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agosto 28, 2010

Miracolo Bogotà: per anni in mano ai narcotrafficanti e alle bande giovanili, ora la capitale della Colombia vuole risorgere.

Per anni in mano ai narcotrafficanti e alle bande giovanili. Ora la capitale della Colombia vuole risorgere. E dall'urbanistica ai trasporti cambia volto. Nascono biblioteche e musei della Scienza. E una metro con libri gratis per i passeggeri.

Tre sindaci. Uno diverso dall'altro, per storia personale, per radici culturali, per percorso politico. I tre amministratori hanno provato, giorno dopo giorno, a cambiare il volto di una città che non è mai stata portata ad esempio del buon e bel vivere. Anzi, ha racchiuso dentro di sé tutti gli aspetti negativi della Nazione: criminalità, corruzione, violenza, degrado ambientale, distacco incolmabile tra leadership politica, economica e finanziaria e maggioranza dei cittadini. I tre sono riusciti nella loro impresa.

Stiamo parlando di Bogotà, la capitale della Colombia, dove si sono alternati negli ultimi 12 anni Antonas Mockus con due mandati (1995-1997 e 2001-2003), Enrique Peñalosa (1998-2000) e Luis Eduardo Garzòn che governa la città dal 2004. Oggi Bogotà non è più una metropoli del Sud America nella quale, come accadeva ancora nei primi anni Novanta, la corrente elettrica mancava sei-otto ore al giorno per lunghi mesi; o l'acqua potabile era garantita 24 ore su 24 solo nei quartieri residenziali e nei palazzi più moderni. O dove c'era la probabilità assai alta di essere rapinati e uccisi o diventare vittime innocenti e ignare della guerra decisa dai narcotrafficanti contro polizia, esercito e governo a suon di auto bomba.

Piano piano, giorno dopo giorno, Bogotà ha cambiato aspetto. Che la trasformazione non sia un fenomeno effimero, o soltanto la furbesca ritinteggiatura di qualche facciata, lo dice la presenza della capitale colombiana in un padiglione della Biennale di Venezia, dove le è stato assegnato il Leone d'oro per l'architettura con questa motivazione: "Negli ultimi anni questa città ha affrontato i problemi legati all'integrazione sociale, all'istruzione, all'edilizia abitativa e allo spazio pubblico, specialmente attraverso innovazioni nel settore dei trasporti". Bogotà ha ricevuto anche il plauso dell'Unesco che l'ha proclamata 'Capitale mondiale del libro' per il 2007.

Antanas Mockus è stato il battistrada dell'operazione di cambiamento. Matematico e filosofo, decise di dedicarsi alla politica nel 1993, quando aveva 43 anni. Lasciò il posto di rettore dell'Università di Bogotà e annunciò la candidatura a sindaco. Senza una precisa organizzazione alle spalle, all'inizio non fu preso molto sul serio. Ma il suo anticonformismo fu la carta vincente per l'ingresso nel palazzo dell'Alcalde di Bogotà. A un'assemblea che non aveva alcuna voglia di ascoltare il suo programma politico, rispose saltando su una cattedra e calandosi i pantaloni: gesto che gli procurò silenzio totale e attenzione.

I gesti eclatanti segnarono l'intera prima fase di Mockus, figlio di un immigrato lituano. Dovette affrontare il disinteresse e l'apatia dei suoi concittadini nei confronti delle bande criminali giovanili che consideravano solo un problema di polizia (a quei tempi occupata o nella lotta al narcotraffico o a spalleggiarlo per ottenere una fetta dei profitti). Bene, il sindaco si presentò nelle strade con il costume rosso e azzurro di superman. Spettacolare, certo, ma funzionò. C'erano assurdi sprechi dell'acqua potabile? Il sindaco si fece riprendere sotto la doccia che chiudeva il rubinetto per insaponarsi e lo riapriva solo al momento di sciacquarsi. Obiettivo centrato: in due mesi i risparmi furono del 14 per cento, e nel corso degli anni e delle successive campagne toccarono il 40 per cento.



L'indole teatrale di Mockus prese il sopravvento anche quando decise di mettere mano al traffico di Bogotà per combattere il totale disinteresse dei guidatori verso le regole della circolazione (alla fine dell'anno si riassumeva in un bollettino di guerra per il numero di morti e di feriti). Il sindaco spedì una decina di mimi nei punti caldi del traffico di Bogotà con il compito di prendere da un lato apertamente in giro i kamikaze della guida e dall'altra di rappresentare sul palcoscenico reale della strada cosa volesse dire osservare le regole. Fu un successo clamoroso (alla fine del secondo mandato i morti della capitale si erano ridotti della metà, da mille e 300 l'anno a 600) che costrinse l'Alcalde Mockus a portare fino a 400 i mimi da traffico. E che gli dette la forza di liquidare e poi rifondare la polizia municipale che era diventata esclusivamente un centro di corruzione.

Contemporaneamente si era messo in moto il processo di rinnovamento urbanistico i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. La Candelaria, il più antico quartiere di Bogota dove sorge il Museo dell'Oro, cominciò a perdere l'aspetto degradato e fatiscente cui era arrivato. Oggi è completamente restaurato e la maggior parte delle sue strade sono state restituite in gran parte al traffico pedonale. Un'altra opera di restauro riguardò il parco pubblico Simon Bolivar, che fece da detonatore a una politica di creazione di nuovi spazi verdi che in questi 15 anni ha portato al Rinascimiento, un'area verde caratterizzata da una statua di Botero ('Uomo a cavallo'), e alla scelta di creare larghe aree di verde ogni volta che veniva presa la decisione di costruire un nuovo quartiere residenziale o di restaurare quelli più vecchi che si trovano a mezza costa lungo la montagna che circonda Bogotà.

Nel corso del primo mandato Mockus abbandonò con un anno di anticipo il suo incarico per tentare il grande salto verso la presidenza (fu sonoramente sconfitto e l'arma della trasgressione gli risultò fatale, come quando lanciò l'acqua di un bicchiere sul viso del suo rivale durante un dibattito televisivo). Quella batosta lo convinse a tornare a insegnare matematica e poi a ritentare - con successo - una nuova stagione da sindaco dal 2001 al 2003.

Al suo posto arrivò Enrique Peñalosa, fama d'attenzione all'ambiente urbano. Il nuovo sindaco suscitò grande sorpresa quando bocciò il piano di una società di consulenza giapponese specializzata nelle questioni del traffico delle grandi metropoli. I giapponesi avevano proposto la costruzione di grandi autostrade urbane per smaltire il traffico. Peñalosa rispose che quella scelta avrebbe solo fatto aumentare il numero delle auto in circolazione e, dunque, il volume di traffico. Scelse, invece, di costruire una sorta di metropolitana di superficie denominata TransMilenio, autobus di colore rosso che passano a frequenza ravvicinata lungo le due grandi direttrici di Bogotà: le Carreras da nord a sud e le Avenidas da est a ovest (per evitare il contatto tra auto e pedoni sono stati costruiti grandi sovrapassi). Altra scelta clamorosa per una metropoli del Sud America, quella a favore della bicicletta: molte vie sono state riservate solo al traffico ciclabile, e nel weekend le strade vietate alle auto raggiungono la lunghezza di 100 chilometri (saranno 200 entro la fine del decennio), un modo per consentire di uscire completamente dalla città e pedalare in campagna.

Con l'amministrazione di Peñalosa non si sono fermati i nuovi progetti urbanistici. Senza esagerazioni il centro finanziario della capitale si è arricchito di nuovi grattacieli. E un occhio di riguardo è stato usato per i bisogni culturali della metropoli. È sorto un nuovo museo della Scienza e in periferia ben tre nuove biblioteche: El Tunal, El Tintal, la Virgilio Barco che fanno perno sulla più antica e centrale, la Luis Angel Arango. La cultura del libro ha fatto sì che i sindaci abbiano tutti perseguito la realizzazione di una biblioteca, gratis e itinerante, affidata ai bus rossi del TransMilenio dove si può prelevare senza costi un libro, leggerlo e depositarlo su un altro mezzo pubblico.

Attualmente, nel palazzo dell'Alcaldia di Bogotà abita Luis Eduardo Garzòn, soprannominato Lucho, proveniente dalle fila del Pdi, un giovane partito che si dichiara genericamente di sinistra. Garzòn ha mantenuto la barra sulla stessa rotta dei suoi predecessori. E come loro sta cercando di migliorare il volto della capitale della Colombia, un paese che solo vent'anni fa era così profondamente controllato dalla cultura e dal potere dei trafficanti di cocaina che i capi narcos avevano proposto al governo in carica di pagare in contanti il debito estero della Colombia in cambio di una amnistia totale.

Garzòn è entrato spesso in conflitto sia con il presidente Alvaro Uribe, che proviene da una formazione di centrodestra, sia con i suoi compagni di partito. Con Uribe quando ha chiesto che non fosse la città da sola a sopportare il peso economico dell'educazione dei paramilitari di destra che si sono arresi. Con la sinistra quando ha chiesto un incremento della tassa che serve allo sviluppo di Bogotà. Per adesso ha vinto su entrambi i fronti.




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