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maggio 31, 2009

Nasce Radio Tab, contro i pregiudizi sul disagio mentale.
Il 16 maggio scorso è stata inaugurata a Reggio Emilia Radio Tab, una nuova emittente web che informa sul disagio psichico. Un progetto nato nel 2007 sulla scia di Psicoradio di Bologna, Radio 180 di Mantova e La Califata di Buenos Aires, per riabilitare persone affette da disagi psichici, che, attraverso un mezzo accessibile a tutti, riprendono il contatto con la vita.

Lo scopo è sicuramente quello di raccontarsi, esprimersi liberamente, interagire e confrontarsi sui temi del disagio mentale, ma anche creare opportunità lavorative per i sofferenti psichici.




“La follia è una condizione umana” spiegava Franco Basaglia, promotore della legge 180/78: una rivoluzione culturale e medica basata sull’incremento di rapporti umani rinnovati con il personale e la società e la riduzione delle terapie farmacologiche e del contenimento fisico. Si tratta in sostanza di una legge che riconosce appieno i diritti dei pazienti e la loro necessità di una vita di qualità. “In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione” diceva Basaglia. “Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia, allo scopo di eliminarla”.
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Radio Tab ha scelto di non eliminarla, ma anzi di integrarla nel suo staff, per intraprendere il cammino dell’autonomia, promuovendo l’inserimento sociale e lottando contro i pregiudizi. Gli ideatori vogliono creare un luogo virtuale in cui realtà, pensieri ed esperienze si incontrino per dialogare, grazie anche alla musicoterapia.

Tutto è incominciato nel 2008,
con l’acquisto di un sito internet e subito dopo un corso di formazione sulle tecniche della radiofonia, finanziato dalla provincia di Reggio Emilia e realizzato da Cesvip, ente di formazione di Legacoop. Il comune di Reggio Emilia ha poi messo a disposizione per la redazione lo spazio nell’Officina delle Arti.

Protagonisti e conduttori dei programmi saranno operatori del SSM di Reggio Emilia
, volontari e persone che vivono situazioni di disagio psichico, psicologico o esistenziale. L’iniziativa è ideata dalle associazioni “Sostegno e Zucchero”, “L’Orlando furioso” e “Noi e le voci”, con il dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia e la collaborazione di K-Rock radio station.

Tra gli ospiti della puntata numero zero di Radio Tab erano presenti Eugenio Bennato, Silvia Coarelli e Teofilo Chantra dei Taranta power, il gruppo musicale Schopenhauer, Benedetto Valdesalici del Sert, Raffaele Pellegrino e Stefano Crosato del Dipartimento di salute mentale di Reggio Emilia. Hanno condotto la trasmissione anche Mirko Colombo e Lorenzo Immovilli di K-Rock.


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La locuzione mezzo di comunicazione di massa fu coniata, insieme all'espressione «comunicazione di massa», nella prima metà del XX secolo in ambito anglosassone.

Secondo la definizione che ne dà McQuail, i media di massa sono mezzi progettati per mettere in atto forme di comunicazione «aperte, a distanza, con tante persone in un breve lasso di tempo».

 In altre parole, la comunicazione di massa (quella classe dei fenomeni comunicativi che si basa sull'uso dei media) è costituita da organizzazioni complesse che hanno lo scopo di «produrre e diffondere messaggi indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione».  
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Per più di quattro secoli, l'unico vero medium di massa è stata la «parola stampata», grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (1456) Agli inizi del XIX secolo, lo sviluppo delle ferrovie, insieme ai progressi nella distribuzione delle reti elettriche, crearono le condizioni per la nascita del secondo mezzo di comunicazione di massa, un vero e proprio salto qualitativo nel mondo delle comunicazioni: il telegrafo.

Seguiranno, con un crescendo sempre più rapido, il telefono, la radio e la televisione.

maggio 30, 2009

Contro il Bing di Microsoft arriva l'Onda di Google.
Ci ha pensato Google a guastare la festa di Microsoft che, proprio in questi giorni, gongolava per il tanto atteso ritorno alla ribalta con il suo nuovo motore di ricerca Bing.

Il colosso del web, infatti, non si è lasciato intimidire dalle ultime novità della società di Bill Gates e contrattacca immediatamente svelando come sarà il futuro dei suoi utenti. Un futuro verso il Web 3.0 che vede una piattaforma completamente integrata con servizi a portata di mano e dati condivisibili fra gruppi di utenti.

Dalla gestione delle e-mail ai messaggi istantanei, dalle foto alle mappe per finire con i documenti di lavoro e così via. Il tutto sarà racchiuso sotto il progetto Wave che permetterà di far dialogare piccoli gruppi di utenti i cui membri potranno comunicare, scambiarsi dati, opinioni, mappe, immagini e documenti.
Wave, in italiano onda, è stato presentata durante l´ultima edizione della conferenza degli sviluppatori di Google e, come sottointende il suo nome, si comporrà di più parti in movimento da e verso gli utenti che, aggiungendo contenuti e comunicazioni la renderanno sempre più imponente.
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Le comunicazioni all´interno di Wave avvengono in tempo reale ma è disponibile anche una funzione Playback che permette di rivedere dall´inizio tutta l´evoluzione dell'onda. Per lo sviluppo del progetto Wave, Google ha utilizzato gli ultimi standard in termini di tecnologie web, ovvero le specifiche HTML 5, il tag "video" e le sue nuove API software.
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L’industria dei giochi lascia sul "piatto" una raccolta giornaliera media di oltre 5 milioni di euro.
Sembra di vivere in un’altra Italia.

Sembra che questi drammatici sei mesi non abbiano lasciato segni. Nel nuovo mondo dei giochi online, la parola crisi non esiste.

A fine anni Novanta, con l’apertura concessa dallo stato italiano alle scommesse, in coincidenza dei quarti di finale del Mondiale di calcio di Francia ’98, erano state le puntate sugli eventi sportivi a rappresentare un vero e proprio boom di settore, con introiti che dieci anni dopo hanno finito per toccare i cinque miliardi di euro (scommesse online comprese).

All’inizio degli anni Duemila erano poi stati i Gratta e Vinci, le cosiddette lotterie istantanee a intraprendere la strada di un inarrestabile successo con incassi lievitati dai 282 milioni di euro del 2003 ai 9 miliardi e 100 milioni del 2008. La passata stagione ha poi sancito la definitiva affermazione del comparto legato agli apparecchi da intrattenimento con le slot machine sparse nei bar e nelle tabaccherie di tutta Italia, capaci di macinare un giro d’affari superiore ai 20 miliardi di euro.

Oggi, con lo sviluppo spaventoso di cui la tecnologia è stata capace, il gioco on-line, invece di subire l’onda della crisi economica mondiale, sta vivendo uno sviluppo che nessun esperto di settore aveva saputo prevedere.. Mentre ad agosto dello scorso anno, dall’America arrivavano i primi segnali devastanti dello tsunami economico che ci sta investendo, Carlo Gualandri, amministratore delegato di Gioco Digitale, lanciava sul mercato italiano la prima piattaforma online dedicata agli skill games, in pratica il primo sito di poker a torneo. Era agosto e ci si incamminava per strade diverse: da una parte crisi, licenziamenti, cassa integrazione.

Dall’altra un microcosmo economico che parla di investimenti, assunzioni, mercato in grande espansione. Si era partiti con una stima legata al poker che prevedeva per il 2009 introiti per 400 milioni di euro. Stima cancellata nel giro di poche settimane: le nuove previsioni ipotizzano una raccolta che sfiorerà i due miliardi. Circa trecento milioni sono stati raccolti solo a gennaio e febbraio.
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Nell’ultimo mese c’è stata una raccolta giornaliera media di oltre 5 milioni di euro. Crescono i volumi di gioco, crescono gli utenti e crescono i player interessati al business. Il decreto Bersani ha di fatto regolamentato la liberizzazione del gioco, rendendo così l’Italia, con la Gran Bretagna, l’unico paese europeo dove poter investire legalmente nel business del gioco off e online. Tutto questo, in un momento di grande recessione, si è trasformato in un’oasi in Italia.

Tra gli operatori del gioco online la parola crisi non esiste: si ragiona su quanto crescerà il mercato, su chi sarà capace di reggere la concorrenza dei grandi player internazionali che si stanno affacciando sul nostro mercato: da pochi giorni il leader mondiale PockerStars ha aperto la sua piattaforma. Si parla di network, di possibili alleanze e di quanto crescerà ancora la base-giocatori. I pessimisti parlano di saturazione ma gli ottimisti sostengono che solo un quarto dei possibili giocatori di poker si siano avvicinati ai tornei online.

Dietro le quinte di questo successo c’è una struttura complessa, giovane ed estremamente dinamica che vuol dire nuove opportunità di lavoro, nuove prospettive di sviluppo e un indotto che vale già decine di milioni di euro. Le casse dello stato italiano sono state le prime a festeggiare per la partenza bruciante degli skill game: hanno incassato 300 mila euro da ognuno dei 33 concessionari che hanno ottenuto la licenza per i giochi a distanza.

Come dire, usando il gergo pokeristico, hanno vinto subito un “piatto” da 10 milioni di euro per un timbro. Ma nei primi sei mesi di gioco hanno raddoppiato la posta incassando altri 15 milioni di euro dalla percentuale dovuta dai concessionari ai Monopoli su ogni euro giocato (3%). E le previsioni sono ancora più rosee: il ministero delle Finanze aveva messo a bilancio per il 2009 “solo” 12 milioni di euro provenienti dagli skill games e in cassa invece troverà, euro più euro meno, circa 60 milioni.

Sicuramente al tavolo del poker lo Stato non si alzerà da perdente. Ma al tavolo si è seduta anche la pubblicità, uno dei settori più colpiti dalla crisi mondiale con budget che mese dopo mese sono rivisti al ribasso. Una fiammella brilla in questa desolazione. Da PokerStars, a Better con Poker Club, a Gioco Digitale e tutti i player del poker online arrivano milioni di euro da pianificare sui vari mezzi di comunicazione.

Un altro aspetto positivo è la particolarità del business del poker online che per alimentarsi ha bisogno di tutte le piattaforme comunicative: la televisione per i numeri, la carta per rafforzare il brand, Internet perché è qui che deve trovare i possibili clienti. Una boccata, piccola, di ossigeno per le aziende multimediali ma che in prospettiva potrebbe crescere in maniera ancora più interessante per i volumi di euro investiti.

Ormai la sfida tra i grandi si gioca a colpi di spot, inserzioni e banner. Gioco Digitale, Better e PockerStars, le società leader, hanno pianificato budget da decine di milioni di euro per il 2009 e le altre dovranno investire alcuni milioni se vorranno continuare a restare sul mercato e non vedersi eroso il portafoglio clienti.

A queste, poi, si aggiungono i nuovi arrivi, specialmente dall’estero: società che se vogliono posizionare il loro brand dovranno investire molto in pubblicità. Un affare che a fine anno potrebbe valere circa 100 milioni di euro: non pochi in un momento in cui la parola più diffusa nei centri media italiani è “taglio di budget”..

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Tris di novità per Sony Ericsson,un evento decisamente impegnativo.
A chi dava per spacciata la joint venture nippo-svedese, Sony Ericsson risponde da Londra con un evento decisamente “impegnativo”, chiamando a raccolta tutta la stampa europea e mette sul piatto ben tre nuovi modelli: il full touch Satio, l’elegante Aino e il giocoso Yari. Tutti nomi incomprensibili partoriti dalla mente creativa dei giapponesi che, almeno, superano il concetto della noiosissima sigla (W910i).

Posizionati su fasce di prezzo tra i 550 euro del Satio e i 250 di Yari, i nuovi modelli saranno disponibili in tutto il mondo, Italia compresa, entro ottobre, o comunque per la grande abbuffata di Natale. L’azienda non tradisce la sua storica vocazione, e il suo target principale di giovanissimi, confermando il claim: comunicazione = intrattenimento. Con qualche novità sostanziale come l’introduzione delle funzionalità social (Facebook et similia), di un catalogo online di titoli video e di un imminente Application Store.

Il top di gamma, Satio, che a Barcellona era stato presentato come Idou, ha il full touch e l’interfaccia votata alla multimedialità come caratteristiche principali. Da segnalare anche la fotocamera da 12.1 megapixel con focus touch e flash integrati. Basato su sistema operativo Symbian, Satio ha il bluetooth e il WiFi integrato, uno schermo 16:9 da 3,5 pollici, la radio Fm, il supporto per il video streaming e Java. Ha 128 Mb di memoria integrata a cui si aggiunge il supporto per microSD, comune a tutti i tre modelli come l’applicazione per l’accesso a Facebook e a Google Maps.
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Aino è il risultato di una serie di discussioni infuocate circa l’integrazione tra i terminali Sony Ericsson e il mondo di Sony Entertainment. Su Aino, infatti, è stato installato un software per il controllo remoto della Playstation 3. Questo significa che, via Internet, ovunque ci si trovi, si può svegliare la console dormiente a casa. Inoltre, è possibile sincronizzare i contenuti multimediali contenuti nel Pc con Aino per visualizzarli via schermino da 3 pollici. Da segnalare la dotazione gratuita degli auricolari bluetooth.

Il Gesture Gaming, infine, è la caratteristica principale di Yari. Attraverso la fotocamera vengono riconosciuti i movimenti del corpo per l’interazione con i videogiochi già disponibili in un starter kit con il terminale. La novità è certamente interessante e merita di essere tenuta d’occhio soprattutto perché soddisfa perfettamente il target a cui è destinata. Con Yari viene fornita una schedina MicroSD da 1 GB.

Insieme al “ferro” Sony Ericsson lancia un nuovo servizio di video su mobile, PlayNow Arena, che consente di scaricare film e video sul Pc per poi trasferirli sul terminale. La visione sarà possibile per tre mesi e i file non potranno essere riprodotti in un nessun altro dispositivo. In un anno si possono scaricare fino a 60 film e il catalogo, grazie ad accordi in essere con le major cinematografiche, Sony in primis.

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Gigi Gherzi torna a far parlare di sé con il suo nuovo spettacolo «La strada di Pacha».
«Gli spettatori rovistano tra gli oggetti della mia eroina».

Un cerchio di cento spettatori per raccontare la realtà di uno dei quartieri più poveri di Managua; un rito collettivo da scrivere ogni sera con il pubblico e gli oggetti del «museo» di Pacha, una donna che la vita del barrio l' ha vissuta da dentro, fin da bambina.

Gigi Gherzi torna a far parlare di sé con il suo nuovo spettacolo «La strada di Pacha», interessante esperimento drammaturgico (la regia è di Pietro Floridia) dove il pubblico determina ogni sera il testo dello spettacolo.

«Il coinvolgimento degli spettatori non è un pretesto - spiega Gherzi - ma una scelta necessaria per raccontare la capacità di reinventarsi della gente che ho conosciuto nei barrios nicaraguensi».


Gigi Gherzi torna a far parlare di sé.

Il pubblico sale sul palco e tra sedie bruciacchiate e padelle arrugginite, scopre il «museo»: 36 «opere d' arte» ispirate alla vita di quella donna che all' età di otto anni ha scelto di vivere per strada, diventando poi capo gang, madre, soldato, rifugiata politica e infine una delle più amate educatrici per bambini del quartiere.
Gigi Gherzi torna a far parlare di sé con il suo nuovo spettacolo La strada di Pacha.Twitta
«Ogni oggetto - spiega Gherzi (autore e interprete) - porta con sé una domanda, ad esempio "cosa ti fa venire in mente l' espressione vite di scarto?", oppure "due pesi e due misure".

Le risposte scritte dal pubblico.

Le risposte scritte dal pubblico, saranno scelte a caso e diventeranno di volta in volta la chiave per raccontare le esperienze di Pacha». Uno spettacolo che il protagonista si diverte a improvvisare pescando qua e là tra testimonianze e ricordi condivisi con l' eroina del suo spettacolo, e del suo omonimo romanzo.
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L'immaginario baretto di Pacha.

Dopo una pausa nell' immaginario baretto di Pacha, tutto birra e musica raggae, lo spettacolo prosegue con un altro piccolo compito per il pubblico. «Ad ogni spettatore verrà data una foto che evoca un momento di vita della mia eroina, i commenti che gli spettatori scriveranno sul retro mi daranno la possibilità di portare a termine lo spettacolo e diventeranno parte integrante di un' installazione vivente che porteremo in scena in ogni città».
Un «teatro dello spettatore» insomma.

Un «teatro dello spettatore» insomma, come lo definisce Gherzi che venerdì sospende lo spettacolo per partecipare a una festa (musica e cucina multietnica, ingresso libero) con altre comunità: il Teatro dell' Argine di Bologna, Scighera, Olinda e Takku Ligey, la compagnia senegalese di Mandiaye N' Diaye. Livia Grossi Domani, sabato e domenica 31 maggio al teatro LaCucina, ex Pini, via Ippocrate 45, ore 21, 10 euro. Prenotazione obbligatoria allo 02.66.200.646
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Pena di morte: si allarga il fronte del no dagli USA all'Africa.
Anche il Togo sta per mandare in pensione il boia. L’annuncio, che amplia la “no death penalty zone”, l’area libera dalla pena di morte, arriva al IV Congresso internazionale dei ministri della Giustizia, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Nella sala della Protomoteca in Campidoglio il guardasigilli del Paese africano, Kokou Biossey Tozoun, dichiara che «tra qualche giorno la pena di morte sarà abolita nel nostro Paese». Il Togo, abolizionista de facto, ha eseguito l’ultima condanna nel 1998, commutando tutte le altre condanne in carcere a vita. «La pena di morte è inutile e illusoria – dice Tozoun – perché lo Stato che dà la morte non è più grande di chi uccide».



Pena di morte: si allarga il fronte del no dagli USA all'Africa.

A poche settimane dall’abolizione della pena capitale nello Stato americano del New Mexico, la Comunità di Sant’Egidio prosegue nella sua battaglia per passare dalla Moratoria universale della pena di morte – approvata nel 2007 all’Assemblea generale dell’Onu e ribadita l’anno successivo – a una reale cancellazione de jure dai codici penali. A Roma arrivano i rappresentanti di 25 Paesi sudamericani, asiatici e africani, tra cui 15 ministri della Giustizia che stamattina saranno ricevuti dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

Ed è proprio dall’Africa che arrivano i segnali più incoraggianti.

Ed è proprio dall’Africa che arrivano i segnali più incoraggianti. Nel 2008 è stata la volta del Burundi, sconvolto da dodici anni di sanguinosa guerra civile. «È il segno di una scelta irreversibile per la democrazia e il rispetto dei diritti umani», spiega il ministro del Togo. 

Che sta per aggiungersi ai numerosi Paesi africani che hanno abolito negli ultimi anni la pena capitale. Il presidente dello Zambia, Rupiah Banda, ha solennemente dichiarato che nel corso del suo mandato non firmerà mai un ordine di esecuzione.
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Comunità di Sant’Egidio.

Per il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo «sono risultati notevoli che mostrano come l’Africa si avvii a essere il secondo continente, dopo l’Europa, libero dalla pena capitale». Il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti ricorda che l’Italia è sempre in prima linea e insieme ad altri Paesi sta lavorando a una nuova risoluzione da presentare all’Assemblea generale dell’Onu in autunno. 

Il vice-presidente del Csm Nicola Mancino ricorda che «la certezza della pena come deterrente è di gran lunga uno strumento migliore della gravità della stessa e l’umanità delle condizioni di detenzione offre le migliori garanzie per il recupero sociale del detenuto».

Lo spauracchio del boia.

Lo spauracchio del boia, insomma, non è mai servito a contenere il crimine: «La pena di morte che vigeva nel nostro Paese – conferma il guardasigilli del Burundi Jean Bosco Ndikumana – non ha impedito ai burundesi di ammazzarsi tra di loro». Aggiunge Impagliazzo: «Dalle ricerche fatte in diversi epoche e diversi Paesi non è mai risultato che l’abolizione abbia portato all’incremento dei delitti più gravi».
Conferma Mario Marazziti, portavoce della Comunità: «In Canada, così vicino agli Usa, dopo l’abolizione gli omicidi sono calati». Il Costa Rica fa ben sperare. 

Il ministro della Giustizia Viviana Martìn Salazar orgogliosamente ricorda che il suo Paese non uccide dal 1882: «Il nostro presidente è un Nobel per la pace, non abbiamo l’esercito e ci sono più maestri che poliziotti». E i programmi di riabilitazione per i detenuti costaricani hanno ridotto dal 60% al 25% la recidiva di chi, una volta uscito, tornava a delinquere.

Dall’America del Nord arrivano segnali incoraggianti.

Anche dall’America del Nord arrivano segnali incoraggianti: due anni dopo l’abolizione in New Jersey, anche il New Mexico ha abbandonato la pena capitale. E Nebraska, New Hampshire, Colorado e Montana stanno discutendo proposte abolizioniste. Il cammino è lungo ma negli ultimi anni ha subito un’accelerazione sorprendente: agli inizi del XX secolo gli abolizionisti erano tre, dopo il 1945 ancora solo ottp, nel 1978 erano 19. Ora la proporzione si è ribaltata.
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