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luglio 18, 2013

La crisi attacca le famiglie pugliesi, più di un quarto vive in povertà.

poveri--401x175Le tristi cifre dell'Istat confermano l'arretratamento. Diffuso il report annuale sulle condizioni di vita in Italia.

È un bollettino di guerra continuo: ogni mese i vari istituti di ricerca ci raccontano come la crisi sta incidendo sulla carne viva della società italiana, sulla tenuta sociale e sul sistema occupazionale. Il primo luglio, per esempio, l’Istat faceva questa diagnosi: il tasso di disoccupazione a maggio si attesta al 12,2%, in aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e di 1,8 punti in dodici mesi. Conclusione: si tratta del massimo storico dal 1977.

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E il Mezzogiorno sa bene che quella dozzina di punti sono il risultato della media tra Nord e Sud, dove le cifre sono molto più alte. La conferma di questo dramma sociale ed economico è arrivata ieri sempre dall’Istat: siamo ormai al record di poveri. Nel 2012 sono stati contati 9,5 milioni di persone in povertà relativa e 4,8 milioni in povertà assoluta, cioè che faticano a trovare cibo (e Coldiretti racconta che sono aumentate del 9% le famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare, per un totale di 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense). In termini percentuali tra il 2011 e il 2012 si è passati dal 13,6% al 15,8% per la povertà relativa e dal 5,7% all’8% per la povertà assoluta, cifre record dal 2005, anno di inizio delle rilevazioni. Dati "medi", dunque, che diventano sconvolgenti nel Mezzogiorno: infatti le situazioni più gravi si registrano tra le famiglie residenti in Sicilia (29,6%), in Puglia (28,2%), in Calabria (27,4%) e in Campania (25,8%).

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Il dato pugliese è quello che sorprende di più, perché - per esempio - da due anni Svimez segnala che in Campania si registra il reddito pro capite più basso d’Italia, seguito da quello calabrese e siciliano. E dunque le cifre sulla povertà in Puglia sono la vera novità di questa rilevazione Istat. L’istituto di ricerca spiega anche che a livello nazionale la povertà assoluta aumenta tra le famiglie di operai (dal 7,5% al 9,4%) e di lavoratori in proprio (dal 4,2% al 6%), ma anche tra gli impiegati e persino tra i dirigenti (dall’1,3% al 2,6%). E come meravigliarsi se da due-tre anni le tv ci rimandano immagini di coloro che «non arrivano alla quarta settimana» del mese?

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La povertà, continua l’Istat, aumenta anche tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione (dal 3,6% al 5,3%). E a proposito di pensioni, lo Spi Cgil sottolinea che sono «i pensionati che percepiscono un assegno previdenziale medio-basso quelli che corrono, più di altri, il rischio di finire nei prossimi anni sotto la soglia di povertà». Si tratta di 6 milioni di persone a cui è stata bloccata per due anni la rivalutazione annuale dell’assegno pensionistico, con la conseguente perdita di 1.135 euro in due anni. Detto questo, va aggiunto che la crescita dell’incidenza di povertà assoluta è, naturalmente, più marcata per le famiglie con a capo una persona non occupata: dall’8,4% è salita all’11,3%, se in condizioni non professionali; e dal 15,5% al 23,6% se in cerca di occupazione. Simili le dinamiche per la povertà relativa di cui soffrono soprattutto le famiglie con uno o due figli, in particolare se minori (dal 13,5% al 15,7%) e persino per le famiglie che hanno tutti i componenti occupati (dal 4,1% al 5,1%).

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Naturalmente le cifre schizzano in alto se i componenti delle famiglie sono in cerca di occupazione (dal 27,8% al 35,6%). L’unico segnale di miglioramento riguarda, in termini relativi, gli anziani che vivono da soli (l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%), probabilmente perché - spiega l’Istat - «hanno un reddito da pensione, i cui importi più bassi sono stati adeguati alla dinamica inflazionistica» - più bassi di quelli segnalati dallo Spi-Cgil. Ma dove la povertà incide meno? Al Nord, ovviamente, e in particolare nella Provincia di Trento (4,4), in Emilia Romagna (5,1%) e in Veneto (5,8%), tutte realtà con povertà au una cifra, molto distanti da quelle del Mezzogiorno.

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