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aprile 17, 2026

Riapre dopo i lavori di restauro l’l’Appartamento del Duca, al piano nobile del Palazzo Ducale di Urbino

Riapre, dopo i lavori di riadeguamenti impiantistico, restauro e riallestimento, l’Appartamento del Duca, al piano nobile del Palazzo Ducale di Urbino. In esso è compreso lo Studiolo che torna a essere visibile dopo una delicata, quanto impegnativa operazione volta a restituire l’aspetto omogeneo originario dell’opera, ricucendo il rapporto tra i ritratti degli uomini famosi che l’hanno sempre caratterizzato e le pareti lignee, eliminando le superfetazioni ottocentesche, riportando quanto più possibile i colori originali della stanza, che adesso si presenta in maniera diversa perché, insieme ai 14 ritratti di uomini famosi originali, da ora in poi ospita anche le riproduzioni hi-tech degli altri 14 che attualmente si trovano al Museo del Louvre. Infatti grazie a un partenariato con il museo parigino che ha messo a disposizione le fotografie in alta risoluzione delle opere mancanti, è stato possibile ricostruire l’aspetto originale dello Studiolo del Duca, così come Federico da Montefeltro l’aveva concepito, prima degli interventi dei Barberini che ne asportarono alcune parti, alterando per sempre l’unitarietà quattrocentesca.

Ma i restauri hanno condotto ad altre due interessanti novità, permettendo di restituire all’appartamento del Duca quelli che erano considerati all’epoca due grandi comfort: la latrina del Duca (spazio dedicato ai bisogni corporei che è stata riportata a una lettura completa), posta nella stanzina attugua allo studiolo, ed il fastosissimo lavabo, che – smurato nel corso dell’Ottocento quando il palazzo divenne sede della Prefettura – nel corso del Novecento, era stato rimontato in maniera non coerente. Lo stesso Pasquale Rotondi non aveva compreso che certi elementi lapidei erratici in realtà erano parte di una sola grande struttura che è stata riconosciuta tramite documenti archivistici e, in particolare, grazie alle accurate vedute di Romolo Liverani. È stato quindi possibile ricomporre, nella posizione originaria nella camera da letto del Duca, questo fastoso elemento dell’arredo primitivo che contribuisce a restituire, insieme allo Studiolo, l’aspetto che aveva quella parte essenziale dell’appartamento all’interno del Palazzo Ducale.

Ritroveranno collocazione, all’interno delle stande dell’appartamento, alcune delle opere emblematiche della Galleria Nazionale delle Marche, come la faosissima Città Ideale, il Doppio Ritratto di Federico e Guidobaldo di Pedro Berruguete, la predella con il Miarcolo dell’Ostia di Paolo Uccello e la Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand.

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dicembre 14, 2024

Celadon: scopri questo tipo di ceramica cinese

ceramica celadon

Il Celadon è sia un colore che ricorda la pietra di giada sia un tipo di ceramica tradizionale molto apprezzata in Cina e si distingue per la sua inconfondibile bellezza .

Di seguito vi spieghiamo nel dettaglio cos'è, da dove deriva il suo nome e quali sono le sue caratteristiche.

Cos'è il celadon?

Con il termine “celadon” si intende sia un colore di smalto che un tipo di ceramica originaria della Cina e dell'Estremo Oriente. In cinese è conosciuto come “qingci”, che letteralmente significa “porcellana verde”. Questo colore è un verde bluastro molto caratteristico e facile da riconoscere.

Il nome deriva da un personaggio chiamato Celadon nel romanzo pastorale La Astrea , scritto nel 1610 da Honoré d'Urfé. Nel romanzo, Celadon indossava nastri verde chiaro, il che ha portato ad associare quel colore al nome del personaggio.

In quel periodo i prodotti “qingci” dei laboratori cinesi di Longquan divennero molto popolari in Francia , tanto che il colore della porcellana cinese fu paragonato agli abiti Celadon, e questa curiosa associazione fu mantenuta anche in altre lingue.

Nel RAE non è registrata la parola “celadon”, ma è registrata la parola che si riferisce al colore: “verdeceledón” o “verdeceladon”.

Breve storia del celadon

Le ceramiche Celadon provenienti dalla Corea durante il periodo Goryeo utilizzavano uno smalto traslucido verde o grigio-blu. Tuttavia, le prime ceramiche con questo particolare smalto furono create in Cina, più precisamente nella regione di Yue, nel bacino del fiume Yangtze, dove fu inventato il procedimento.

Questo smalto iniziò ad essere utilizzato su pezzi di porcellana e gres e divenne rapidamente molto popolare in Asia grazie alla sua capacità di imitare il colore, la consistenza e la lucentezza della giada , una pietra considerata sacra in molte culture asiatiche.

I colori della ceramica celadon variano tra varie tonalità di verde fino ad alcune tonalità di blu verdastro, grazie alla presenza di ossido di ferro in questo smalto.

Caratteristiche della ceramica celadon cinese

Lo smalto Celadon è una tecnica che combina l'argilla viola dorata con una miscela di quarzo, calcare, feldspato calcinato e ceneri vegetali. La sua preparazione è complessa e meticolosa.

Metodo di cottura

La preparazione di questo smalto segue procedimenti che solitamente si tramandano di generazione in generazione, passando dai maestri ceramisti ai loro discendenti. Viene applicato su contenitori ceramici in grès precedentemente cotti e successivamente ricotto attraverso un ciclo di sei operazioni di cottura e raffreddamento. La precisione delle temperature è fondamentale, poiché qualsiasi deviazione può influenzare il risultato.

Gli artisti esperti nella ceramica celadon devono effettuare un attento controllo in ogni fase del processo di lavorazione, utilizzare termometri e osservare attentamente il colore della fiamma, che può raggiungere temperature fino a 1310 °C.

Tipi di celadon

Il prodotto finale si divide in due tipologie: il “fratello maggiore” celadon, che ha una finitura più scura con effetto screpolato, e il “fratello minore”, che ha una finitura spessa e un colore che unisce sfumature di verde prugna e grigio. lavanda.

Diversi colori e decorazioni

Le ceramiche Celadon sono generalmente monocolore, monocrome e talvolta prive di ornamenti, sebbene siano spesso decorate con motivi semplici che risaltano finemente in rilievo. Uno dei motivi più comuni su questo tipo di porcellana coreana è la gru, un uccello che simboleggia la longevità e la felicità.

Ora che sai cos'è il celadon, se vuoi sperimentare questa tecnica o qualsiasi altra, in Díez Ceramic abbiamo i materiali di cui hai bisogno. Hai il coraggio?

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gennaio 06, 2022

The Road - recensione del film di John Hillcoat con Viggo Mortensen.

È stato un adattamento molto difficile del romanzo di Cormac McCarthy, vincitore del Premio Pulitzer.

E' stato molto difficile riflettere i temi, i toni e lo stile narrativo di un romanzo così intenso, emozionante e unico. 

Ma quelli che avevano visto The Proposition sapevano che il regista australiano John Hillcoat aveva quello che ci voleva per farlo.

The Road un bellissimo film con Viggo Mortensen.

Dell'altro resta un residuo sempre più cospicuo in mezzo al nulla circostante: resta un bambino che porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo mezzo morto con amore implacabile, uomo e bambino tradotto in ogni Uomo e in ogni Bambino, con responsabilità e ruoli che racchiudono e trascendono quelli degli individui. 

E resta, dunque, uno sguardo discreto in avanti e forse verso l'alto, oltre a quello nostalgico rivolto a guardare il regno dell'uomo come lo conosciamo. 

Nella risposta di McCarthy - epica, elegiaca, mitica, profetica, straziante, universale - rimane anche l'imprevedibile: una quotidianità affettuosa che conforta e scalda il cuore.  

The Road - la recensione.

Un uomo e un bambino percorrono le rovine di un mondo ridotto in cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido sprigioneranno un po 'di calore e qualche barlume di vita. 

Trascinano con loro sulla strada tutto ciò che ha un certo valore nel nuovo equilibrio delle cose: un carrello del supermercato con cui rimediare, un telo per ripararsi dalla pioggia gelata e un fucile con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade determinati a sopravvivere ad ogni costo. "The Road", di Cormac McCarthy, è un romanzo che non dimenticherai: per il potere emotivo ed evocativo, per l'oscurità disperata che colpisce sia lo stomaco che il cuore, per la profondità del ragionamento messo sottilmente in gioco su temi come come umanità, fede, redenzione. 

E per una scrittura molto asciutta, essenziale ma capace di comunicare dettagli e sensazioni in modo ricchissimo. Di fronte a un testo di questo tipo, la sfida di tradurre la storia e lo stile del libro in un'immagine cinematografica era rischiosa e ambiziosa. E non bastava scegliere a priori la via della fedeltà al testo - e non della sua modifica o attuazione - per tutelarsi sufficientemente. Pur riconoscendo l'onestà della sceneggiatura di Joe Penhall, è quindi nella direzione dell'australiano John Hillcoat che 

The Road riesce e convince sia chi conosce il materiale originale sia chi si avvicina semplicemente al film senza alcuna conoscenza precedente. L'odissea disperata dell'Uomo e di suo figlio attraverso il paesaggio grigio e devastato di un'America post-apocalittica si traduce in immagini mantenendo intatta la sua carica oscura e disperata, la sua rapsodicamente frammentata ma allo stesso tempo fluida e continua. 

I protagonisti Viggo Mortensen e il giovane Kodi Smit-McPhee, danno la disperata intensità necessaria ai loro personaggi, e si muovono in un mondo devastato e devastante reso eccellente nella sua depressione cromatica dall'appropriata fotografia di Javier Aguirresarobe. 

Con questi elementi a sua disposizione, Hillcoat riprende come se fosse un osservatore neutrale, filmando gli eventi cercando di suggerire il meno possibile, mostrando e partecipando con discrezione solo quando realmente necessario, lasciando che l'emozione che proviene dal testo faccia la maggior parte del lavoro: un passo indietro solo in apparenza, in realtà un'operazione che richiede grande consapevolezza registica. 

Gli unici interventi "sensibili" che l'australiano si è concesso sono quelli relativi ai flashback in cui Mortensen e Charlize Theron sono i protagonisti (sono anche spietati nel dolore che raccontano e provocano) e l'uso della musica di Nick Cave: sempre interventi molto misurati che non spezzano mai la cruda essenzialità del contesto. 

Il resto è opera di McCarthy: un racconto disperato di amore paterno e filiale, di dolore, una riflessione sulla natura umana, sulla sopravvivenza e sui suoi modi e significati, sul senso di speranza e di redenzione. 

Da questo punto di vista Hillcoat è semplicemente un traduttore: e come tutti i migliori traduttori, si rende quasi invisibile per non alterare la forza dell'originale.

E poi il bene più prezioso: se stessi e l'amore reciproco. "Andrà tutto bene, no, papà?" si Ce la faremo. 

E non ci succederà niente di male Esatto. Perché portiamo il fuoco. E questo è. Perché portiamo il fuoco " "Guardati intorno," disse. - Non c'è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Qualunque sia la forma di cui hai parlato, avevi ragione ». 

Cosa resta quando non c'è più il dopo perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto le loro visioni di luce e oscurità in risposta. 

Ci hanno promesso inferni d'acqua e fuoco e aldilà celeste, fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o respinto, rassicurato o terrorizzato. 

Nella creazione insuperabile di McCarthy, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio che viaggiano su un groviglio di strade senza origine e senza destinazione, all'interno di una natura ridotta a un guscio secco, tra le vestigia spaventosamente riconoscibili di un mondo svuotato. inutili. 

Restano dunque su questa strada gli esseri umani condannati alla sopravvivenza, il loro calvario quotidiano per soddisfare bisogni irrefrenabili e cancellare gli altri, la furia dell'umanità tradita e il residuo, inestimabile residuo del piacere di essere vivi; i purissimi cristalli del sentimento che lega padre e figlio e dei rapporti che i due intrecciano tra loro e con gli altri rimangono, ridotti all'estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza.

luglio 10, 2020

Le invenzioni di Leonardo da Vinci, testimonianze di un periodo straordinario (1a parte).
I disegni leonardeschi sono la testimonianza di un periodo straordinario quale fu il Rinascimento italiano, ricco di cultura e grandi progetti. Una testimonianza che narra degli uomini e di ciò che essi esprimevano e  producevano, delle macchine da loro create e usate per le costruzione di chiese, palazzi, fortezze, delle macchine per la guerra, per il lavoro, per la produzione e il commercio delle merci la cui disponibilita' condizionava la vita dei potenti e delle loro corti.

Con i suoi disegni di straordinaria chiarezza ed efficacia Leonardo ci da' un'immagine di se stesso, dell'uomo  che, formatosi in una delle città più vive e stimolanti del suo tempo quale era Firenze, inizio' a percorrere una  strada autonoma di ricerca ed elaborazione di idee e di progetti che toccavano molti settori, dall'idraulica alla  meccanica, dal volo all'anatomia, all'ottica...



Macchine da guerra terrestri.


Dagli oltre 6.000 fogli di Leonardo vi riportiamo alcune delle idee più interessanti.

Acciarino automatico a pietra focaia.


Il modello rappresenta una delle idee che Leonardo elaborò per migliorare l'accensione delle armi da fuoco.

Il dispositivo è costituito da una molla elicoidale collegata, tramite una catena snodabile, ad una ruota
superiore che, girando, strofina contro la pietra focaia (sulla sinistra) provocando la scintilla.  Il grilletto è
sulla destra. La catena articolata a tre maglie è ingrandita e ricostruita a parte.

Il foglio presenta due dispositivi per accendere a ripetizione la carica di un'arma da fuoco. Il disegno
dell'acciarino, di  grande bellezza, è accompagnato da una didascalia ed è contrassegnato da alcune lettere
ad indicare le parti meccaniche che verranno successivamente citate " Necessita stabilisce in questo caso 3
molli, delle quali la prima attende alla revoluzione della rota, la seconda allo spignere la pietra dcontro a
essa rota, la terza a civare detta rota, eccetera. Del modo del fare alla rota. Esce del p, polo della rota, la
fronte quadrata d'esso polo..." . Il disegno è databile tra il 1497 e il 1500.

Affusto di cannone a code divaricabili .


Il modello rappresenta un affusto di cannone a code divaricabili molto innovativo e interessante perché
consente di coprire notevoli settori di brandeggio (rotazione di una bocca da fuoco su di un piano
orizzontale) e di assicurare la stabilità del tiro con la bocca da fuoco che può spostarsi velocemente sia in
orizzontale, mediante un sistema a guida, che in verticale mediante un sistema a pioli.

Su entrambi i fogli disegni di affusti per cannoni e particolari costruttivi. Foglio recto a sinistra: piccolo
congegno con la scritta "Per dare foco". Foglio verso, anch'esso a sanguigna, con figure e testo mutilati. Ai
margini figura di bombarda su affusto e didascalia (in parte mancante) : "il circulo adb è maggiore...cb è però
stara congiunto...balla colla sua femmina" .

Argano per il sollevamento delle artiglierie.

L'argano era destinato a sollevare pezzi pesanti di artiglieria. La struttura è a classica forma di "capra". Il
sollevamento o l'abbassamento avveniva lentamente tramite una vite perpetua e una ruota elicoidale che
fungeva da madrevite. Il moto faceva basculare l'asse centrale dove era appeso il cannone.

Il foglio contiene disegni dedicati essenzialmente a due tipi di macchine: l' argano per il sollevamento di
grosse colonne e di bombarde con molti particolari, un'altra ( qui non visibile) per il trasporto orizzontale di
grossi pesi. Due didascalie.

Artiglieria con elevazione regolabile a chiodo.


E' una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. Per la sua dimensione è destinata ad
essere usata nelle azioni della fanteria. Oltre all'affusto leggero a ruote, l'arma ha la possibilità di essere
regolata in altezza utilizzando un sistema di bloccaggio mediante pioli. La bombarda è ad avancarica e con
bocca da fuoco in bronzo.

Il foglio contiene tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed il 1482. Sopra la prima bombarda " El
peso dal perno indirieto". Sopra la seconda bombarda " dal perno indirieto. Sopra la terza bombarda " dal
perno indirieto". Il foglio può' essere messo in relazione alla lettera di Leonardo a Ludovico il Moro dove egli
descrive la propria capacità di costruire armi da fuoco veloci da spostarsi e precise nel tiro.

Artiglieria con elevazione regolabile a vite.


Fa parte di una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. E' caratterizzata dall'affusto a
ruote estremamente maneggevole e da un sistema di regolazione in altezza mediante vite. La bombarda, ad
avancarica e bocca da fuoco in bronzo, era destinata ad affiancare le azioni della fanteria.

Il foglio riporta tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed 1482.Sopra la prima bombarda: " El peso
dal perno indirieto". Sopra la seconda bombarda: " dal perno indirieto". Sopra la terza bombarda " Dal perno
indirieto". Il foglio può essere messo in relazione alla lettera di Leonardo a Ludovico il Moro in cui egli
descrive la propria capacità di costruire armi da fuoco veloci nell'essere spostate e precise nel tiro.

Artiglieria con elevazione regolabile a vite.

Fa parte di una delle tre bombarde disegnate da Leonardo nello stesso foglio. E' caratterizzata dall'affusto a
ruote estremamente maneggevole e da un sistema di regolazione in altezza mediante vite. La bombarda, ad
avancarica e bocca da fuoco in bronzo, era destinata ad affiancare le azioni della fanteria.

Il foglio riporta tre disegni di bombarde ed è databile tra il 1480 ed 1482.Sopra la prima bombarda: " El peso
dal perno indirieto". Sopra la seconda bombarda: " dal perno indirieto". Sopra la terza bombarda " Dal perno
indirieto". Il foglio può essere messo in relazione alla lettera di Leonardo a Ludovico il Moro in cui egli
descrive la propria capacità di costruire armi da fuoco veloci nell'essere spostate e precise nel tiro.

Balista lanciasassi.


Il modello rappresenta una catapulta a molle, in legno, tirate da una madrevite posta nella base della
struttura a capra. Lo strumento di guerra era pensato per ottenere una grossa potenza in modeste
dimensioni. Particolarmente interessanti i vari dispositivi per aumentare la flessibilità delle molle assicurando
così un efficace lancio.

Sul foglio, databile tra il 1485 e il 1490, sono disegnate quattro catapulte a fionda. Sotto la catapulta qui
rappresentata si legge "Molto decomposto". In alto centrale (qui non visibile) la didascalia riporta indicazioni
sul trattamento del legno per la costruzione delle catapulte: "Se tu vorrai un legno verde, tondo e diritto, e
ogni volta che tu hai tratto, voltala da l'opposita schiena. Questo legno non terrà mai torto (non conserverà
mai la piega)".

Balista multipla.


La catapulta doppia, a cucchiaio e a fionda, è uno splendido esempio del concetto di forza che Leonardo
voleva dare alle sue macchine da guerra. Le balestre vengono avvicinate e tese mediante la torsione di
corde provocata con il movimento di ruote dentate e vite senza fine. Successivamente si innestano i due
bastoni e si caricano le pietre. Un solo colpo di mazzuolo, provocando la tranciatura delle due zeppe, fa
abbassare il bilanciere che trascina in basso i due semiassi. Sganciate così le due ruote dentate dalle
relative viti senza fine, si provoca il contemporaneo lancio dei sassi.

Il foglio, databile tra il 1485 e il 1490, contiene il progetto per una grande catapulta doppia. I due disegni in
basso illustrano minutamente i congegni di scatto e di caricamento. Didascalie: in alto a destra: "Quando tu
hai voltate le ruote che torcano le corde, e tu metti i bastoni delle forme;" a sinistra: "Tutti questi strumenti
sono in una medesima aperta. Fa che le braccia de balestri parino braccia 20, e bastoni delle forme siedo
braccia 10, le sasso libbre 50"; in basso altre indicazioni e lettere: "Vite senza fine AB- Qui si da col mazzo.
Le 2 vite senza fine qui di sopra, cioè AB, voltano le rote de le frombe"

Cannone a tre canne.

Al tempo di Leonardo i cannoni erano impiegati soprattutto negli assedi, sia per il loro peso, sia perché
richiedevano troppo tempo per la carica ed erano quindi poco utili sul campo di battaglia dove i movimenti
delle truppe erano troppo rapidi. Leonardo apportò delle modifiche che prevedevano di aumentare la qualità
di fuoco e regolavano velocemente il tiro. Il modello rappresenta un altro tipo di artiglieria leggera: si tratta di
un affusto facilmente manovrabile con tre bocche da fuoco ed avancarica. Per migliorare la precisione di tiro
le tre bocche possono essere ampiamente regolate in altezza tramite un sistema a pioli.

Il foglio contiene un unico disegno, in parte mutilato, su carta tinta in azzurro di un " carro da tromba" con tre
trombe di fuoco. il disegno è databile intorno al 1480-82 e può anch'esso essere messo in relazione con la
lettera inviata da Leonardo a Ludovico il Moro nella quale descriveva le sue capacità a costruire una serie di
armi da fuoco atte ad essere trasportate velocemente e dotate di una notevole massa di fuoco.

Carro armato.

"Farò carri coperti, securi e inoffensibili; e quali intrando intra li nimici con le sue artiglierie, non è sì grande
moltitudine di gente d’arme che non rompessimo. E dietro a questi potranno seguire fanterie assai illese e
senza alcuno impedimento."

Per portare panico e distruzione tra le truppe nemiche , Leonardo pensa e disegna un carro a forma di
testuggine, rinforzato con piastre metalliche, con torretta interna di avvistamento ed armato di cannoni. Il
movimento del carro era garantito da 8 uomini che azionavano dall’interno un sistema di ingranaggi
collegato alle ruote. Dalle note che accompagnano il disegno si deduce che Leonardo pensò di utilizzare dei
cavalli al posto degli uomini, ma la possibilità che gli animali si imbizzarrissero in uno spazio così ristretto e
rumoroso dovette ben presto dissuaderlo. La direzione del fuoco poteva essere decisa dagli uomini posti
nella parte alta del carro, da dove, attraverso delle strette fessure, potevano vedere il campo di battaglia.

Il foglio, che contiene progetti di carro falcato e di veicolo corazzato (carro armato), è databile attorno al
1487, il disegno è stato eseguito con penna e acquerello. E’ disegnato anche l’interno del carro armato
evidenziando il particolare sistema di movimentazione del carro stesso.

settembre 21, 2019

Esiste un ‘altra Italia, oltre i grandi circuiti turistici, è l’Italia dei musei.

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Esiste un ‘altra Italia, oltre i grandi circuiti turistici, le città d’arte e le località di villeggiatura, un ‘Italia sotterranea e poco conosciuta che merita invece tutta la nostra attenzione.

E’ l’Italia dei musei territoriali, etnografici, aziendali, scientifici. L’Italia che potremmo definire dei “musei specializza­ti”.

Sono istituzioni a volte private, a volte di proprietà di piccoli Comuni, che potremmo definire settoriali: racchiudono anch’esse tesori a volte sorprendenti.

Trattano tutti gli argomenti, spaziano dalle tradizioni popolari agli ombrelli, dalle figurine alle carrozze, dai trattori agli strumenti scientifici.

I musei italiani raccontano storie.

Raccontano storie di lavoro, di comunità, di aziende, esordi e affermazioni di prodotti, e raccolgono testimonianze di professioni in disuso, narrano realtà dimenticate o insolite.

Insom­ma, propongono un quadro della realtà, vista da altre angolazioni.

Museo tecnico navale (La Spezia)

Di fronte a la Storia.

Possiamo così ritrovarci di fronte alla Storia, con la S maiuscola, documentata attraverso le memorie minime di una piccola valle alpina, attraverso le raccolte di mu­sei valdesi o ebraici, o più semplicemente riassunta, ad esempio, da una collezione di soldatini. L’evoluzione di forme e materiali, con il passaggio dai modellini in carta a quelli in piombo fino alla plastica, può raccontare (in sordina, quasi clandestinamente) la nostra storia socia­le.

Tutti insieme questi musei offrono un quadro variega­to del nostro Paese, forse, di più, sono testimoni e depo-sitari di una memoria collettiva, mostrano un ritratto del carattere e della vita italiani. Allo stesso tempo, forni­scono l’occasione preziosa di apprezzare le differenze.

Musei vs. Mass Media.

Mentre le strade di città e paesi si riempiono di negozi sempre uguali, che espongono merci spesso identichc. mentre i mass media raccontano indifferentemente le stesse cose, fino ad omologare sentimenti e abitudini, i nostri musei hanno un loro patrimonio unico e irripetibi­le, documentano esperienze, vite, storie sempre diverse.

Dietro queste collezioni ci sono uomini e vicende. Tra di essi, ad esempio, appassionati gruppi di volontari che hanno dato corpo, tutti insieme, a piccoli musei territoriali per recupenire antichetradizioni locali, aratri e vecchie botteghe di artigiani.

Museo mineralogico Ambrogio Del Caldo Calice al Cornoviglio (Brugnato)

Altre collezioni sono sorte per l’impegno di nomini che hanno vissuto esistenze singolari da ricordare: i missionari del Museo del Mozambico di Bari, che ci hanno particolarmente commosso, perchè nelle sale della loro Istituzione si respira una passione sincera per il Paese nel quale hanno a lungo vissuto per convertire quelle popola­zioni.

Perché la collezione documenta una “conversio­ne”, subita per amore, e una conseguente incapacità di distaccarsi da un Paese in cui hanno vissuto un’espe­rienza umana certamente decisiva.

I grandi musei d’arte, le istituzioni e la storia.

Dietro i grandi musei d’arte, sono intuibili le istituzioni e la storia, dietro i nostri piccoli musei sono,

di solito, uomini semplici; a volte pignoli collezionisti, curiosi o solo desiderosi di raccontare esperienze singolari. Cer­to è, tuttavia, che per conoscere l’animo del nostro Pae­se, è utile cercare qui, tra le sale dei mille musei specia­lizzati d’Italia.

Ecomuseo etnografico di Luni

Si potranno allora scoprire le vicissitudi­ni degli spazzacamini di Aosta, disseminati per tutta l’I­talia, si potranno conoscere le gesta di genieri, grana­tieri, cavalleggeri e le vicende della Ferrari o della Martini & Rossi, raccontate in collezioni e archivi che spesso superano il loro tema specifico fino a racconta­re, da un punto di vista insolito, una parte della nostra storia.

Abbiamo inserito in questa guida anche alcune dimore di grandi italiani, da quella di Carducci a quelle di Alfieri, di Rosmini, di Leonardo o di Petrarca, senza intenzioni celebrative. Piuttosto con lo scopo di ricerca­re, al di là dell’enfasi, la realtà umana ed ambientale di quegli illustri personaggi.

Lungi dal proporsi come esauriente, questa pubblicazione intende suggerire dei percorsi, tracciare degli itìnerari, offrire una scelta del vasto repertorio di cui l’Italia è ricca. E confida nella i collaborazione dei suoi lettori, perché segnalino altre I raccolte, altre iniziative degne di essere conosciute.

Museo geopaleontologico (Lerici).

fonte: Trybe

aprile 16, 2016

Dal formidabile mondo alpino ai paesaggi da sogno dell’italia meridionale.
Le regioni sono, assieme ai comuni, alle province, alle città metropolitane e allo stato centrale, uno dei cinque elementi costitutivi della Repubblica Italiana.

Ogni regione è un ente territoriale con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione della Repubblica Italiana, come stabilito dall'art. 114, II comma della carta costituzionale.

Le regioni, secondo quanto indicato dall'art. 131 Cost., sono venti. Cinque di queste sono dotate di uno statuto speciale di autonomia ed una di queste (il Trentino-Alto Adige), è costituita dalle uniche due province autonome, dotate cioè di poteri legislativi analoghi a quelli delle regioni, dell'ordinamento italiano (Trento e Bolzano).
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Nel rispetto delle minoranze linguistiche, il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta sono riportati con le denominazioni bilingui Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste all'art. 116, come modificato nel 2001.
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Non importa che tipo di viaggio si organizza – in Italia e nelle caleidoscopiche regioni italiane ognuno troverà ciò che più gli piace: il formidabile mondo alpino dell´Alto-Adige, le ottime aree sciistiche nella Valle d´Aosta o le bellissime città storiche dell´Italia settentrionale nella Toscana, Lombardia o nel Veneto. Poi ovviamente le attrazioni e l´incantesimo della capitale italiana Roma e delle sue attrazioni nei dintorni.
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Poi non dobbiamo dimenticare l´Italia meridionale che è altrettanto affascinante quanto l´Italia settentrionale, anche se magari meno conosciuta all´estero: La Puglia, Calabria e Basilicata offrono dei paesaggi e dei luoghi da sogno e anche le isole Sicilia e Sardegna appartengono alle destinazioni da non perdere in Italia. 20 regioni e 20 destinazioni di vacanza meravigliose che non devono assolutamente mancare nella vostra lista dei luoghi degni d´esser visti.

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