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gennaio 03, 2011

Dall'Asia ecco Denisovan, il cugino del Neanderthal.

Il cugino che non t'aspetti bussa alla vigilia di Natale si presenta: mi chiamo Denisovan, vengo dall'Asia e l'unica cosa che posso mostrarvi di me, scusate, è solo un piccolo dente... È una storia meravigliosa quella raccontata dagli scienziati del Max Planck Institute. L'uomo aveva un parente stretto e l'ha ignorato per tutti questi di anni. E per di più la scoperta si deve ai miracoli del Dna.


Solo grazie alla sequenza del genoma gli scienziati sono riusciti a ricostruire il nostro parente dai resti più piccoli che antropologo mai ricordi: l'ossicino di un dito e un dente del giudizio.


La saga dei Denisovan si intreccia a quella dei Neanderthal e riapre quindi gli interrogativi sulla nostra complicatissima famiglia. Per decenni gli scienziati ci avevano rassicurato sulla nostra discendenza, iscrivendoci al ceppo dell'Homo Sapiens e sostenendo che noi moderni non avevamo nulla da spartire con quel più tozzo individuo misteriosamente estinto senza lasciare apparentemente tracce.


Ma proprio le ricerche di Svante Paabo, il genetista del Max Planck che oggi tiene a battesimo i Denisovan, hanno costretto a rivedere la nostra carta d'identità. Realizzando il primo genoma completo del Neanderthal, il professore ha scoperto che questi ominidi, che hanno lasciato numerosissime tracce fossili, dall'Europa alla Russia, risalenti fino a 240mila anni fa, dividono il 2.5 per cento del loro Dna con i moderni europei e i moderni asiatici: ma non hanno invece nulla a che fare con i moderni africani. Da qui la conclusione: prima di scomparire (soggiogati? estinti?) i Neanderthal si mischiarono con l'Homo sapiens quando anche i nostri progenitori lasciarono l'Africa per l'Europa, circa 60mila anni fa.


Ei Denisovan? Tutto nasce dal ritrovamento dei fossili in una cava della Siberia chiamata appunto Denisova. Un osso di un dito e un dente, vecchi almeno 50mila anni. E appartenenti a chi? Ancora una volta è stato il Dnaa dare una risposta. «Ma che shock» racconta oggi Paabo al New York Times «scoprire che il frammento non apparteneva ai tipi finora conosciuti». Non all'uomo di Neanderthal. Non a quello di Cro-Magnon, come è anche detto l'Homo sapiens che fu ritrovato proprio in quella grotta della Francia. E neppure all'Homo floriesensis, dall'Isola di Flores, Indonesia, cioè il piccoletto che gli studiosi hanno ribattezzato «Hobbit», e che era finora l'ultimo parente conosciuto di questa nostra famiglia che si scopre sempre più allargata.


La sentenza è arrivata dagli studiosi dell'Harvard Medical School: si tratta di una nuova specie ominide, che probabilmente si è staccata dal comune progenitore dei Neanderthal, in Africa, più o meno 400mila anni fa. Una specie fra l'altro particolarmente intraprendente, che deve averne fatta di strada. Gli studiosi hanno provato infatti a ripetere l'operazione Neanderthal per scoprire a che tipo umano i Denisovan assomigliavano di più. Li hanno così confrontati con il Dna dei moderni abitanti di Sudafrica, Nigeria, Cina, Francia e Papua Nuova Guinea. Per scoprire che le tracce comuni si riscontravano, pensate un po', proprio con le popolazioni melanesiane. Possibile? Ci sono volute ulteriori analisi incrociate, con altre popolazioni, per accertare che sì, dalla Siberia i nostri cari Denisovan si erano spostati fino agli antipodi. Ma la loro migrazione non è certo l'unico mistero ancora da sciogliere. Gli studiosi sperano ora di ritrovare qualche altro frammento per riuscire quantomeno a ipotizzare l'aspetto dei nuovi cugini. Che aspetto avevano? Assomigliavano più a noi, si fa per dire, o ai più burberi neandertheliani? Per adesso dobbiamo accontentarci di quel frammento di dito e di quel dente.


Che per lo meno fa ben sperare: è del giudizio.


fonte: La Repubblica


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