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marzo 16, 2011

Milan Kundera, il filologo dell'amore nella Plèiade.

L'intera produzione di Milan Kundera, pubblicata mentre l'autore è in vita, esce in due volumi nella serie Pléiade. Tutti i premi e le poltrone impallidiscono al cospetto di un simile onore.

Nella mitica collezione di classici di cui può andar fiero Gallimard, il consacrato Kundera si troverà affiancato a Proust e Balzac, Rabelais e Molière, Goethe e Conrad! Che compagnia eccezionale! Che regalo contraccambiato! Tra l'editore e l'autore chi rende maggiormente onore all'altro?

Raggiunta fama mondiale con il successo universale de L'insostenibile leggerezza dell'essere (1984), il grande scrittore ceco dal 1970 aveva scelto Gallimard come editore di riferimento, e in seguito nel 1975 scelse la Francia come suo domicilio definitivo. Non si potrebbe dimostrare maggiore gratitudine di quella dimostrata da Kundera nei confronti della casa editrice di Rue Sèbastien Bottin, verso i proprietari della stessa, Claude e poi Antoine, e verso buona parte dei loro grandi autori che, senza cedimenti, hanno sostenuto il romanziere tra le traversie che lo colpirono dopo l'incubo russo che fece seguito alla Primavera di Praga fino al 1968, e fece di lui un proscritto in patria.

E così l'Accademia Gallimard (non ufficiale) non ha esitato affattoa investire Milan Kundera del più alto e glorioso attestato di cui dispone: l'ingresso dell'opera di uno scrittore vivente nella Pléiade. Simili allori il Parnaso della Rue Sébastien Bottin indubbiamente non li ha sprecati: fino a questo momento soltanto tredici scrittori avevano potuto ammirare e tenere in mano le proprie opere rivestite dalla sobria rilegatura in zigrino e stampate su Carta d'India della famosa raccolta.

Questi, in ordine sparso, gli autori che hanno preceduto Kundera: Julien Green, André Gide, André Malraux, Paul Claudel, Roger Martin du Gard, Henri de Montherlant, Saint-John Perse, Marguerite Yourcenar, René Char, Julien Gracq, Eugène Ionesco, Nathalie Sarraute. L'ultimo è stato Claude Lévi-Strauss. Tra questi fortunati, soltanto due erano - come Kundera, ma in più giovane età rispetto a lui - esiliati volontari che avevano scelto di vivere in Francia e di scrivere in francese: Julien Green ed Eugène Ionesco. La Pléiade di Kundera è esemplare: l'unica e sobria biografia che vi compare- opera di François Kérel, il migliore conoscitoree traduttore francese del romanziere - si occupa esclusivamente delle sue opere, della loro genesi, della loro pubblicazione, della loro fortuna critica. I romanzi e i racconti di Kundera sono pubblicati qui nel testo da lui stesso giudicato definitivo, tanto nella loro traduzione in francese quanto negli originali scritti direttamente nella nostra lingua, ai quali è dedicata la maggior parte del secondo volume. L'unità stilistica di questo dittico è sorprendente. Il francese tradotto di Kundera ha le medesime caratteristiche distintive di economia, precisione e comprensibilità del francese scritto direttamente da lui. Lo dimostra il fatto che l'esposizione naturale di Kundera non cessa mai, in ceco come in francese, di adattarsi perfettamente alla nostra prosa classica.

Musicista dall'orecchio fino, egli se ne nutrì sin da giovanissimo: lo si deduce rileggendo la traduzione, fedelissima all'originale, alla quale ha contribuito egli stesso, da Amori ridicolie Lo scherzo. Si comprende sin da quelle opere che il passaggio diretto al francese - per La lentezza - nel 1995 (quando si parla di Vivant Denon, di Laclos e di Diderot), mette in piena luce le fonti nascoste, da tempo francesi, dello stile in prosa di Kundera. Diventa palese che L'insostenibile leggerezza dell'essere o il Libro del riso e dell'oblio, scritti in ceco, lo erano stati nell'ottica della traduzione francese comparsa per prima a Parigi. «In un certo senso» dice giustamente François Kérel, «Kundera già scriveva in francese». La lettura a posteriori dell'opera di Kundera riserva anche altre sorprese.



I suoi primi libri, ai tempi della Guerra Fredda tra Est e Ovest, diedero un'immagine deformante del socialismo reale, vissuto dall'interno come una devastazione. Ne beneficiò il loro successo su entrambe le sponde dell'Atlantico. Oggi quell'immagine svelata e lacerata sussiste, ma a una seconda lettura diventa contingente. Passa in primo piano il Kundera moralista, nel senso francese di anatomista degli usi e di filologo dei cuori. Tra i rimedi moderni più subdoli per le patologie umane, il comunismo divenne per il romanziere ceco il reagente che ha aperto al suo scalpello alcune pieghe sconosciute negli organi dell'umanità di sempre.

Nelle vesti di moralista classico, Kundera ha subito annesso a sé, senza far ricorso a Freud, la fisica dell'amore, e non soltanto per criticare il puritanesimo del realismo socialista. Egli seppe mostrare nell'abbraccio, nella sua sospensione, nei suoi preludi, nella sua crisi, nelle sue reminescenze, tutto un teatro di ombre cinesi, i cui invisibili manipolatori eseguono una figura del destino ignota ai due partner. Ora si capisce meglio la continuità tra l'opera "ceca" e l'opera "francese", con la seconda che porta avanti una critica tanto pascaliana del problema umano quanto la prima, in un contesto sicuramente diverso per ogni aspetto, ma nondimeno propizio fino in fondo a velare (e quindi a svelare) la verità degli scherzi che si fanno le anime e i corpi.

L'americano Norman Podhoretz (ex gauchista trasformatosi in maître à penser dei neoconservatori) aveva denunciato in Kundera a partire dal 1984 (a proposito del suo Libro del riso e dell'oblio, pubblicato prima della caduta del Muro di Berlino) una critica del neo-liberalismo e della sua sociologia così poco indulgente quanto la sua critica al comunismo - entrambe ideologie aventi tramite strade contrapposte lo svuotamento dell'individuo e il saccheggio della sua intimità.

Apologista dell'arte del romanzo, sperimentatore delle sue forme, Kundera vede e mostra in questo genere letterario - come il modernismo l'ha inteso dopo Flaubert - l'unica scienza veridica e liberatrice dell'uomo, la filologia dei suoi comportamenti, capace altrettanto bene di smascherare le loro interpolazioni e di restaurare il loro testo primitivo e corrotto.

Invita a perseverare in questa arte, tanto più e soprattutto tenendo conto che i totalitarismi soft per devastare animee corpi hanno sostituito alla brutale oppressione totalitaria l'idiota euforia comunicazionale. Kundera scarta l'autobiografia e a maggior ragione l'autofiction. L'"Io" della scienza del romanzo sa che non può salvare da sé solo la propria interiorità e intimità, se non proiettando nella fiction «le proprie possibilità» irrealizzate, che tutte ama e tutte paventa. Feroce, atroce Kundera? Sì. Leggerlo è come un test in alta montagna, alla quale non resiste alcuna forma di kitsch. E si diventa «attenti a non privare la propria vita della sua dimensione di bellezza», allorché tutte le pianure e tutti i loro pensieri in massa premono violentemente in senso contrario.


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marzo 13, 2011

Paura nucleare, emergenza in tre centrali giapponesi.
Il governo giapponese ha parlato di possibili rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n.1, sulla costa nordest del Giappone, colpita venerdì scorso dal terremoto e dal seguente tsunami.

Ora rischia di esplodere il reattore n.3, che ha anche subito forti danni alle barre di combustibile. I tentativi di evitarlo, ha riferito il ministro dell'Economia e dell'Industria nipponico, "non hanno avuto effetti". Fumo esce anche da un'altra centrale nucleare della prefettura di Miyagi. E l'Aiea lancia l'allarme.

E intanto continua a crescere il bilancio delle vittime: 1.600. Ma nella sola prefettura di Miyagi se ne stimano più di 10 mila. Appello del premier Kan: 'Mai cosi' dura dalla seconda guerra mondiale, non "non ci sarà un'altra Chernobyl". E l'impatto del sisma sull'economia giapponese sarà "considerevole". Lo ha detto il portavoce del governo.

SI BLOCCA IMPIANTO REATTORE TOKAI - L'impianto di raffreddamento della centrale nucleare di Tokai, nella prefettura di Ibaraki (a 120 chilometri da Tokyo), si è bloccato. Lo riferisce il comando dei vigili del fuoco, citati dall'agenzia Kyodo.

AGENZIA, PROBABILI ALTRE FORTI SCOSSE - La Japan Metereological Agency (Jma), ritiene 'probabile', in base a dati storici, un nuovo sisma di magnitudo 7 nella regione situata tra Sendai e Tokyo, con inizio geografico a circa 100 km a nord di Tokyo. La probabilita', inoltre, arriva al 70% nei prossimi 3 giorni e a circa il 50% in quelli successivi. Sulla base delle statistiche, il rettangolo geografico teorico nel quale la Jma localizza come probabile un sisma di magnitudo 7 e' in larghissima parte oceanico e include solo marginalmente Tokyo.

AIEA; EMERGENZA IN CENTRALE ONAGAWA - E' stato decretato lo stato d'emergenza in una seconda centrale nucleare in Giappone, colpita dal devastante terremoto di venerdì. Lo ha reso noto l'Aiea (Agenzia internazionale dell'energia atomica). "Le autorità giapponesi - scrive un comunicato dell'agenzia dell'Onu, che ha sede a Vienna - hanno informato l'Aiea che il primo (cioé il più basso) stato d'allerta è stato deciso nella centrale di Onagawa dalla Tohoku Electric Power Company". Secondo le autorità giapponesi, riferisce l'Aiea, i tre reattori del sito nucleare di Onagawa "sono sotto controllo" e "l'allerta è stato dichiarato per il fatto che i livelli della radioattività registrati sono superiori ai livelli autorizzati nell'area vicino alla centrale". "Le autorità giapponesi stanno tentando di stabilire l'origine delle radiazioni".

FUMO ANCHE DA CENTRALE MIYAGI - L'uscita di fumo è stata anche segnalata da un'altra centrale nucleare della prefettura di Miyagi. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk.

GOVERNO, PROBLEMA REATTORE RESTA GRAVE - "Stiamo verificando lo stato delle barre del combustibile del reattore n.3'". Lo ha detto il portavoce del governo, Yukio Edano, precisando che "l'acqua nel reattore tende a non salire. La situazione resta critica".
KAN, MOMENTO PIU' DIFFICILE DOPOGUERRA  - "E' il momento più difficile dalla fine della Seconda guerra mondiale: chiedo a tutti la massima unità". E' l'appello lanciato dal premier giapponese Naoto Kan, parlando alla Nazione. "Non ci sarà un'altra Chernobyl", ha affermato Kan. "Le radiazioni sono state rilasciate in aria, ma non ci sono rilevazioni che ci dicano che ciò sia avvenuto in grande misura", ha detto Kan, in relazione ai gravi problemi della centrale di Fukushima 1, citato dall'agenzia Jiji. "Questa è una situazione fondamentalmente diversa dall' incidente di Cernobyl (1986, ndr). Stiamo lavorando per evitare i danni causati dalla diffusione delle radizioni".

AMBASCIATA FRANCIA INVITA A LASCIARE TOKYO - L'ambasciata di Francia a Tokyo invita i propri cittadini a lasciare Tokyo e la sua regione, per i rischi collegati al terremoto, incluso "il rischio di contaminazione". L'ambasciata di Francia ha raccomandato ai suoi cittadini di lasciare Tokyo e la regione del Kanto, l'area metropolitana, a causa del rischio di altri terremoti e l'incertezza circa la situazione dei danni agli impianti nucleari. "Sembra ragionevole consigliare a coloro che non hanno un particolare motivo per rimanere nella regione di Tokyo, a lasciare la regione del Kanto per un paio di giorni", si legge in una nota sul web della rappresentanza diplomatica in Giappone, che può essere letto con difficoltà a causa dell'eccessivo numero di contatti. "Consigliamo caldamente ai nostri cittadini - si può leggere ancora - di non recarsi in Giappone e si consiglia vivamente di ritardare un viaggio previsto". Quanto alle ipotesi sullo scenario nucleare, "forse l'esplosione di un reattore ha causato il rilascio di gas radioattivo che potrebbe raggiungere Tokyo in poche ore, a seconda della velocità e direzione del vento. Il rischio è quello della contaminazione. Il periodo critico è di tre o quattro giorni a venire".


ALLARME ATOMICO SPINGE STRANIERI VIA DA TOKYO  - L'allarme sulla tenuta del reattore n3 della centrale nucleare di Fukushima, in aggiunta a quello sul reattore n1, sta spingendo molti stranieri a pianificare la partenza da Tokyo e dalle aree limitrofe. "Non siamo al panico, ma c'é molta apprensione", spiega all'Ansa un manager di una multinazionale. Secondo altre fonti, sono migliaia le prenotazioni aeree già fatte, "almeno per i bambini, approfittando della pausa scolastica".

OLTRE 10.000 MORTI A MIYAGI - Sono più di 10.000 i morti stimati nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite dal terremoto-tsunami di verndì. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk, citando fonti della polizia. "Non ho alcun dubbio", ha detto Naoto Takeuchi, capo della polizia della prefettura di Miyagi, nel resoconto della Nhk, in relazione alla stima catastrofica. Il capoluogo Sendai, infatti, è stato devastato dall'onda anomala di oltre 10 metri di altezza e centinaia di corpi sono stati rinvenuti lungo le coste della prefettura. Il bilancio ufficiale, tuttavia, parla di poco più di 800 vittime, che fanno di Miyagi la prefettura più colpita.

RISCHIO ESPLOSIONE A REATTORE N3  - C'é il rischio che il reattore n3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un'esplosione simile a quella del reattore n1. Lo ha detto il capo di gabinetto, Yukio Edano, parlando dell'accumulo di idrogeno a causa della decompressione in corso.
"Anche se in teoria si verificasse l'esplosione, il reattore non avrebbe problemi", ha spiegato Edano, ripercorrendo quasi lo stesso copione di ieri, proprio i relazione a quanto accadrebbe al cosiddetto 'piano operativo', la grande camera sistemata sul reattore. Edano ha anche sottolineato che "il volume delle radiazioni del reattore n1 sta scendendo velocemente.

PAPA, PREGO PER VITTIME,VICINO A GENTE - Benedetto XVI, subito dopo l'Angelus, ha espresso oggi "forte impressione" per le notizie e le immagini sul "tragico terremoto" e il conseguente tsunami in Giappone. Ha anche pregato per le vittime e per i loro familiari, incoraggiando i soccorritori e rinnovando la sua "spirituale vicinanza" alla popolazioni del Paese "che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità"."Le immagini del tragico terremoto e del conseguente tsunami in Giappone ci hanno lasciato tutti fortemente impressionati", ha detto il Papa nel dopo Angelus. "Desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza alle care popolazioni di quel Paese, che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità - ha proseguito -. Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto". "Rimaniamo uniti nella preghiera. Il Signore ci è vicino!", ha quindi invocato il Pontefice.

POSSIBILE STOP ELETTRICITA' - L'erogazione dell'elettricità potrebbe subire un'interruzione, a partire dall'area di Tokyo, a causa dello stop degli impianti nucleari. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e Industria, Banri Kaieda, in una conferenza stampa.

MAGNITUDO RIVISTA A 9 - La magnitudo del terremoto che ha colpito il Giappone e' stata rivista a 9 contro la precedente stima di 8.8 (era di 8,9 secondo l'Usgs). Lo ha reso noto oggi l'Agenzia meteorologica giapponese (Jma), aggiungendo che si tratta di un sisma tra i piu' potenti mai registrati.





RISCHI FUSIONE IN 2 REATTORI - Il governo giapponese ha messo in guardia dai rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n1, colpita venerdì scorso dal terremoto e tsunami. "Riteniamo sia altamente possibile che si sia verificata una concentrazione", ha risposto in conferenza stampa il portavoce del governo, Yukio Edano, quanto ai rischi di fusione: "non possiamo verificare ciò che accade nel cuore del reattore, ma stiamo facendo passi in avanti rispetto a questa ipotesi". Parlando dei lavori di messa in sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano ha riconosciuto che i livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di vapore leggermente contaminato, tra le operazioni per abbassare la pressione combinata al pompaggio di acqua di raffreddamento. "L'aumento dei livelli di radiazioni è stata finora nel range previsto, mentre continuano le attivita", ha osservato ancora Edano, aggiungendo che le fluttuazioni dei livelli radioattivi non comportano preoccupazioni per la salute. "E' però verosimile vedere più fluttuazioni, mentre continuano le operazioni di decompressione", ha concluso. Da parte sua, anche Tepco, il gestore dell'impianto, ha ribadito non ci sono rischi di contaminazione.

AIEA, 140 MILA EVACUATI DA AREA FUKUSHIMA - Sono circa 140 mila le persone evacuate dall'area in cui sorgono Fukushima 1 e Fukushima 2, le due centrali nucleari rimaste danneggiate dal violento sisma che ieri ha colpito il Giappone. Lo ha reso noto stasera l'Aiea, l'Agenzia dell'Onu per l'energia nucleare, in un comunicato diffuso dalla sua sede di Vienna dopo avere ricevuto informazioni direttamente dalle autorità nipponiche. Secondo l'Aiea, dall'area di Fukushima 1 sono state allontanate 110 mila persone che si trovavano all'interno di un raggio di 20 chilometri dall'impianto. Dall'area attorno alla seconda centrale sono state fatte evacuare 30 mila persone. La procedura, secondo l'Aiea, è stata completata.




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La Corea diventa superpotenza con Homefront, il nuovo sparatutto per PlayStation3 e Xbox 360.

Il nuovo sparatutto per PlayStation3 e Xbox 360 in uscita il 15 marzo. Un'idea fantapolitica nata dall'immaginazione di John Milius, sceneggiatore di "Apocalypse Now". Parla un ex agente della Cia che ha collaborato alla realizzazione del gioco: "C'è realismo nella rappresentazione della violenza"


Gli Stati Uniti in ginocchio per l'aumento incontrollato del prezzo del petrolio, le due Coree riunite che annettono il Giappone e diventano la pri1ma potenza asiatica, il fallimento dell'Onu e il crollo economico dell'Europa. Sono questi alcuni degli eventi fittizi che fanno da prologo a Homefront videogame sparatutto in uscita il 15 marzo per PlayStation 3 e Xbox 360, in cui un ex pilota si unisce alla resistenza nell'America invasa dalla Corea.

Per supportare nel gioco l'idea fantapolitica nata dall'immaginazione di John Milius, sceneggiatore di Apocalypse Now e Alba Rossa (quest'ultimo sull'invasione sovietica degli Usa) il newyorkese Kaos Studio si è avvalso della collaborazione di Tae Kim. Cresciuto in Corea del Sud sotto la dittatura militare e trasferitosi negli Stati Uniti, dopo la laurea ha lavorato per alcuni anni per la Cia: "Non posso entrare troppo nei dettagli, ma diciamo che raccoglievo informazioni sulla Corea del Nord".

Perché usare proprio la Corea come nemico di un videogame?
"Sembrava meno scontato rispetto alla Russia o alla Cina. Si è parlato molto della verosimiglianza degli eventi narrati in Homefront, che si svolge nel 2027, quindi in un tempo sufficientemente lontano per dare luogo a una speculazione sugli eventi futuri. Visto che l'idea del gioco era raccontare il punto di vista di un cittadino costretto a combattere per liberare l'America dall'invasione coreana, il mio lavoro è consistito nel ricostruire una serie di eventi credibili che potrebbero portare a questo scenario. Spesso se si guardano due eventi lontani nel tempo, il secondo non sembra riconducibile al primo, ma se poi si analizzano i singoli episodi che hanno portato a quel risultato, tutto appare più chiaro".


L'invasione è la più grande paura che attanaglia gli americani?
"Personalmente credo che come me ora siano più preoccupati dall'aumento della benzina".

Il gioco però estremizza una situazione politica ancora calda.
"A mio parere la situazione tra le due Coree non è cambiata molto negli ultimi 20 anni. È facile, ad ogni schermaglia, pensare che vi sia un elemento nuovo nella crisi, ma in realtà la Corea del Nord è stata sempre piuttosto coerente con la sua strategia geopolitica: compiere azioni provocatorie nei confronti dei vicini e mantenere il proprio popolo in condizioni disperate, corrisponde a una precisa logica di mantenimento dello status quo e di controllo del potere".

Come giudica allora lo scontro a fuoco avvenuto lo scorso novembre?
"In realtà Corea del Sud e del Nord sono ancora tecnicamente in guerra, visto che il conflitto del 1950-1953 si è concluso solo con un armistizio. Anche se i media hanno dato grande risalto alla vicenda, l'attacco di artiglieria da parte del Nord, benché ingiustificabile, non è stato a sorpresa come si è detto: anzi è stato compiuto avvisando il Sud e ben sapendo che la risposta militare non sarebbe stata tale da portare all'esplosione di un conflitto globale. Come ho detto si tratta di una strategia politica, più che di tentativi di innescare una guerra su vasta scala".

Anche se si tratta di fiction, come crede che i videogame bellici dipingano la guerra?
"Se mi chiede se sono realistici le rispondo di no, altrimenti non sarebbero divertenti. In guerra ci sono vittime e nella realtà non ci si rimette in sesto così in fretta da una ferita. Lo stesso vale per lo stress psicologico: la tecnologia odierna non è in grado di far provare le paure che si sperimentano ad esempio quando si è in missione, sotto copertura, in un Paese straniero; in certe situazioni basta un'espressione del volto per capire se una persona è quel che dice di essere e questo può avere conseguenze sulla vita di un agente. Inoltre, a differenza di un videogame, alla fine di una missione quasi mai si prova felicità o si finisce in gloria. Quello che oggi nei videogame come Homefront è possibile rappresentare in maniera realistica è l'effetto della violenza, ma è bene ricordare che si tratta pur sempre di una forma di intrattenimento, equivalente al cinema o alla letteratura"





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marzo 04, 2011

Il bluff delle aste giudiziarie nelle mani di boss e affaristi: obiettivo riciclaggio.

L'avvento dei professionisti nel gioco delle acquisizioni ha moltiplicato i vantaggi per pochi e la scarsa trasparenza in un business da dieci miliardi. E per il cittadino diventa impossibile comprare casa.

Una casa su dieci passa di mano alle aste giudiziarie. Un mercato nel grande mercato immobiliare. E in costante crescita, con il trenta per cento di transazioni in più ogni anno. Centocinquantamila gli immobili ceduti nel 2010.

Con previsioni di ulteriore espansione, considerando che le proprietà a rischio di procedura esecutiva sono più del doppio. Dieci miliardi sui 100 della borsa del mattone vengono già spesi così, all'interno di un sistema che, sulla carta, offre mille garanzie di trasparenza ma che gli operatori per primi considerano una prateria per le scorribande di speculatori affaristi e mafie.

I vecchi proprietari rientrano con le buone o con le cattive in possesso degli immobili perduti, i nuovi potenziali acquirenti sono indotti a mollare l'affare o a versare sostanziose tangenti per non incontrare ostacoli. Agenzie che operano alla luce del sole e faccendieri che si propongono come consulenti alle aste si infiltrano tra le pieghe delle regole che governano gli incanti, ne pilotano gli esiti e fanno incetta di immobili.

Per il cittadino qualunque avventurarsi nell'acquisto di una casa o di un terreno messi in vendita dai tribunali equivale a intraprendere spesso un percorso pieno di insidie. Per evitare le quali il ricorso all'intermediazione diventa l'unica alternativa. Ma come funziona il sistema? Dove sono le trappole? Quali i trucchi?

I signori delle case.


Un esperto di aste che conosce bene quel mondo confessa candidamente: "Per un acquirente che decida di concorrere da solo, le speranze di concludere positivamente l'affare si assottigliano e di molto e soprattutto si assottigliano le previsioni di strappare un immobile a prezzi stracciati. Quello è mestiere per chi sa tenere a bada le offerte fino a far crollare il prezzo ed entrare in gioco solo quando le decurtazioni hanno fatto precipitare il valore del bene".

Un gioco di nervi, ma anche e soprattutto di astuzia. Che autorizza metodi spicci, come l'allontanamento preventivo dei concorrenti o i patti di cartello che consentono la turnazione alle aste di gruppi organizzati. Si calcola che a rischio sia almeno il venti per cento delle compravendite, in cifre due miliardi di euro all'anno. Con buona pace del fisco che vedrà volatilizzarsi parte del proprio gettito in favore di una "tassazione criminale".

Il sistema prevede che la vendita sia gestita da un giudice. Ma, con l'obiettivo di velocizzare le transazioni e smaltire l'arretrato, chiudendo in tempi ragionevoli procedure esecutive che durano anche 15 anni, dal primo marzo 2006 si è introdotta la delega ai professionisti. Avvocati, commercialisti, esperti contabili, oltre ai notai che già operavano in precedenza, possono ora procedere alla vendita.

Le aste sono pubbliche, chiunque può assistervi - gli annunci compaiono sui giornali e su Internet - e chiunque, meno che il vecchio proprietario, può concorrere. Nella vendita senza incanto le offerte arrivano in busta chiusa e rimangono segrete fino alla data fissata per l'aggiudicazione. Nel sistema con incanto, invece, le offerte vengono formalizzate a voce. La procedura prevede un sistema alternato fino a sei tentativi, esauriti i quali l'immobile scende ancora di prezzo e si ricomincia.

Prima di farsi avanti, nella prassi, si seguono delle regole. "C'è da sapere intanto - spiega la fonte che opera nel mondo delle aste - a chi appartiene l'immobile. Il nome del proprietario, soprattutto in certi ambienti, può dire molto e un passaparola sotterraneo consente di sapere se non ci sono ostacoli o se ci sono interessi precisi su quella casa, su quel terreno o su quel capannone industriale. La regola, in questi casi, è starsene alla larga il più possibile. Tutto deve svolgersi nella massima segretezza sino al momento dell'asta. Nei fatti però, basta conoscere in anticipo se ci sono altri potenziali acquirenti e avvicinarli, o contattarli appena dopo l'aggiudicazione per costringerli a ritirarsi o a pagare una tangente per ottenere il via libera all'affare e il gioco cambia".

A caccia di notizie.

Chi opera in quel mercato sa che le informazioni equivalgono a moneta sonante. Accaparrarsele è il primo obiettivo. I fascicoli delle procedure stanno nei tribunali. Hanno accesso a quelle carte giudici e cancellieri. Conoscere per tempo lo stato della pratica garantisce un indubbio vantaggio. Ma l'idea che solo attraverso un'interessata fuga di notizie sia possibile garantirsi il primato è riduttiva. L'avvento dei professionisti nel gioco delle vendite ha moltiplicato, senza risolverli, i conflitti di interesse. Capita che a occuparsi dell'incanto sia lo studio di riferimento di un legale che ha seguito la procedura in passato come avvocato della banca intenzionata a rientrare del mutuo erogato e non pagato. Capita che la stima dell'immobile che deve andare all'asta sia affidata a un tecnico che ha rapporti di parentela diretti o indiretti con chi fatalmente concorre all'acquisto. L'esperienza e l'affidabilità richiesti come requisito per l'affidamento degli incarichi, mostrano come rovescio, la concentrazione in poche mani delle procedure delegate.

Le indagini che hanno gettato luce sul mondo delle aste truccate rivelano la costante presenza di "ganci" interni che offrono su un piatto d'argento informazioni da spendere al banco di intermediari che agiscono quasi sempre in gruppo, con o senza la copertura delle cosche, a seconda dei contesti. Ma sono quasi sempre indagini nate in altri ambiti che poi svelano i meccanismi delle combine. Le intercettazioni si rivelano fonti primarie. A Milano, dove si registra il record di aste, dieci anni fa, fu un giudice a insospettirsi per la presenza costante alle aste di alcuni personaggi. Chiese e ottenne che si aprisse un'inchiesta. Furono piazzate anche delle microspie e si scoprì così che c'era un gruppo capace di scoraggiare gli acquirenti fin dietro la porta del magistrato con minacce esplicite.

L'ultimo caso è di appena qualche giorno fa: a Roma, indagando per una storia di festini e riciclaggio sugli affari del consigliere Pdl Francesco Maria Orsi, i magistrati hanno aperto un capitolo tutto dedicato al monopolio delle vendite di immobili pubblici. Ha raccontato l'immobiliarista Vincenzo La Musta, ex socio di Orsi: "Dopo la pubblicazione dei bandi, chi era interessato all'acquisto di immobili li prenotava presso le cooperative Arca che partecipavano all'asta. Orsi partecipava prenotando più appartamenti con Arca. E a quel punto intervenivo io. Orsi infatti mi propose di partecipare con una delle mie società ai bandi pubblicati da Scip (società per la cartolarizzazione degli immobili pubblici), per quegli stessi immobili che lui aveva prenotato con Arca. I soldi per le offerte me li dava lui con assegni circolari. E il nostro successo era assicurato. Perché al momento delle offerte Orsi era in grado di dirmi per tempo quanto aveva offerto Arca. Una volta aggiudicata l'asta Orsi mi metteva a disposizione la provvista necessaria al pagamento attraverso sue società, tra cui la Loyd Team".

Da Palermo, a Lecce, passando per Reggio Calabria, tre inchieste nate intorno a vicende di mafia, hanno permesso di ascoltare in diretta come prassi e metodi si pieghino agli interessi più disparati. Ma sono scoperte, per così dire casuali, all'interno di indagini partite per altro.

Ma quali sono i metodi? Chi sono i mediatori? Come agiscono?

Fatalmente è dalle indagini di mafia che arrivino le informazioni più aggiornate sulle storture del sistema. Svelano l'esistenza di colletti bianchi, professionisti al servizio di cosche più o meno organizzate che mettono a disposizione informazioni ed esperienza per pilotare il sistema.

Colletti bianchi.

A Palermo, nel 2008, era il potente clan dei Madonia a giocare con un misterioso avvocato mai individuato per assicurarsi di rientrare in possesso degli immobili finiti in una procedura fallimentare. Beni per milioni che, riacquistati all'asta, attraverso prestanome sarebbero sfuggiti così alle misure di prevenzione patrimoniale a carico dei padrini.

In Calabria, dove periodicamente, si sono accesi i riflettori sulle aste, a giugno scorso, l'indagine del Ros dei carabinieri, Meta, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone ha permesso di accertare che intorno alle aste due cosche un tempo rivali, quelle degli Imerti-Condello e quella dei De Stefano-Tegano-Libri, sotto l'egida di Cosimo Alvaro di Sinopoli avevano siglato un patto di non belligeranza in nome degli affari.

Compravano come immobiliari capaci di stare sul mercato con una solvibilità immediata. Gestivano il riacquisto per conto degli affiliati ma avevano allargato il giro stimato in cento milioni di euro, proponendosi come veri intermediari.

Perno fondamentale era l'avvocato Vitaliano Grillo Brancati: non uno 'ndranghetista, ma un colletto bianco molto utile, "capace di spianare la strada" per le aggiudicazioni. Un professionista, un esponente della zona grigia che "supportava", come ha spiegato il procuratore nazionale Pietro Grasso, le operazioni della criminalità organizzata. Vitaliano Grillo Brancati avrebbe mandato avanti la moglie Anna Maria Tripepi, anche lei avvocato, a fare incetta di immobili.

Non solo mafia anche in Calabria. A Vibo Valentia, nel maggio dello scorso anno, in cinque sono finiti arrestati dopo la scoperta di un carico di marijuana nel capannone del responsabile delle vendite giudiziarie. Si è ricostruita da lì una combine delle aste soprattutto dei beni mobili. Il resto lo ha spiegato un imprenditore che aveva perso la propria casa a un'asta beffa.

Nella intermediazione pura erano specializzate due famiglie pugliesi, una guidata da Salvatore Padovano di Gallipoli, l'altra dai Coluccia di Galatina, i cui affari sono stati radiografati a novembre 2010 dalla procura di Lecce guidata da Cataldo Motta. Gli emissari dei clan costituivano agenzie di mediazione capaci di restituire i beni agli insolventi, dietro pagamento di una provvigione. L'indagine ha subito una brusca accelerazione per una fuga di notizie che vedeva sospettato un ufficiale dei carabinieri. Ed è stata ritrovata anche un'agenda sulla quale il mediatore alle aste, Giancarlo Carrino di Nardò, aveva annotato tutti i suoi interventi. In una intercettazione il boss gli ricordava: "Noi siamo legati da complicità".

Obiettivo riciclaggio.

C'è poi l'aspetto del riciclaggio del denaro. Tra cauzione e oneri, per partecipare a un'asta, bisogna disporre di denaro contante: il dieci per cento subito, il saldo dall'aggiudicazione con assegni circolari in un periodo che va dai venti ai sessanta giorni. Tempi troppo stretti se si considerano quelli medi per ottenere un mutuo.

All'acquisto si arriva con assegni circolari emessi dagli istituti bancari. E qui c'è un'altra possibile falla: "Il sistema dei controlli - spiega il professionista delle aste - è assolutamente inesistente. A partire dalla provenienza dei soldi che arrivano a costituire il capitale di acquisto. Basta aggirare le norme antiriciclaggio, con la complicità di una mano amica dietro allo sportello, per trasformare il denaro contante di dubbia provenienza in assegni circolari, e trovarsi in mano soldi puliti con i quali comprare all'asta un bene che rientra nel circuito legale. Nessuno va veramente a controllare come si sia costituito quel capitale: se provenga da un mutuo, da risparmi o dalla massiccia immissione di contante ripulito in banca". La lavanderia ha così il bollo del giudice.

fonte: La Repubblica




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