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gennaio 22, 2011

Dieci anni di Osservatorio Balcani e Caucaso, una finestra su un mondo che cambia.

Due premi Baldoni, 50 corrispondenti i cui pezzi vengono letti da 100mila lettori singoli al mese, un archivio on-line con più di 10mila approfondimenti e centinaia di contributi multimediali, 5mila iscritti alla newsletter settimanale in italiano e quindicinale in inglese.

Sono i numeri di Osservatorio Balcani e Caucaso 1, una testata giornalistica on-line che apre una finestra, con inchieste e approfondimenti, su un mondo che non deve "entrare" in Europa, ma piuttosto rientrarvi, visto che dell'Europa è sempre stato parte integrante.

Dieci anni di attività. L'Osservatorio, che ha appena festeggiato i suoi dieci di attività a Rovereto, città "di frontiera" con una storia ed un presente multiculturale, dove il progetto Osservatorio Balcani e Caucaso è nato e cresciuto, esordisce all'indomani della guerra in Kosovo, per rispondere all'esigenza di accompagnare i progetti di emergenza e solidarietà rispetto ad un'area, quella della ex Jugoslavia, martoriata dalle guerre. Col tempo, i temi seguiti si sono ampliati, di pari passo con i soggetti che nei Balcani e in Caucaso si sono occupati di solidarietà e cooperazione (non più e non solo associazioni, ong e grandi agenzie, ma anche enti locali, città e soggetti espressi da quei territori) e di politica ed economia: la Fiat e la sua delocalizzazione in Serbia con la storica fabbrica Zastava, la crisi economica in Grecia che ha minacciato
l'euro, le espulsioni dei Rom dalla Francia che mettono in discussione i diritti umani, l'instabilità del Caucaso tormentato dal fondamentalismo islamico.

Dai diritti umani alla gastronomia. "In questo variegato panorama mi preme sottolineare la presenza delle comunità immigrate - dichiara Luisa Chiodi, direttore scientifico dell'Osservatorio: - non a caso oggi i commenti ai nostri articoli arrivano prevalentemente dalla cosiddetta diaspora. Gli est europei costituiscono la metà degli immigrati nel nostro paese e hanno un urgente bisogno di farsi conoscere ed apprezzare dalla società in cui vivono. Scriviamo di politica ed economia, ma anche letteratura, cinema, arte, fotografia, paesaggi, itinerari turistici, - sottolinea Chiodi. - Scriviamo sì di diritti umani, di ambiente, di elaborazione del passato, ma anche di come si cucina il pranzo di capodanno in Armenia e de i ritmi musicali più amati dai giovani bosniaci, di nuovo cinema rumeno, di dove va la letteratura albanese contemporanea. Tutto ciò favorisce l'integrazione dei migranti, perché dare profondità significa restituire dignità, stimolare comprensione per le difficoltà e apprezzamento per la grande ricchezza culturale che contraddistingue queste regioni".

Via dal giornalismo con l'elmetto. L'informazione è il banco di prova più cruciale per i paesi nati dalla dissoluzione della ex Jugoslavia e per quelli dell'intera regione: lontani dal "giornalismo con l'elmetto" tipico dell'informazione di guerra, dalla notizia al servizio della propaganda, dal controllo ferreo del regime di turno, oggi gli organi di stampa della regione possono definirsi liberi, sebbene l'economia e la politica continuino ad avere un'influenza decisiva su di loro. I giornalisti che indagano o che trattano argomenti "scomodi" non di rado ricevono minacce e intimidazioni, e in alcuni casi sono vittime di attentati mortali. Il recente rapporto dell'Ue sui progressi dei singoli paesi dei Balcani occidentali poneva tra le priorità proprio il miglioramento delle condizioni di indipendenza della stampa locale.

La piattaforma multilingue. In questo ambito sono stati importanti gli interventi di cooperazione a sostegno della formazione dei nuovi giornalisti, della costituzione di radio indipendenti, dell'acquisizione e dell'utilizzo delle nuove tecnologie. Un esempio è la piattaforma multilingue Oneworld South-East Europe 2, costituita dieci anni fa con il sostegno di Unimondo e in collaborazione con il nascente Osservatorio Balcani. L'Osservatorio, che si è dato il compito fin dall'inizio di fare da cassa di risonanza per giornalisti e corrispondenti dell'area, è coinvolto in uno dei progetti più rilevanti realizzati finora tra Italia e Balcani.

I campi di attività. Il Programma di cooperazione decentrata SeeNet 3 II, promosso dalla Regione Toscana e co-finanziato dal Ministero Affari Esteri italiano, coinvolge 6 Regioni, la Provincia Autonoma di Trento, la società civile italiana e 47 autorità locali nel sud-est Europa. Osservatorio Balcani e Caucaso è partner per l'attività di informazione e approfondimento: un programma che prevede molti campi di attività, dai servizi sociali all'agricoltura, dalle piccole medie imprese al turismo sostenibile. Per passare dalla logica dell'emergenza a quella dello scambio, per favorire l'avvicinamento delle società e delle istituzioni balcaniche a quell'Europa cui tutti apparteniamo.

fonte: La Repubblica


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