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maggio 12, 2017

La nuova legge che fa paura a chi ama il verde: i parchi naturali diventano aziende.
La nuova legge rovescia il significato delle aree naturali protette e ne altera il sistema di valori alla base della loro istituzione. Tradisce la centralità della natura.

Frutto del generale decadimento culturale, stiamo assistendo a una progressiva banalizzazione del ruolo delle aree protette, considerate a volte semplici agenzie di sviluppo locale, a volte nuovi enti intermedi da amministrare secondo le logiche della politica locale.

Si rischia così di annullare il loro autentico ruolo che è quello di esprimere e di tradurre in concreto una visione alta dei problemi che riguardano il territorio e la conservazione della natura.
parchi_nazionali_mappa
Il rischio è ormai prossimo. È in corso in un Parlamento distratto, e con un’opinione pubblica ignara, un processo diretto a modificare l’attuale ottima legge-quadro (la 394 del 1991) che rappresenta una vera e propria controriforma. Siamo alle battute finali: in questi giorni la Commissione ambiente della Camera ha votato gli emendamenti a un pessimo disegno di legge approvato a novembre dal Senato e certo non lo ha migliorato; la discussione in Aula è già stata calendarizzata per il 27 marzo; dopo di che la proposta tornerà al Senato per il probabile voto finale.

Fortissima è l’opposizione del movimento ambientalista che in questi mesi proprio su tale questione ha ritrovato l’unità: grazie al “Gruppo dei Trenta”, che è riuscito a interrompere una posizione troppo attendista, e alla determinazione di due donne, le presidenti del WWF e di Legambiente, ben 16 associazioni ambientaliste stanno lottando contro questa controriforma. Sollecitate dall’apparente interesse e dalle richieste del presidente della Commissione Realacci e dal relatore Borghi, hanno anche presentato precise proposte con due rivendicazioni centrali: organi di governo dei parchi nazionali qualificati; pari dignità tra parchi nazionali e aree marine protette, perché queste costituiscono l’anello debole del sistema.
PNAbruzzo
Nessuna delle proposte più significative è stata accolta e per di più il presidente ha impresso una forte accelerazione al processo nell’evidente intento di chiudere ogni discussione, creando oltre tutto grave imbarazzo in quella parte del movimento (Legambiente) che a lui fa riferimento.

Eppure le critiche delle associazioni sono più che fondate. La proposta, pur se contiene alcune misure positive, cancella proprio gli ingredienti che hanno decretato il successo della legge-quadro e che riguardano i parchi nazionali: sapiente dosaggio tra interessi nazionali e interessi locali, significativa presenza della rappresentanza scientifica, effettiva partecipazione delle comunità locali.
Leggi anche: Dal formidabile mondo alpino ai paesaggi da sogno dell’italia meridionale.
Ma ciò che appare più grave è proprio l’assoluta dequalificazione degli organi di governo: il presidente è sufficiente che sia un soggetto di generica “comprovata esperienza nelle istituzioni o nelle professioni”; per il consiglio direttivo, fino a oggi composto dai rappresentanti degli interessi generali, si prevede, per un verso, l’ingresso delle organizzazioni professionali degli agricoltori e dei pescatori , cioè degli interessi corporativi, e, per altro verso, l’esclusione del mondo scientifico.
PN-Cinqueterre
Certo, la proposta prevede il possibile inserimento di un rappresentante delle «associazioni scientifiche maggiormente rappresentative», ma tale previsione tradisce ipocrisia e incultura: infatti quel rappresentante è inserito in alternativa all’Ispra, che istituto scientifico non è; la scelta è frutto non dell’autonoma designazione del mondo scientifico (Accademia dei Lincei. Università, Cnr), come era stabilito originariamente dalla legge-quadro, ma della diretta indicazione del ministro dell’ambiente; e soprattutto la proposta dimostra scarsa consapevolezza, se non disprezzo, del ruolo della scienza della quale offre, con il riferimento a un’impossibile maggiore rappresentatività, una concezione di tipo “politico-sindacale”.

Viene così mortificato quel mondo che ha illustrato la storia oramai secolare dei parchi nazionali italiani e il cui contributo oggi diventa necessario perché i problemi della gestione del territorio e della conservazione della natura esigono sempre di più un approccio autenticamente scientifico, fondato cioè sul principio dell’autonomia.
PN-Gargano
Completano questo degrado le norme sul direttore, nominato a seguito di selezione pubblica. I titoli sufficienti per partecipare alla selezione sono la laurea in una qualsiasi disciplina nonché una «particolare qualificazione professionale» e una «comprovata esperienza di tipo gestionale», espressioni queste insignificanti; non si richiedono altri titoli né esami.

Se poi si considera che viene selezionata una terna e non un vincitore, che la commissione valutatrice è scelta per due terzi dal consiglio direttivo e che la nomina compete al presidente del parco, diventa ovvia la conclusione: se la proposta verrà approvata i Parchi nazionali saranno gestiti esclusivamente in base alle scelte e ai condizionamenti imposti dalla politica locale.

Trapela da queste norme un’aberrante visione confermata dalla soppressione, nascosta nelle pieghe dell’articolato, della Carta della natura: viene così rovesciato il significato delle aree naturali protette, tradita la centralità della natura, alterato il sistema di valori che in tutto il pianeta è alla base della istituzione e della diffusione dei parchi nazionali.
PN-Stelvio
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febbraio 25, 2017

L’Oro del Vaticano: Ricchezze nascoste, scandali e affari della Santa Sede.
Oro come denaro. Oro come proprietà immobiliare e territoriale. Oro come fasto di opere d’arte. Oro come proprietà del Vaticano che costituiscono un vero e proprio tesoro. È il frutto di una cattiva amministrazione della Santa Sede, che ha provocato un allontanamento dallo spirito umile e povero raccomandato da Cristo e favorito l’impiego di certe ricchezze in campi ben lontani dallo spirito apostolico.

La gestione di questo patrimonio fa capo ad apposite commissioni cardinalizie con l’assistenza di finanzieri laici, e il denaro è custodito negli istituti bancari dello IOR e dell’APSA, con depositi sotterranei di oro e diramazioni nelle casseforti delle Isole Cayman: un autentico Fort Knox fuori da ogni legge.
vaticano-city
Il denaro della Santa Sede si è capitalizzato, ironicamente, dalla fine dello Stato Pontificio, coincidente con una crisi delle casse vaticane, ovvero dalla sua ricostituzione come Città del Vaticano, avvenuta con i Patti Lateranensi del 1929, e attraverso operazioni bancarie talvolta illecite, con riciclaggio di denaro “sporco”.

Queste vengono passate in rassegna con un documentato capitolo, in collegamento con gli istituti economico-finanziari, per svilupparsi nell’illustrazione delle altre fonti di reddito sacroprofane che hanno origine dalla medievale confessione a pagamento e dalla vendita delle indulgenze, e che ancora oggi rivivono nel mercimonio funebre, nello sfruttamento finanziario del sacramento del matrimonio e nel suo annullamento connesso con la Sacra Rota; e ancora nell’Obolo di San Pietro, nel fondo personale del papa, nella Elemosineria Apostolica con la relativa benedizione apostolica a pagamento, nella raccolta quotidiana di elemosine nelle chiese e di offerte nelle Opere e nelle Giornate Missionarie, che fanno capo alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ma nelle cui casse non sempre finiscono, e nel Vicarius Christi Fund dei Cavalieri di Colombo.
Leggi anche: Vaticano, i soldi e la guerra contro l'IOR la banca della Santa Sede che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro.
E per finire, sfruttamenti esclusivamente commerciali: dalla compravendita agli affitti delle proprietà immobiliari che risalgono all’istituzione della società Generale Immobiliare, e dagli interessi nella casa discografica RCA Italiana, con la produzione di dischi di musica leggera e jazz in testi non sempre edificanti per Santa Romana Chiesa, alla vendita di monete e francobolli sotto l’insegna del collezionismo. Un fiume di denaro, al quale vanno aggiunti i contributi dello Stato italiano alle spese delle scuole secondarie paritarie della Santa Sede, la concessione dell’8 per mille del gettito fiscale IRPEF e la gratuita fruizione di acqua e luce nella Città del Vaticano.

Tutta questa ricchezza peraltro si è manifestata fin dalle origini della Santa Sede nella costruzione e nella decorazione fastosa delle chiese e dei palazzi vescovili, da Roma all’Europa, fino in Terra Santa e in America, ma che è particolarmente evidente all’interno della Città del Vaticano e negli ambienti romani più strettamente legati alla Santa Sede. Così le basiliche papali con le rispettive sagrestie, qualificate come Tesori, si rivelano veri e propri depositi di oggetti d’oro, argento e gemme tra triregni, calici e reliquiari, oltre a paramenti ricamati in oro e pietre preziose, tutte ricchezze di un valore inestimabile, difficilmente però commisurabili come denaro in un ipotetico mercato.

Ricchezze che si riscontrano anche nell’Archivio Segreto Vaticano e nei mitici Musei Vaticani, nei quali si sviluppa un’autentica “caccia al tesoro”. E ancora i Santuari, testimonianza di fede certamente, ma anche di una organizzazione speculativa, che è frutto di notevoli guadagni. E infine, la ricchezza di una proprietà immobiliare che si estende da Roma in tutto il mondo sotto le vesti di alberghi, istituti religiosi, case di cura e semplici abitazioni, e un gran numero di chiese, molte delle quali inutilizzate, tanto da essere messe in vendita.

Parallelamente, all’interno delle istituzioni ecclesiastiche della Santa Sede, si è evidenziato l’arricchimento della Conferenza Episcopale Italiana attraverso la gestione di un esteso territorio della periferia di Roma, alle spalle del Vaticano, con relative funzioni imprenditoriali, nonché della prelatura Opus Dei, solo in teoria autonoma dalla Santa Sede, ma in realtà costituente una fonte ulteriore di ricchezza, con proprietà e denaro sonante. E ancora i soldi e le proprietà di ordini religiosi, Società di Vita Apostolica e confraternite. Una ricchezza immensa, messa in luce dalla valutazione storica dei luoghi e delle apposite strutture. I bilanci consuntivi consolidati della Santa Sede e della Città del Vaticano, resi pubblici durante apposite conferenze stampa dal 1998 ad oggi, e riportati in appendice, costituiscono solo un apparente rendiconto di tutto il complesso della ricchezza in dotazione alla Chiesa di Roma.
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La prevalenza delle istituzioni finanziarie e delle banche americane e anglosassoni.
Il nostro pianeta è un campo di battaglia dove si compete per la distribuzione del potere relativo agli scambi di prodotti e servizi a più alto valore aggiunto. 

Nessuno controlla il mondo è il titolo di un famoso libro.

Riassume la convinzione che le società occidentali abbiano perduto la capacità di guidare l’evoluzione dell’ordine internazionale, i processi di sviluppo sociale ed economico, i mercati finanziari, le controversie diplomatiche e la competizione tra sistemi politici.

In effetti: l’economia dei paesi emergenti cresce a tassi maggiori di quelli realizzati in Occidente; l’internazionalizzazione della tecnologia appare un dato di fatto; la produzione industriale e il commercio internazionale si sviluppano secondo modalità che non sembrano più determinabili da Stati Uniti, Europa e Giappone; la finanza sembra incontrollabile; la forza militare di molte nazioni emergenti sta crescendo, tanto in termini relativi che assoluti; persino le crisi militari – è il caso della Siria – sembrano poter essere affrontate senza la partecipazione degli Usa, circostanza mai accaduta dalla fine della seconda guerra mondiale.
blackrock
La politica, di conseguenza, ha assunto forme inedite. Le istituzioni dei paesi emergenti, quando sono diverse dalla democrazia liberale, appaiono – e si ritengono – «alternative credibili» e non «deviazioni temporanee da una strada a senso unico verso la convergenza globale».

Esse, infatti, sembrano assicurare opportunità di crescita e – fatto assai più importante – di sviluppo alle società che governano; resilienza; tempestività di risposta – anche grazie alla minore necessità di gestire il consenso – alle sollecitazioni di un sistema globalizzato; comportamenti più assertivi nella difesa del ruolo internazionale di un paese e nella gestione di crisi diplomatiche internazionale di un paese e nella gestione di crisi diplomatiche.

Le quattro grandi banche di Wall Street e le 8 famiglie collegate che dominano la finanza mondiale
I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni- le quattro mega banche- che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp,- FMR/Fidelity,- Vanguard Group.

E’ risultato fra l’altro che, anche che la “privatizzazione globale dell’acqua” viene attuata dalle stesse megabanche di Wall Street, in concomitanza con la Banca Mondiale, fatto questo che arreca benefici nel suo insieme al nepotismo dinastico della famiglia Bush (grande famiglia di petrolieri), i cui componenti stanno cercando anche di prendere il controllo delle fonti d’acqua dell’Acuífero Guaraní in Sud America, una delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta.

Già nel 2012 il precedente legislatore texano Ron Paul –padre del candidato presidenziale Rand, uno dei creatori del poi rinnegato “Partito del Te”, venuto poi meno, ma che è stato anche uno dei migliori esperti fiscali degli Stati Uniti- aveva segnalato che i Rothschild possiedono le azioni delle 500 principali multinazionali riportate nella rivista Fortune che sono controllate a loro volta dalle quattro grandi banche di Wall street (“the Big Four”): la BlackRock, la State Street, FMR/Fidelity e Vanguard Group (che strana coincidenza).
Leggi anche: Vaticano, i soldi e la guerra contro l'IOR la banca della Santa Sede che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro.
Adesso Lisa Karpova (LK), della Pravda.ru, è riuscita a penetrare,con la sua indagine, nei dedali della finanza globale ed ha commentato che si tratta di ” sei, otto o forse 12 famiglie , che sono quelle che veramente dominano il mondo, pur sapendo che è un mistero difficile da decifrare”.

Come può essere possibile che esista in pieno secolo XXI, un secolo ultra tecnologico e di trasparenza democratica (secondo gli apologeti del progresso, ben controllati anche loro) tanta opacità per arrivare a conoscere coloro i quali sono i plutocrati mega banchieri oligopolisti/oligarchici che detengono le finanze del pianeta?

LK arriva alla conclusione che le otto ridotte famiglie , che sono state ampiamente citate nella letteratura, non si trovano lontane dalla realtà: Goldman Sachs, Rockefellers, Loebs Kuhn e Lehmans a New York, i Rothschild di Paris/Londra, i Warburgs di Amburgo, i Lazard di París, e Israel Moses Seifs di Roma.

Qualcuno potrà criticare, non senza ragione, che l’inventario di LK non arriva alla sofisticazione di Andy Coghlan e Debora MacKenzie, della rivista scientifica “New Scientist”, i quali rivelano la plutocrazia bancaria e le sue reti finanziarie- l’1% che governa il mondo-,  basandosi in una ricerca di tre teorici dei “sistemi complessi”, che tuttavia alla fine dei conti, i risultati della ricerca coincidono in forma sorprendente, nonostante la sua semplicità di sistema di indagine.
jpmorgan
Queste sono le loro tracce dei controllanti di ciascuna delle sette megabanche:
1.- Bank of America: State Street Corporation, Vanguard Group, BlackRock, FMR/Fidelity), Paulson, JPMorgan, T.Rowe, Capital World Investors, AXA, Bank of NY Mellon.
2.- JPMorgan: State Street Corp., Vanguard Group, FMR/Fidelity, BlackRock, T. Rowe, AXA, Capital World Investor, Capital Research Global Investor, Northern Trust Corp. e Bank of Mellon.
3.- Citigroup/Banamex: State Street Corporation, Vanguard Group, BlackRock, Paulson, FMR/Fidelity, Capital World Investor, JPMorgan, Northern Trust Corporation, Fairhome Capital Mgmt e Bank of NY Mellon.
4.-Wells Fargo: Berkshire Hathaway, FMR/Fidelity, State Street, Vanguard Group, Capital World Investors, BlackRock, Wellington Mgmt, AXA, T. Rowe y Davis Selected Advisers.
5.- Goldman Sachs: “I Quattro Grandi”, Wellington, Capital World Investors, AXA, Massachusetts Financial Service y T. Rowe.
6.- Morgan Stanley: ” I Quattro Grandi”, Mitsubishi UFJ, Franklin Resources, AXA, T.Rowe, Bank of NY Mellon e Jennison Associates.
7.- Bank of NY Mellon: Davis Selected, Massachusetts Financial Services, Capital Research Global Investor, Dodge, Cox, Southeatern Asset Mgmt… e “I Quattro Grandi”.
Dei Quattro Grandi che dominano le sette megabanche e che godono di sovrapposizioni ed incroci azionari, si evidenziano soltanto quelli che controllano State Street y BlackRock.
1.- State Street: Massachusetts Financial Services, Capital Research Global Investor, Barrow Hanley, GE, Putnam Investment e… “I Quattro Grandi(Loro stessi sono azionisti!).
2.-BlackRock: PNC, Barclays e CIC.

Come esempio delle sovrapposizioni ed incroci azionari, si può prendere la PNC Bank, che viene controllata da tre dei “Quattro Grandi”: BlackRock, StateStreet y FMR/Fidelity.

In definitiva la Federal Reserve si trova sotto il controllo dei Big Four privati: BlackRock, StateStreet, FMR/Fidelity y Vanguard Group.

A mio giudizio, è molto probabile che esistano imprecisioni che sarebbero il prodotto della stesa opacità dei mega banchieri.

Nella fase della guerra geofinanziaria, quello che conta è la percezione degli analisti finanziari di Cina e Russia che sono arrivati alla determinazione dei Quattro Grandi e delle otto famiglie, tra le quali si evidenziano i banchieri schiavisti Rothschild: controllori nel loro insieme di altrettante mega banche della Federal Reserve.

I padroni dell’Universo!
citigroup
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