen­sa­to­ri. Il ci­bo è an­che un re­go­la­to­re di an­sia: ca­pi­ta spes­se vol­te che sia co­sì per un a­dul­to, fi­gu­ria­mo­ci per un bam­bi­no che ha me­no ri­sor­se a di­spo­si­zio­ne e si but­ta a ca­po­fit­to sul ci­bo ren­den­do la pro­pria a­li­men­ta­zio­ne com­pul­si­va

Di co­sa ha bi­so­gno un bam­bi­no in e­vi­den­te sta­to di so­vrap­pe­so? Può sem­bra­re stra­no, ma la per­di­ta di pe­so ad o­gni co­sto non è mai l’o­biet­ti­vo prin­ci­pa­le del­la lot­ta al­l’o­be­si­tà in­fan­ti­le. Qua­lun­que sia la cau­sa, il bam­bi­no ne­ces­si­ta di a­mo­re; la fa­mi­glia de­ve sup­por­tar­lo e ras­si­cu­rar­lo sen­za mai  cri­ti­car­lo o giu­di­car­lo per la sua con­di­zio­ne fi­si­ca. Spes­so le fa­mi­glie dei bam­bi­ni o­be­si so­no an­ch’es­se for­te­men­te vit­ti­me di un di­sa­gio e in­ca­pa­ci di far fron­te al­la si­tua­zio­ne in mo­do ef­fi­ca­ce e fi­ni­sco­no per per­de­re il con­trol­lo a di­sca­pi­to del be­nes­se­re del bam­bi­no. Ri­sul­ta più u­ti­le al­lo­ra la ri­fles­sio­ne gui­da­ta del­la si­tua­zio­ne con l’aiu­to di un e­sper­to in un­’ot­ti­ca a tre­cen­to­ses­san­ta gra­di che, ol­tre a so­ste­ne­re psi­co­lo­gi­ca­men­te il bam­bi­no, coin­vol­ga pu­re la fa­mi­glia fo­ca­liz­zan­do l’at­ten­zio­ne sul­le di­na­mi­che che pos­so­no a­ver ge­ne­ra­to ta­le con­di­zio­ne. Il bam­bi­no o­be­so non do­vrà es­se­re la­scia­to so­lo, i­so­la­to: ha si­cu­ra­men­te un bi­so­gno piut­to­sto im­pel­len­te di ri­tro­va­re u­na cor­ret­ta a­li­men­ta­zio­ne, ma ne­ces­si­ta an­co­ra di più di tro­va­re com­pren­sio­ne e aiu­to al­l’in­ter­no del­la sua fa­mi­glia.

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