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aprile 04, 2013

La crisi di Cipro e del Sud Europa monta la rabbia della Germania

cipro crisiUn sondaggio del settimanale Stern sottolinea come il 51% dei tedeschi tema un peggioramento della situazione economica anche nel proprio paese. Dati che spaventano la cancelliere Merkel che a settembre cercherà di ottenere il suo terzo mandato

La crisi di Cipro e del Sud Europa monta la rabbia della Germania Angela Merkel a Ischia per le vacanze di Pasqua

Cipro è una piccola isola e una piccola economia, ma sul piano del peso psicologico il suo soft power è enorme. E' purtroppo un soft power negativo di paese in crisi che, come dice un sondaggio, anticipato dal settimanale tedesco Stern nel suo numero domani in edicola, allarma e rende preoccupati, tesi e pessimisti i cittadini della prima potenza economica europea, la Repubblica federale appunto. E questo soft power negativo cipriota si fa sentire in Germania a pochi mesi ormai dalle elezioni politiche federali del prossimo 22 settembre, dove la cancelliera Angela Merkel si gioca tutto tentando di conquistare un terzo mandato quadriennale di governo per la sua coalizione di centrodestra europeista.

Sullo sfondo della crisi cipriota, dei gravissimi problemi economici, di debito sovrano e sociali in tutta l'Europa meridionale e della crisi italiana che appare ancora paralizzata, il 51 per cento dei tedeschi secondo il sondaggio teme - come effetto dell'eurocrisi che viene dal caldo, dal sud europeo - un peggioramento della situazione economica anche nel loro paese. Si tratta della percentuale di pessimisti più alta registrata finora nel corso del 2013, mentre solo un debolissimo 13 per cento dei cittadini federali guarda con ottimismo all'avvenire e il 33 per cento pensa che la situazione attuale della Germania rimarrà immutata, senza cioè né peggiorare né migliorare.
cipro crisi1
Il sondaggio è stato effettuato su richiesta di Stern dall'istituto demoscopico Forsa, uno dei maggiori e più autorevoli nella Repubblica federale. Il presidente di Forsa, Manfred Guellner, spiega che le preoccupazioni maggiori dei tedeschi riguardano il futuro dei loro risparmi e un calo del potere d'acquisto del loro denaro. Egli aggiunge che a fronte dei fenomeni prodotti dalla globalizzazione, i tedeschi non considerano i loro politici di governo responsabili delle crisi economiche e di debito sovrano a casa o nel resto dell'eurozona, ma che d'altra parte non attribuiscono nemmeno meriti all'establishment di governo per la solida situazione economica di ancora crescita del paese. Sottinteso: gli elettori tedeschi ritengono, forse non del tutto a torto, che la solidità strutturale dell'economia altamente industrializzata del paese, la qualità delle sue infrastrutture e la stabilità prodotta dal generoso welfare e dalla concertazione imprenditori-sindacati che garantisce la pace sociale siano fattori di successo più importanti rispetto al ruolo del governo Merkel.
 
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