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novembre 26, 2013

Top 25: I monumenti futuristici e dimenticati dell’ex Jugoslavia.

Durante il regime comunista, l’ex presidente jugoslavo Josip Broz Tito fece costruire delle strutture enormi per commemorare i siti dove avevano avuto luogo i combattimenti della seconda guerra mondiale.

Negli anni ’80 questi monumenti hanno attirato milioni di visitatori ma, dopo la disgregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia nel ’90, sono stati abbandonati a se stessi dandoci uno scenario post futuristico.

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novembre 14, 2013

Street View, esplora le calli e i canali di Venezia.

Ecco la recensione:

Qualcuno una volta ha descritto Venezia come “senza dubbio, la più bella città costruita dall’uomo”: difficile non essere d’accordo. Oggi siamo lieti di condividere con voi le immagini panoramiche di uno dei luoghi più romantici al mondo, catturate grazie al Trekker, l’ultima delle evoluzioni tecnologiche di Street View.
Per noi era davvero difficile pensare di raccontare in immagini una delle città più pittoresche d’Italia, con i suoi canali e le strette calli, servendoci solo di un’auto o di un trike. Ma la nostra squadra non si è lasciata intimorire ed è riuscita a catturare e restituire in immagini la caratteristica architettura veneziana, offrendo agli utenti di Google Maps una visione davvero unica. E non ci siamo limitati a fotografare le strade: abbiamo caricato il trekker su una barca e navigato (nel senso vero del termine) tra le famose gondole veneziane, per regalarvi un’esperienza entusiasmante, quasi come se vi trovaste davvero a Venezia.

Benvenuti nella stupenda Piazza San Marco, dove si ergono il Palazzo Ducale, la Basilica di San Marco, il campanile di San Marco, la Biblioteca Marciana e la Torre dell’Orologio. Fate click qui per esplorare

Il nostro operatore con il Trekker si gode un meritato riposo mentre il gondoliere fa il lavoro pesante

Abbiamo percorso moltissima strada - circa 430 km a piedi e 185 km in barca - catturando non solo i luoghi iconici ma diverse gemme nascoste, come la Sinagoga del primo Ghetto Ebraico, il Ponte del Diavolo nell’isola di Torcello (vedi sotto), un maschera per spaventare il diavolo fuori dalla chiesa di Santa Maria Formosa o il luogo in cui il tipografo Manuzio ha ideato il carattere corsivo. Purtroppo, Street View non è in grado di offrirvi un ‘cicchetto’ in un classico Bacaro (un tipico bar veneziano), ma certamente vi dà l’opportunità di pianificare un viaggio nella città lagunare e dintorni, tentandovi con le immagini di Google Maps.

Il Ponte del Diavolo nell’Isola di Torcello. Clicca qui per esplorare.

Dopo aver esplorato le strade della città attuale, è possibile ripercorrere la bellezza del suo passato immergendosi nelle opere d'arte del Museo Correr che, insieme al Museo del Vetro e alla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca 'Pesaro, ha aderito al Google Cultural Institute. Godetevi le opere di Cesare Vecellio, Carpaccio e tanti altri che vi accompagneranno in un viaggio attraverso i secoli nella Storia di Venezia e dei suoi abitanti.
Abbiamo anche realizzat
un minisito per consentirvi di mettere a confronto la Venezia di oggi con i dipinti di Carpaccio e Cesare Vercellio raffiguranti gli stessi luoghi

oppure di immergervi nella storia senza tempo dei più suggestivi luoghi Venezia usando una mappa del 1838.

scoprite la Basilica dei Frari costruita nel 1396

Infine, lasciatevi incuriosire da questo video che mostra come abbiamo raccolto le immagini Street View a Venezia.

La città galleggiante è intrisa di cultura ed è facile capire perché nei secoli ha sempre esercitato un fascino unico e romantico su artisti, cineasti, musicisti, drammaturghi e pellegrini e ora - speriamo - anche sugli esploratori di Street View.

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novembre 03, 2013

Minimo storico nel 2013 per la disoccupazione urbana in America Latina e Caraibi .

Quest’anno la disoccupazione urbana in America Latina e Caraibi potrebbe scendere al 6,2-6,3 per cento, raggiungendo un minimo storico nonostante il rallentamento dell’economia globale, secondo uno studio congiunto di Cepal (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi ) e Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro) pubblicato questa settimana.americalatinadisoccupazione

Il risultato sarebbe inferiore al 6,4 per cento registrato lo scorso anno.

disoccupazione urbana in America Latina e Caraibi

“Il minor dinamismo nella creazione di occupazione non ha significato un aumento della disoccupazione, perché nei primi sei mesi del 2013 si è invertito l’aumento relativamente forte del tasso di partecipazione lavorativa del 2012″, segnala il rapporto.

Il rallentamento della crescita economica della regione durante la prima metà del 2013 si è tradotto in una minore domanda di lavoro, che a sua volta ha portato ad una limitata creazione di lavoro salariato.

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Secondo il rapporto, nel corso della prima metà dell’anno l’economia della regione si sarebbe espansa solo del 2,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012 e, anche se si prevede una ripresa nel secondo semestre, è probabile che la crescita annuale sarà lievemente al di sotto del già modesto 3 per cento del 2012.

Il rapporto osserva inoltre che, sebbene siano sorti nuovi posti di lavoro, nella media ponderata di nove paesi il numero di occupati è aumentato nel primo semestre solo dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012.

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novembre 01, 2013

La scuola del nostro malcontento.

Quando lo scorso anno al Laurentino 38 è arrivato Vinicio Marchioni, Il Freddo di Romanzo Criminale, i ragazzi non credevano ai loro occhi. L’idolo della serie televisiva che ha raccontato le gesta della banda della Magliana era il volto scelto da Save the Children per presentare i risultati di un progetto contro la dispersione e l’abbandono scolastico nel quartiere. Testimonial dell’iniziativa, Marchioni ha esortato a non abbandonare gli studi. Ma più che per la saggezza dei suoi ammonimenti, ‘Il Freddo’ ha scatenato l’entusiasmo dei ragazzi per due motivi.

Il primo: i membri della banda sono icone venerate tra la gioventù del Laurentino. Il secondo: la Magliana è appena di là dal Tevere, a pochi minuti dai ‘ponti’ del degrado che hanno caratterizzato per anni l’urbanistica di questo quartiere-alveare. L’ammirazione incondizionata degli studenti disaffezionati – o tardivamente recuperati – alla scuola riflette una situazione emblematica in Italia: dispersione e abbandono scolastico si legano a doppio filo allo svantaggio sociale, geografico ed economico, e i suoi esiti sfociano spesso nella strada.

La scuola del nostro malcontento

Considerato la Scampia di Roma, 28mila abitanti in 6mila case, metà popolari, metà in cooperative, senza poste, né banche e trasporti efficienti, al Laurentino 38 il tasso di dispersione scolastica nell’età dell’obbligo è del 39 percento. L’analfabetismo del 3,5 percento, secondo una ricerca dei comitati di quartiere. Sono dati che raddoppiano quelli nazionali certificati dall’Istat, che vogliono quasi un quinto degli studenti italiani totalmente insofferenti alla scuola (nel 2010 hanno abbandonato in 809mila, il 18,8 percento), e una frazione di popolazione studentesca non quantificabile tra elementari e medie superiori ad alto ‘rischio dispersione’. Quest’ultima locuzione designa l’insuccesso scolastico nelle sue varie forme. Dalla parte dell’allievo si esprime attraverso bocciature, ripetenze, abbandoni, ed è frutto di scarso apprendimento, problematiche familiari e di relazione con il corpo docente o con il sistema scolastico nelle sue articolazioni più ingessate. Dalla parte della scuola, documenta il fallimento del sistema formativo di un Paese.

Perché questo accade? Le risposte sono molte, e provengono da molte voci. Sono quelle degli insegnanti, degli allievi, degli operatori sul campo, dei volontari, degli ‘esperti’. Le abbiamo raccolte e messe insieme non tanto per dare il quadro di una realtà complessa quanto evanescente, ma per aprire piccoli squarci in un mondo sommerso e a tratti completamente dimenticato.

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Il Laurentino rappresenta, come i Quartieri Spagnoli a Napoli, lo Zen a Palermo e molti altri luoghi di periferia, un archetipo per comprendere le dinamiche della dispersione scolastica. Lo scorso anno, si è detto, sono piombati al settimo ponte gli idoli di Romanzo Criminale, come testimonial di Save The Children. Accanto alla conosciuta organizzazione umanitaria ha lavorato una meno nota associazione locale chiamata Pontedincontro. Sono loro che hanno svolto il grosso del lavoro ‘sul campo’. Terminato il progetto, Save the Children quest’anno si è spostata a Napoli. I ragazzi di Pontedincontro hanno invece continuato, come fanno da dieci anni, il loro quotidiano, faticoso e per molti versi invisibile lavoro nell’ambito del contrasto alla dispersione, del sostegno didattico, della consulenza e dellʼorientamento lavorativo attraverso attività sportive, laboratori artistici, attività ludiche e campi estivi. Tutte attività gratuite per gli utenti, pre-adolescenti e adolescenti in situazioni di disagio e a rischio di devianza. Grazie anche a loro, abbiamo dato voce e volto ai numeri delle statistiche.

La prima voce è quella di una professoressa, Daniela Consoni. E’ insegnante di sostegno nella scuola media inferiore Paola Sarro del Laurentino e ha un dottorato in Pedagogia sulla dispersione scolastica. A conoscerla ci ha portato una delle fondatrici di Pontedicontro, Sara Panucci. Daniela ci ha raccontato la distanza spesso incolmabile che corre tra la lingua della scuola e quella del mondo.

Sara lavora a stretto contatto con Danilo Morbidoni. Sono le due anime di questa piccola ma combattiva associazione che spesso supplisce alle carenze dei soggetti cosiddetti ‘formali’: la stessa scuola, i servizi sociali del Comune, i centri per l’impiego e via dicendo. Decine di docenti e centinaia di studenti di elementari, medie e superiori hanno preso parte negli anni a laboratori e attività di doposcuola che hanno prodotto un sensibile miglioramento dei rendimenti scolastici e delle relazioni allievo-docente. Pontedincontro ha ricavato la propria sede nel settimo ponte, cuore e simbolo architettonico del fallimento di una concezione urbanistica che si voleva moderna ed esemplare: i ponti avrebbero dovuto collegare, a mo’ di cavalcavia, i due condomini dai lati opposti della strada, diventando il fulcro della vita sociale del quartiere, con servizi, negozi, centri di aggregazione, uffici comunali. Si sono invece trasformati in ricettacolo di criminalità e spaccio. Alcui sono stati occupati. Altri demoliti. Una parentesi del lavoro di Pontedincontro è dedicata anche agli allievi con disturbi dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia).

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‘I ragazzi di Sara e Danilo’ hanno iniziato dapprima con diffidenza il percorso con l’associazione. Molti sono stati recuperati alla scuola. Altri l’hanno lasciata per il lavoro. Altri ancora sono rimasti ‘per strada’. Tutti custodiscono con affetto e riconoscenza i ricordi legati a Pontedincontro. Per ovvi motivi, questi ragazzi raccontano le loro esperienze in forma anonima.

Ma chi lascia la scuola non lo fa solo perché povero, svantaggiato, o proveniente da un ambiente familiare scarsamente istruito. A Firenze, il prossimo anno chiuderà i battenti una delle prime scuole serali di tutto il Paese: grazie all’Itis Leonardo Da Vinci sono rientrati nel circuito della formazione centinaia di allievi, spesso e soprattutto in età adulta. Stefania Miliani per trent’anni ha assistito all’evoluzione dei frequentanti: chi sono, e chi sono stati i ‘ragazzi delle serali’? Quali le necessità o le aspirazioni che li hanno spinti a tornare nel percorso di scolarizzazione, conquistando il diploma di scuola superiore?

Dalla Lettera a una professoressa di don Milani, 45 anni dopo, la realtà scolastica italiana non è mutata: “La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”, scriveva il sacerdote. A Barbiana, nel Mugello, la scuola di don Lorenzo Milani è ancora in piedi. Tutto è intattto, nella stanza un tempo destinata alle ‘lezioni’: i banchi, il mappamondo, le cartine geografiche ingiallite, gli strumenti didattici artigianali che i bambini hanno costruito negli anni, sotto gli occhi attenti e affettuosi del sacerdote-educatore e nel segno della sua filosofia improntata alla ‘scuola del fare’. Il custode è da trent’anni Giancarlo Carotti, ex-allievo di Don Milani. Ci ha raccontato del passato, e di un presente difficile.

“Barbiana deve tornare al centro dell’azione di riforma scolastica”: sono le parole del sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, nominato dal ministro Profumo pochi mesi fa, in un articolo scritto per La Stampa. Ex fondatore del progetto Chance con Cesare Moreno, ex maestro di strada nei Quartieri Spagnoli, Rossi Doria ha risposto alle nostre domande sull’azione del governo nella lotta all’abbandono e alla dispersione scolastica.

La scuola del nostro malcontento

Nel 2005, un rapporto del maggior esperto di analfabetismo italiano, il professor Saverio Avveduto (presidente Unla, Unione italiana per la lotta contro l’analfabetismo), ha individuato in 6 milioni il numero di italiani totalmente analfabeti. A fronte dei 3 milioni 699mila italiani che possiedono un dottorato di ricerca, una laurea o una laurea breve, sta l’enorme serbatoio di analfabeti, semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare: 22 milioni 529mila italiani su 58 milioni. Quasi il 40 percento della popolazione italiana.

Se parliamo di analfabetismo funzionale, ovvero di coloro che hanno difficoltà nella comprensione dei testi, nella scrittura e nelle operazioni di calcolo, l’Italia è agli ultimi posti in Europa, secondo le statistiche Osce. L’analfabetismo di ritorno affligge invece chi, uscito dal percorso dell’obbligo, perde le competenze acquisite. Solo il 20 percento della popolazione italiana, scriveva nel 2011 il linguista Tullio De Mauro, non incontra difficoltà come dislessia, disgrafia o discalculia.

Parlando degli studenti, il grido d’allarme degli insegnanti è unanime: “Non parlano più. Non ascoltano più. Non desiderano più”. Ma la verità è anche un’altra: spesso sono i docenti che non sanno più confrontarsi con i ‘nuovi allievi’ – sempre più vivaci, curiosi ma anche irrispettosi – sviluppando patologie raccolte sotto un nome: burn-out, ovvero il logoramento psicofisico legato all’insegnamento. Secondo uno studio dello psichiatra Vittorio Lodolo D’Oria, il 59 percento degli insegnanti si definisce “in apprensione” e il 13 percento “in grave stato ansioso”. Su tre insegnanti che si presentano in Commissione medica di verifica per la richiesta di inabilità al lavoro, due lo fanno per cause psichiatriche legate a un disagio professionale.

E spesso sono i politici a non saper ascoltare. Con otto milioni di euro, e l’esigenza di rispondere all’ansia valutativa degli organismi europei, che vogliono abbassare l’abbandono scolastico al dieci percento entro il 2020 (dopo aver fallito lo stesso obiettivo due anni fa), sono stati introdotti i famigerati test Invalsi: valutazioni da uno a dieci (ma senza il mezzo punto) per test spesso difficilissimi in italiano e matematica (e dal 2013 anche inglese). I test Invalsi sono difesi dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, che a riguardo ha detto: “La carenza di ‘cultura della valutazione’ di cui soffre il Paese ci sta penalizzando nei confronti internazionali”.

Ma è il risultato dell’ennesimo fallimento: numeri per valutare abilità; quiz e crocette per prove uguali su tutto il territorio nazionale, a prescindere dai contesti socio-culturali, dalla composizione delle classi, dai programmi, dai percorsi individuali, dagli alunni con disturbi dell’apprendimento.

La legge 133 del 6 agosto 2008 ha tagliato in quattro anni sette miliardi e 832 milioni di euro alle risorse destinate alla scuola. L’Italia investe il 4,8 percento del Pil in istruzione, al ventiduesimo posto in Europa. Il Piano Coesione di Monti ha recentemente destinato solo 77 milioni alla dispersione scolastica. Ma qual’è la ricetta per salvare la scuola? Gli esperti sanno che una risposta univoca non esiste, ma tutti concordano sul fatto che proprio gli studenti sono stati i grandi assenti nei vari progetti di riforma degli ultimi decenni, convitati di pietra a un tavolo che ciclicamente li ha esclusi dal confronto, dal dialogo, dalle scelte sul loro futuro.

Il responsabile del Servizio Orientamento Scolastico del Comune di Milano, Francesco Dell’Oro, è l’autore di un testo assai apprezzato nel mondo della formazione. ‘Cercasi scuola disperatamente’ (ed. Urra, Apogeo, aprile 2012) è la testimonianza non solo di un osservatore privilegiato del disagio giovanile, ma di uno tra i più attenti e sensibili conoscitori delle problematiche legate alla disaffezione scolastica. Abbiamo lasciato a lui l’ultima parola.

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Insolita e troppo rapida fusione di ghiaccio in Groenlandia.

Secondo quanto riferito dalla Nasa, nel mese in corso si è sciolta insolitamente una parte molto grande della calotta glaciale della Groenlandia.

Si tratta di una fusione di ghiaccio che gli scienziati hanno definito “senza precedenti”, anche perché si è verificata nella stazione di Summit, considerata il luogo più freddo e più alto della Groenlandia.

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Anche se lo scioglimento di circa la metà della superficie della calotta di ghiaccio della Groenlandia è un fenomeno assolutamente normale durante i mesi estivi, la velocità con cui quest’anno è avvenuto il disgelo ha sorpreso gli scienziati, che hanno descritto il fenomeno come “straordinario”. Straordinario, perché mai visto dalla Nasa in trent’anni di osservazioni.

Waleed Abdalati, scienziato della Nasa, ha rivelato la sua preoccupazione: “Quando vediamo che il ghiaccio si scioglie così in fretta in luoghi in cui ciò non è mai avvenuto prima, non possiamo non fermarci e chiederci cosa sta succedendo”.

Ciò che rende insolito quanto sta accadendo, infatti, è che stavolta è l’intera copertura di ghiaccio della Groenlandia, dalle costiere (dove il ghiaccio è più sottile) fino alle aree centrali (dove il ghiaccio è spesso oltre due chilometri), a sciogliersi.

Normalmente, invece, ad altitudini elevate, la maggior parte dell’acqua sciolta si ricongela rapidamente sul posto. Cosa che non è successa quest’anno dal momento che, secondo quanto stimato dai dati satellitari, ben il 97 per cento della superficie della calotta di ghiaccio si è sciolta a metà luglio.

Non è ancora stato stabilito dagli scienziati se questo ampio evento di fusione avrà un effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di quest’estate e se l’evento avrà gravi effetti sul’innalzamento del livello del mare.

Intanto, riferisce Tom Wagner, direttore del programma di studio sulla criosfera della Nasa, i ricercatori stanno valutando attraverso i satelliti se questi eventi straordinari possono realmente dipendere dal cambiamento climatico. “La calotta glaciale della Groenlandia è una vasta area con una storia mutevole. Questo evento, in combinazione con altri fenomeni naturali, ma poco comuni, come ad esempio la spaccatura della scorsa settimana del ghiacciaio Petermann (che ha creato un iceberg di dimensioni gigantesche, ndr) fanno parte di una storia complessa”, ha detto lo studioso.

Più allarmante la dichiarazione di Son Nghiem, del Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, in California, che ha dichiarato: “Questo evento è così straordinario che in un primo momento ho messo in discussione il risultato: è vero o è a causa di un errore nei dati?”

Per condurre ulteriori verifiche, il ricercatore si è quindi consultato con Dorothy Hall, al Nasa Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, che studia la temperatura della superficie della Groenlandia attraverso i satelliti. Secondo Hall, sono proprio le temperature eccessivamente elevate che stanno portando la superficie della Groenlandia a fondersi.

Un’ipotesi che potrebbe risultare fondata, se consideriamo che l’8 luglio circa il 40 per cento della superficie della calotta di ghiaccio era in fase di scioglimento e solo quattro giorni dopo, il 12 luglio, era il 97 per cento dell’intera superficie ad essere interessata dallo scioglimento. Evento, questo, che è coinciso con un’ondata di calore insolitamente molto forte sulla Groenlandia.

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L’élite della vergogna: i super-ricchi nel mondo evadono 21 trilioni di dollari.

I super ricchi nel mondo evadono più di tutti. Una ricerca – citata dal quotidiano britannico Guardian – elaborata dal gruppo Tax justice network dal titolo ‘The Price of offshore revisited’ (Il costo delle economie off-shore rivisitato), denuncia un dato impressionante: alla fine del 2010 l’élite mondiale dei Paperoni di tutto il mondo ha custodito almeno 21 trilioni di dollari in conti correnti segreti nei cosiddetti paradisi fiscali off-shore (come la Svizzera e le isole Cayman). Tale cifra assomma a più del valore del pil di Stati Uniti e Giappone messi insieme.

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Secondo l’ex economista capo dell’agenzia di consulenza finanziaria McKinsey, James Henry, che ha compilato la stima, la più dettagliata relativa al mondo sommerso dei paradisi fiscali, la cifra potrebbe arrivare a 32 trilioni di dollari. Nel rapporto, viene infatti tenuto in conto solo il capitale finanziario e non le proprietà, fra cui le barche di lusso, che spesso sono iscritte ai registri navali proprio dei Paesi dove è più facile evadere il fisco.

Ad aiutare gli evasori, le banche private: la ricchezza di questi individui – relaziona Henry – è protetta da “un branco di professionisti altamente retribuiti, appartenenti all’industria bancaria, legale, contabile e di investimento che si avvantaggia delle frontiere porose dell’economia globale”.

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Sempre secondo la ricerca dell’economista, le prime dieci banche private, tra cui Ubs e Credit Suisse, così come la banca di investimenti Goldman Sachs, hanno gestito oltre 5,8 trilioni di euro nel 2010, contro i 3 milioni di euro del 2007. Lo studio, redatto con dati provenienti da una varietà di fonti, incluso la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of Settlements) e il Fondo Monetario Internazionale, suggerisce che in numerosi Paesi emergenti il valore cumulativo del capitale uscito dalla loro economie dagli anni ’70 a oggi sarebbe abbastanza per pagare il debito col resto del mondo.

I Paesi ricchi di petrolio, con un’élite mobile a livello internazionale sono particolarmente soggetti a vedere la loro ricchezza scomparire in conti bancari off-shore anziché essere investiti in patria. Oltre sette miliardi di euro hanno lasciato la Russia dai primi anni ’90. Dagli anni ’70, sono usciti dall’Arabia Saudita 290 miliardi di euro. Dalla Nigeria, nello stesso periodo, una somma di poco inferiore: 288 miliardi di euro.

Il capitale che evade il controllo delle autorità fiscali nazionali è così imponente che nuovi parametri sono necessari per calcolare il divario tra ricchi e poveri. Secondo i calcoli di Henry, 9,2 trilioni di capitale sono nelle mani di appena 92mila persone, lo 0,001 percento della popolazione mondiale. “La disuguaglianza – scrive Henry – è molto peggiore delle statistiche ufficali, ma i politici attuano ancora il trickle-down (sconti fiscali e agevolazioni a imprese e soggetti benestanti) per trasferire ricchezza ai poveri. La gente per strada non si fa più illusioni su quanto ingiusta sia di diventata la situazione”.

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fonte: e-il Mensile

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