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settembre 20, 2010

Wikipedia un fenomeno planetario, con 5 milioni di voci, in 200 lingue, scritte dagli stessi utenti.

È diventata un fenomeno planetario, con 5 milioni di voci, in 200 lingue, scritte dagli stessi utenti. Un certo margine di errore esiste, ma i controlli sono sempre più severi

La prima parola inserita su Wikipedia è stata appunto Wikipedia. La cui definizione recita così: «Enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo dai volontari». La voce comparve nel gennaio 2001, digitata dagli americani Jimmy Donald Wales e Larry Sanger, fondatori di questo pozzo del sapere ai tempi di internet.

I due americani, un imprenditore e un professore col pallino dell'informatica, non potevano immaginare che quella provocazione, scagliata in rete fra incoscienza e utopia, avrebbe trasformato l'oligarchia dello scibile in una democrazia reale della conoscenza, dove i navigatori sono insieme elaboratori e fruitori della cultura universale.

Sei anni dopo l'enciclopedia scritta dagli utenti è un fenomeno planetario, lo strumento di ricerca più consultato con 60 milioni di accessi al giorno e quasi 5 milioni di voci in 200 lingue (compresi molti dialetti e il latino), considerato sostanzialmente attendibile non soltanto dagli studenti globali, che lo utilizzano per ricerche di qualsiasi tipo, ma anche da scienziati e studiosi.

Rispetto alle enciclopedie tradizionali il vantaggio è doppio: le informazioni sono capillari, perché chiunque può arricchire il bagaglio di nozioni inserendo, per esempio, la storia di un paesino sconosciuto oppure la recensione dettagliata di un disco del gruppo punk rock dei Clash. E tempestive, fedeli alla formula internettiana del tempo reale. Così nell'indice, accanto alla biografia di Robert Gallo e Luc Montagnier, scopritori del virus dell'hiv, c'è lo stilista francese Jean-Paul Gaultier, lo scrittore Niccolò Ammaniti, il fotografo Oliviero Toscani, Vladimir Luxuria e Luciano Moggi, con relative sentenze sportive di Calciopoli...

Contribuire alla redazione di Wikipedia è semplicissimo (basta avere un computer collegato a internet), ma a dispetto di quanto sostengono i molti detrattori, falsare gli articoli e distorcere le informazioni è quasi impossibile, come dimostra l'esperimento condotto da Panorama.

Cominciamo con cautela, correggendo qualche svista grammaticale riscontrata qua e là. Dopo aver cliccato sul link «modifica», in cima alla pagina, come promette il fonema wiki (che nella lingua dei nativi hawaiani significa veloce), le correzioni vanno in porto nello spazio di pochi secondi.

Fase due: inserire una voce nuova.

È altrettanto facile, a patto di rispettare le regole. Introduciamo la descrizione relativa a un libro il cui titolo manca nell'indice, attenendoci alla wiki-etichetta: correttezza di forma e contenuti, niente partigianerie, vietati i punti di vista personali e i giudizi.

L'operazione funziona bene e rapidamente anche in questo caso: la nuova pagina è in rete con la benedizione degli amministratori, che in realtà sono utenti fidati (in Italia un'ottantina su un totale di 150 mila registrati) eletti dai navigatori per controllare il lavoro collegiale e dirimere i conflitti interpretativi, discussi in specifiche sezioni ed eventualmente messi ai voti.

Fase tre: proviamo a trasgredire, inserendo una pagina pubblicitaria mascherata da nozione culturale.

Immediatamente scatta il protocollo di cancellazione della voce e dopo 30 secondi la pagina viene eliminata e appare una diffida dal ripetere «atti vandalici» (vengono così chiamati pubblicità, spamming, messaggi personali, false informazioni).

A dimostrazione che i controlli esistono e sono anche severi.

Un rimedio esiste anche quando l'errore sfugge ai vigili del gigantesco portale. In questo caso ci pensano gli stessi utenti, che intervengono segnalando strafalcioni, abbagli e inesattezze. Uno studio dell'Ibm, citato da Vittorio Sabadin nel libro L'ultima copia del New York Times (Donzelli), calcola che la vita media delle false informazioni inserite su Wikipedia sia di 5 minuti.
Già nel 2005 la rivista Nature aveva affidato a un gruppo di esperti il compito di confrontare la pluricentenaria Enciclopedia Britannica con il giovane sfidante telematico. Ecco il risultato: quattro errori in media negli articoli scientifici di Wikipedia contro i tre della Britannica.

Niente male per un'opera scritta dalla gente comune, che ha progressivamente ridotto il rischio di errore (il difetto più evidente in un meccanismo di libertà illimitata), grazie alla supervisione di migliaia di wikipediani, volontari del sapere autogestito sparpagliati da un angolo all'altro del globo. Assicurano la quantità delle informazioni (ogni giorno vengono inserite oltre 2.500 nuove voci) e quasi sempre la qualità. E tengono a bada la «edit war», guerriglia della scrittura e della modifica, blindando le voci più appetibili per i vandali della cultura a seconda delle esigenze storiche.

In questo periodo, per esempio, le pagine del terrorismo rosso italiano sono inaccessibili alle modifiche. L'anarchico Giuseppe Pinelli e la strage di piazza Fontana non si possono alterare, troppo alto il rischio, dopo gli arresti recenti di presunti brigatisti, di inserire notizie false o faziose. Così, se oggi tocca alla playmate Anne Nicole Smith, morta da poco e fra mille polemiche, la temporanea sospensione degli aggiornamenti, l'anno scorso fu la volta delle foibe: anche in questo caso gli amministratori dovettero intervenire per riportare la verità storica ed evitare il fiorire di opinioni.

Le quali, tuttavia, sono visibili nello spazio dedicato alle discussioni, una sorta di grande forum organizzato dei punti di vista personali.

«Il metodo sarà forse imperfetto» sostiene Wales, il visionario che oggi si ritrova a gestire l'opera omnia della democrazia digitale e a difenderla dagli attacchi di chi vorrebbe screditarla a tutti i costi, «ma è da questo metodo che scaturisce la definizione perfetta, quella in continuo aggiornamento e divenire, e anche quella che sulle enciclopedie ortodosse manca». Del resto sarebbe impossibile anche solo immaginare una summa cartacea che alla S propone Saviano Roberto, scrittore la cui fama si è consolidata in tempi recentissimi, con link alla stampa internazionale che ha parlato di lui.

Dove si potrebbe mai apprendere che un'altra giovane scrittrice, la dark-lady Isabella Santacroce, viaggia col suo inseparabile chihuahua Cichito e ha una casa sperduta nel bosco viennese tra pipistrelli meccanici e grosse mosche in metallo?

Gli incontentabili wikipediani integrano le voci indicizzate con curiosità ispirate dai racconti popolari, dalla tradizione orale, dai libri di storia. Di Napoleone c'è scritto, fra le altre cose, che i francesi lo chiamavano «le petit tondu» (il piccolo calvo) e gli inglesi «Boney», contrazione dispregiativa di Bonaparte. Capita, quando il sapere scende dalla cattedra e arriva dentro casa.
Di Giacomo Leopardi si legge che la madre era «bigotta» e non solo severa, come vuole la versione ufficiale. Capita, quando il lettore è anche l'autore dell'enciclopedia.


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