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giugno 17, 2009

Evn, arriva il supertelescopio virtuale più grande del mondo

Permetterà di «vedere» particolari distanti miliardi di anni luce

Un super telescopio virtuale senza precedenti, che permette di ottenere immagini degli oggetti cosmici ad una risoluzione molto più elevata rispetto ai telescopi basati a terra e risultati mai raggiunti finora. Nato dalla collaborazione fra istituti di radio astronomia europei, asiatici e sud africani, si chiama «European Vlbi Network» (Evn) e sfrutta informazioni fornite da 16 telescopi posizionati in sei continenti. Al progetto collabora anche l’Italia con l’Istituto di Radioastronomia e con la Stazione Radioastronomica di Medicina (Bologna) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Alla base della sua realizzazione, vi è la tecnica del «Very Long Baseline Interferometry» (Vlbi), che permette di realizzare osservazioni interferometriche con antenne non collegate fisicamente tra loro da cavi coassiali. I radiotelescopi osservano simultaneamente la stessa radiosorgente e registrano il segnale celeste su nastro magnetico, insieme ad una marca di tempo fornita dal campione atomico di frequenza, con una precisione superiore al microsecondo. Gli hard-disk con i dati raccolti presso i vari telescopi vengono poi letti e immessi in un calcolatore dedicato, che sincronizza le registrazioni ed esegue la combinazione dei segnali, simulando il collegamento via cavo tra i radiotelescopi al momento dell'osservazione.

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Le antenne che osservano mediante il VLBI sono localizzate in varie regioni del mondo, consentendo di ottenere il potere risolutore che si avrebbe con un radiotelescopio grande quasi come la Terra. Questa tecnica è stata resa possibile da quando il progresso tecnologico ha permesso di costruire campioni atomici di frequenza stabili, ricevitori a basso rumore, sistemi di acquisizione di dati capaci di registrare centinaia di milioni di bit al secondo, e potenti calcolatori. Una delle sue maggiori difficoltà è rapprensentato dal problema della sincronizzazione degli orologi dei vari telescopi, per il quale si utilizza il segnale proveniente da un satellite per telecomunicazioni in orbita geostazionaria (GPS).

Una naturale estensione dei radiotelescopi virtuali sarà il loro utilizzo in orbita a bordo di satelliti, dove la linea di base dell'interferometro si rivelerà ben più grande del diametro terrestre, e i poteri risolutori saranno dell'ordine del millesimo di secondo: 10 volte migliori di quelli ottenibili con il telescopio spaziale Hubble. Questi valori sono tali da permettere di «vedere» particolari estesi meno di cento anni luce, in galassie distanti miliardi di anni luce. Grazie a questo strumento totalmente innovativo, infatti, i radiotelescopi potranno unire gli sforzi e lavorare insieme inviando dati contemporaneamente e in tempo reale a un supercalcolatore, in questo caso la facility situata nel «Joint Institute for Vlbi Europe» nei Paesi Bassi, che processa ed elabora le informazioni come se provenissero da un unico osservatorio.
La Stampa, 17/06/2009

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